SOCIETÀ

Mondiali di calcio, I leoni della Teranga e la lezione senegalese sull'accoglienza

Potrebbero giocare con ottimi risultati pure a pallacanestro. In campo sembrano dei giganti neri dotati di una naturale dimestichezza col pallone. Nel primo turno dei mondiali di calcio in Russia hanno “salvato l’onore dell’Africa”, in poche parole sono stati gli unici africani a aver vinto una partita. Sto parlando dei giocatori del Senegal, squadra ottimamente organizzata, che diverte al di là di quello che sarà poi il risultato finale dei campionati. Ma non è di sport che qui ho intenzione di scrivere, quanto piuttosto del fatto che questi calciatori hanno un soprannome, un appellativo che li riguarda. Ad avermi incuriosito è stato il telecronista che durante la partita continuava a chiamarli “I leoni del Teranga” senza aggiungere nient’altro che facesse capire qualcosa in più. È su questo che intendo soffermarmi.

Sono assolutamente convinto che l’attenzione di tutti davanti a una definizione del genere si concentri sulla parola leoni. Molte squadre africane (ma in verità anche venete, dal rugby, al calcio, alla pallavolo) fanno riferimento ai grandi felini per darsi coraggio: si fanno chiamare leoni, leopardi, pantere. Ma la Teranga invece cos’è (la perché in effetti è femminile)? Me lo sono domandato subito ipotizzando inizialmente, credo come tutti gli ascoltatori, che fosse una regione, un territorio, magari un fiume, un collegamento a qualcosa di geografico.

Niente di tutto questo: teranga in lingua wolof del Senegal significa accoglienza, ospitalità. Leggendo qualcosa sull’argomento nei siti specializzati (ce ne sono) ho scoperto così che la teranga è ciò che si offre all’ospite e che lui successivamente si sentirà in dovere di ricambiare: un luogo dove riposare, qualcosa da bere, per ristorarsi. Insomma questi calciatori sono sì dei leoni ma di feroce hanno ben poco, la loro terra ama presentare se stessa come ospitale e generosa. Mi è venuto naturale tornare con la mente ai racconti omerici, alle storie che ci pervengono dalla Grecia classica dove lo straniero (Odisseo ma non solo lui) veniva prima ristorato, festeggiato e solo dopo gli si chiedeva chi fosse, da dove venisse. E di pensare conseguentemente a quanto di buono della nostra stessa cultura noi europei rischiamo oggi di perdere.

Con tutte queste immagini per la testa ho provato allora a trasmettere questa mia “scoperta” e ho fatto un tweet (https://twitter.com/Reale_Scenari/status/1009168702129000448) che nel giro di poche ore ha ottenuto migliaia di visualizzazioni. Il fatto più straordinario è che mi hanno risposto diversi italiani che hanno vissuto in Senegal per confermarmi che sì, la loro esperienza era proprio quella, la teranga l’avevano sperimentata in prima persona e ci tenevano a ribadirlo di essere stati accolti ovunque con calore e gentilezza. Uso l’aggettivo straordinario perché di questi tempi in Italia, se sui social parli di accoglienza, fai quasi sempre il pieno di insulti. E invece il ribaltamento di prospettiva cambia tutto, la scena rovesciata fa emergere altro, supera la xenofobia. E tutto è nato semplicemente da una parola, dalla voglia di capirne il significato, di non limitarsi a un ascolto passivo, a una fruizione passiva dei contenuti mediatici. Facile a dirsi, più difficile e faticoso a farsi.

Roberto Reale

ROBERTO REALE

Giornalista e scrittore, laureato in Scienze Politiche con una tesi sul Corriere della Sera, entra in Rai come vincitore di concorso nel 1979. Caporedattore alla Rai del Veneto, è successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24. Qui cura “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, propone in televisione un lavoro di indagine giornalistica che sfrutta come fonte di inchiesta documenti e materiali presenti in Rete e negli archivi Web. Si occupa di comunicazione e dell’evoluzione dei media , degli effetti concreti che nuovi strumenti e tecnologie hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Oggi è docente a contratto all'Università di Padova nel Corso di Laurea Magistrale in Strategie di Comunicazione dove insegna Radio Televisione e Multimedialità

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