SCIENZA E RICERCA

Il rapporto della “commissione sull’attacco nucleare nordcoreano agli Stati Uniti del 2020”

Lo scorso agosto l’esperto di armi nucleari e di geo-politica Jeffrey Lewis ha pubblicato un romanzo “speculativo” basato su un “Gedankenexperiment”: partendo dall’insoddisfacente situazione dei rapporti USA-DPRK e tenuto conto dei dati caratteriali dei principali protagonisti dei paesi coinvolti e delle loro prassi correnti della gestione delle crisi, sviluppa un realistico tragico sviluppo che porta alla distruzione della DPRK e a gravissimi attacchi nucleari alla Corea del Sud, al Giappone e agli stessi USA, il tutto in sole 48 ore a partire dal 21 marzo 2020.

L’autore sceglie di narrare gli eventi nel linguaggio asciutto dell’immaginaria relazione conclusiva (pubblicata nel 2023) della commissione indipendente costituita per indagare fatti, cause e responsabilità dell’accaduto. Solo nella descrizione degli effetti degli attacchi nucleari l’autore ricorre alle reali dichiarazioni rese da sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

In breve quello che succede è che i nordcoreani abbattono un aereo di linea sudcoreano pieno di bambini fuori rotta per un guasto elettrico, scambiandolo per uno dei bombardieri americani che da mesi eseguono voli di provocazione, mentre si stanno preparando le annuali  esercitazioni militari congiunte statunitensi e sudcoreane. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, amareggiato e irritato per il fallimento della sua politica di distensione con il nord, invece di coordinarsi con gli Stati Uniti, che avrebbero potuto impedire una reazione militare, decide per un limitato attacco missilistico contro uno dei palazzi di Kim Jong Un e il quartier generale del ministero dell'aeronautica. 

Isolato in un freddo bunker seminterrato, con le comunicazioni in gran parte interrotte a causa dell'infrastruttura scadente, il presidente Kim ritiene che l’attacco sia preludio a un’invasione su vasta scala degli Stati Uniti, per far cadere il suo regime ed eliminarlo fisicamente. A convincerlo definitivamente un minaccioso tweet di Trump, irritato perché la crisi aperta dell’abbattimento dell’aereo sudcoreano poneva a rischio una sua partita di golf. Kim ordina il lancio di una salva missili nucleari a medio raggio contro il Giappone, la Corea del Sud, e basi militari americane; 1,4 milioni di persone (tra cui 90.000 soldati USA) rimangono uccise, con cinque milioni di altre vittime afflitte da ustioni e radiazioni. 

Di fronte all'incredibile, perché Trump non crede che i missili nord coreani funzionino realmente, il presidente deve essere dissuaso da un attacco nucleare a tutto campo, non solo contro la Corea del Nord ma anche contro la Cina, che egli immagina sia dietro le azioni di Kim. Il ministro della difesa americano James Norman Mattis convince Trump perun attacco convenzionale alla DPRK, con forze speciali per eliminarne i missili intercontinentali. Kim, volendo sopravvivere, deve alzare la posta dimostrando di essere pronto a un’ulteriore aggravamento del confronto e lancia 13 missili con testate nucleari contro gli Stati Uniti, distruggendo Manhattan, Honolulu, quartieri di Washington e Jupiter in Florida (non lontano dalla residenza di Trump a Mar-a-Lago). Quattro milioni di americani muoiono; la Corea del Nord è prontamente sconfitta, e Kim si uccide. Gli effetti negativi delle esplosioni nucleari non sono ancora sopiti tre anni dopo.

L’autore non sa rinunciare a note sarcastiche: i soccorritori nel crollo del comando della difesa aerea nordcoreana danno assoluta priorità al recupero delle statue bronzee degli antenati di Kimrispetto alla ricerca dei sopravvissuti; lo stesso Kim Jong Unfuma incessantemente nella base missilistica irritato per scomodità della sistemazione; i consulenti di Tramp evitano di dargli informazioni che vadano contro i suoi pregiudizi e si preoccupano soprattutto di evitare che la stampa possa sapere che nel momento di crisi il presidente non rinuncia al suo percorso di golf; Trump insiste che nella relazione della commissione venga precisato di aver totalizzato uno sotto il par nella fatale partita di golf; si riportano le reazioni agli eventi che negano i fatti, ricorrono al “complotto”, diffondono notizie false… Infine si rasenta la ferocia con la pubblicazione a latere del rapporto di una dichiarazione formale dell’ormai ex-presidente Trump, che taccia il rapporto di falsità e di caccia alle streghe, e incolpa di tutto il partito democratico. 

L’autore vuole attirare l’attenzione sulla difficile e pericolosissima situazione attuale nei rapporti con la DPRK; ma il suo “esperimento” fornisce punti significativi di considerazione in generale sulla strategia della dissuasione nucleare e sui suoi limiti e pericoli intrinseci.

Una strategia di dissuasione si basa sulla minaccia di gravissime ritorsioni punitive se l’avversario compie certe azioni considerate inaccettabili. Nel caso in questione abbiamo un quadruplo fallimento della dissuasione nucleare: le armi nucleari della DPRK non dissuadono la ritorsione convenzionale della Corea del sud né l’attacco finale americano; la deterrenza “estesa” americana non salva gli alleati dall’attacco nucleare nord-coreano; e la deterrenza nucleare degli USA nei rispetti della DPRK non evita l’attacco distruttivo agli Stati Uniti.

Il grave pericolo intrinseco è che per essere credibile la deterrenza richiede che quasi automaticamente si debba far ricorso alla reazione nucleare qualora l’avversario attraversi la “linea rossa”, con l’aggravante che non è detto che l’avversario conosca esattamente dove tale linea sia tracciata. Ecco che così quando Kim si convince sia iniziato un attacco USA-Corea del sud  mirante alla distruzione del regime e della sua persona, di fronte alla gravissima inferiorità convenzionale, attacca con armi nucleari le basi e centri di comando delle forze nemiche, in un’operazione analoga alla presente tattica russa di “de-escalation”, sia per indebolirle, sia contando che le gravissime perdite degli americani e alleati inducano gli USA a rinunciare all’invasione del suo paese.

Per questi motivi la “commissione” si pone alla fine la questione sul pericolo posto dalla stessa esistenza delle armi nucleari, ancorché intese come strumenti di difesa, e sul senso stesso della strategia di dissuasione. I membri della commissione hanno opinioni discordi e la domanda rimane ai lettori. 

alessandro pascolini

ALESSANDRO PASCOLINI

Alessandro Pascolini è uno studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, ed è vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze. Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. Dal 1988 al 2002 è stato responsabile delle attività di promozione della cultura scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, producendo una sessantina di mostre in Italia e all’estero e predisponendo testi e materiali audiovisivi, cinematografici e multimediali. La Società Europea di Fisica gli ha conferito il premio 2004 per la divulgazione scientifica. È vicepresidente dell’ISODARCO e partecipa alle Pugwash Conferences on Science and World Affairs.

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