UNIVERSITÀ E SCUOLA

Abili e abilitati. Come si qualificano i prof in Francia

Imperversano le discussioni e le polemiche nel mondo dell'università italiana, dopo la pubblicazione del decreto ministeriale che sancisce i criteri per l'abilitazione per i professori di prima e seconda fascia. A giugno infatti, dopo una lunga preparazione, sono stati resi noti metodi e criteri per quella che sarà la “prima scrematura”  dei candidati a posti da professore associato, che saranno valutati sulla base degli indicatori bibliometrici e di attività scientifica così come definiti dall'Anvur. Metodi e criteri contestati da più e diverse parti, contro i quali c'è adesso anche un ricorso dell'associazione dei costituzionalisti, che contestano la legittimità della “retroattività” dei criteri (in sostanza, il fatto di giudicare i candidati sulla base di un ranking delle riviste su cui hanno pubblicato articoli scritti prima che tale ranking fosse definito). Mentre si dibatte su metodologia e criteri da adottare, può essere interessante comprendere cosa accade in paesi che hanno adottato una scelta simile, prevedendo un sistema di abilitazione preliminare alla partecipazione a concorsi. Tale è il caso della Francia, cui il ministero stesso dice d'ispirarsi. Oltralpe gli aspiranti accademici debbono ottenere una qualification per potersi candidare a concorsi da maitre de conférences, il grado di accesso nell`università francese che sta a metà tra il vecchio ricercatore italiano e l`associato. Come vedremo però nel sistema francese si  confida di meno sugli automatismi dei criteri bibliometrici.

La qualif è un documento ufficiale che attesta un livello minimo di maturità scientifica ed esperienza didattica di quei ricercatori che cercano la loro strada nell`università. Per ottenerlo, occorre presentare un dossier che comprende alcune pubblicazioni rappresentative e un breve riassunto dell`attività didattica e di ricerca svolta. L`intera documentazione deve essere caricata su un sito dedicato del ministero dell’istruzione ma l'accesso ai documenti è riservato ai valutatori (due esperti francesi del settore rilevante), così come i dossier di candidatura per i concorsi che non sono resi pubblici dalle commissioni.L’ottenimento della qualification è condizionato solo da un giudizio positivo, non esistendo criteri bibliometrici stretti come quelli proposti in Italia (sebbene non si possa escludere che questi abbiano pur sempre il loro peso nel pensiero dei giudicatori).

La qualification ha validità per quattro anni, al termine dei quali, per l’aspirante accademico ancora non demoralizzato dall’insuccesso, occorre ripresentare il dossier di candidatura avendo cura di spiegare i motivi per i quali non si è ottenuta una posizione in questo periodo – in Francia esiste infatti una sessione di reclutamento all’università ogni primavera. E' questa l'altra e più dolente differenza tra il sistema italiano e quello francese: la macchina delle abilitazioni ha infatti un senso se accompagnata da una precisa programmazione del reclutamento, e dunque da concorsi indetti con cadenza regolare. La qualif, essendo un certificato per l`insegnamento universitario ,non è invece richiesta per poter presentare candidatura al CNRS, che rappresenta l`altro canale principale del reclutamento di ricercatori.

L`aneddotica mostra anche come discipline differenti mostrino un interesse differente verso la qualification e criteri non omogenei nella valutazione dei candidati: per le scienze dure (quelle che un tempo in buon italiano avevano il nome di scienze esatte) ci si attende qualche pubblicazione in riviste internazionali scientifica di qualche rilievo. Mentre per i ricercatori francesi l’esperienza nella didattica è un requisito fondamentale, il sistema si dimostra più comprensivo con chi viene dall`estero e ha svolto un carico d’insegnamento limitato. Per discipline umanistiche, ottenere la qualif è un riconoscimento più prestigioso e occorre un profilo scientifico di maggior rilievo.

La qualif è quindi il metodo con cui il sistema universitario cerca soprattutto di garantire un minimo valore scientifico dei candidati ai concorsi e di limitare, se non escludere, la presenza di “comparse”, troppo deboli davanti alle commissioni di reclutamento. Saranno poi queste a selezionare i nuovi maîtres de conférences sulla base del loro curriculum, di un progetto di ricerca e della congruenza al profilo d’insegnante e ricercatore richiesto dalla facoltà.

 

Marco Barbieri

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