CULTURA

La letteratura deve tornare a illuminare il mondo

Pubblichiamo qui uno stralcio dall'ultima lezione di Cesare De Michelis, tenutasi a Padova il 17 giugno 2013.

La guerra – quella vera, tragica, cruenta, mostruosa – scoppiò davvero, grande come non mai, mondiale addirittura, e sembrò non finire più: durò oltre trent’anni, sempre annunciando e promuovendo rivoluzioni più terribili e definitive, sino alla soluzione finale che spezzava il cuore e toglieva il respiro, o alla bomba atomica, conclusivo trionfo della scienza che si rivelava capace di uccidere non solo nel presente ma persino nel futuro, non solo una vita o molte vite, ma tutta la vita.

Quando la mia generazione venne al mondo tutto questo era accaduto e la società si affannava per ricominciare da capo, convincendosi che la tragedia era finita e si poteva tornare a sognare: la prima metà del Novecento con la sua interminabile guerra fu messa prudentemente tra parentesi, sforzandosi di credere che si poteva fare come se non ci fosse stata, e le parole della speranza furono quelle del ricominciamento, da rinascita a secondo risorgimento, alla più banale ricostruzione, e anche nel caso della letteratura ci si convinse che la fine era stata annunciata troppo presto; c’erano talmente tante cose straordinarie e terribili da raccontare che non valeva la pena riprendere le antiche polemiche con la tradizione per sbarazzarsene; prima di tutto venivano l’esperienza e la verità, o più semplicemente la realtà, e poi, scaramanticamente, per dimenticare il disumano annientamento degli uomini si provò a resuscitare l’umanesimo, un nuovo umanesimo che rimettesse al centro la persona e la vita: ci si impegnarono in tanti, soprattutto in Europa, a cominciare da Thomas Mann o da Elio Vittorini, dapprima alzando imperiosi la voce e poi sempre più smorzandola, isolati e inascoltati.

La stagione del neorealismo e del nuovo umanesimo fu breve, esattamente come la durata della pace nel mondo: già negli anni Cinquanta la guerra era solo apparentemente fredda, perché tenuta a forza lontana dall’Occidente, e la rivoluzione e le avanguardie tornavano all’assalto, provando a riguadagnare il terreno che avevano intanto perduto; le scienze poi si impadronivano di ogni campo si era sino a quel momento loro sottratto, portando a termine quella conquista iniziata insieme al secolo, diventando sociali e anche umane, cosicché della letteratura ci si convinse di non avere davvero bisogno, svuotata com’era di ogni funzione e significato, e umilmente essa si rassegnò a farsi da parte, accettando una sopravvivenza servile ed effimera, destinata quasi esclusivamente all’intrattenimento e al consumo.

La nostra storia di studiosi, durante mezzo secolo, ha accompagnato questo declino, cercando di alleviarne la pena con la segreta speranza che il destino non fosse segnato; qualche spregiudicato tentativo di trovare un compromesso con le nuove scienze illuse, e per poco, soltanto chi lo aveva proposto.

Così al passaggio di millennio ci presentammo eredi di una tradizione smorta e avvilita che aveva visto il suo ruolo nel percorso formativo diventare specialistico e marginale e la sua forza morale perdere progressivamente coraggio ed energia, cosicché dinnanzi alla crisi che improvvisamente si manifestò nel secolo nuovo – le Twin Towers, la Lehman Brothers, il default – arrivammo disarmati e impotenti, ripetendo le analisi e le considerazioni di sempre come se ad essa fossimo preparati dalle molte lezioni della storia e si potessero riproporre i consueti rimedi e le medesime consolazioni.

Invece no, questa volta, come in poche altre occasioni alle nostre spalle, siamo di fronte a una svolta, a un’autentica metamorfosi, a una vera e propria soluzione di continuità, che investe non solo la letteratura, ma tutt’intera la società e la sua civiltà nell’epoca della globalizzazione, e impone risposte all’altezza, spregiudicatamente restaurative, nel senso, cioè, di un rinnovamento della tradizione nel tempo della discontinuità, di un imprevedibile nuovo rinascimento che impegnerà a lungo tutte le nostre, le vostre, risorse disponibili.

Cesare De Michelis

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