UNIVERSITÀ E SCUOLA

A colazione coi Nobel

Trentaquattro premi Nobel per la chimica e più di 600 ricercatori provenienti da 78 Paesi: si è tenuta dal 30 giugno al 5 luglio 2013 l’ultima edizione Lindau Nobel Laureate Meeting, che da oltre 60 anni fa incontrare i grandi scienziati con giovani ricercatori da tutto il mondo. Quest’anno tra i 10 italiani presenti c’erano anche Chiara Nardon e Mirco Zerbetto, ricercatori presso il dipartimento di scienze chimiche dell’università di Padova. “È stata un’esperienza molto interessante, intensa, sia dal punto di vista scientifico che culturale – racconta Mirco Zerbetto – Anche a pranzo si parlava e ci si confrontava continuamente. Con alcuni altri ricercatori abbiamo stretto: speriamo di rimanere in contatto e soprattutto di collaborare insieme in futuro”. L’esperienza del Meeting ha lasciato entusiasta anche Chiara Nardon: “Avere a disposizione per una settimana tutti questi scienziati è stata una grande fonte di ispirazione. Ho preso moltissimi appunti, idee e spunti su cui potrei lavorare per anni”. Un’esperienza sicuramente impegnativa: “Sveglia alle 5 e mezzo per gli Science Breakfast, poi dalle 9 alle 13 i Nobel tenevano conferenze  da 40 minuti – continua Nardon – Nel pomeriggio le masterclass, dove  ognuno poteva fare domande e chiedere consigli, mentre la sera si finiva verso mezzanotte: anche poter cenare con un grande scienziato è sempre un’opportunità”. Ritmi infernali per una settimana: “Dormivano due o tre ore a notte: da morire però lo rifarei mille volte”.

Mirco Zerbetto si occupa di chimica teorica: “Costruiamo modelli, soprattutto tramite simulazioni al computer, per lo studio dei fluidi. Attualmente mi sto occupando di chimica di materiali, nanosistemi polivalenti che possono portare ad applicazioni di varia natura, ad esempio nell’elettronica e nella medicina”. Le nanotecnologie sono oggi uno dei campi di ricerca più promettenti, su cui sta scommettendo anche l’Università di Padova: “con la nanoelettronica riusciremo ad avere strumenti sempre più piccoli e potenti, con un minore impatto ambientale. Nella medicina invece avremo cure sempre più personalizzate ed efficaci: ad esempio localizzando le molecole dei farmaci sulla superficie delle nanoparticelle, riuscendo così a interagire con target sempre più definiti e con meno effetti collaterali”.

Quella della chimica per Mirco è una passione fin dalla gioventù: “Merito del mio professore di scienze alle medie, davvero molto bravo. Un desiderio che si è rafforzato negli anni, e fino ad ora non mi sono ancora pentito”. Oggi Zerbetto è il team leader di un progetto che ha ricevuto un finanziamento Firb (il fondo ministeriale per ricerche di base) e che coinvolge sette ricercatori delle università di Padova, Bologna e Modena: “Abbiamo cominciato proprio il primo agosto. Si tratta di un contratto triennale sempre nell’ambito nanotecnologie, in particolare sulle particelle metalliche ‘legate’ da materiale organico”.

Anche Chiara Nardon ha scoperto molto presto la sua passione per scienza: “Fin dall’inizio ho scelto il cancro come obiettivo: una patologia gravissima e diffusa, seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari. Su questo poi ho costruito il mio percorso: prima il liceo scientifico e poi la laurea in chimica. Volevo creare direttamente i farmaci, e questo puoi farlo solo se sei un chimico”. Una passione che ha portato lontano, tanto che Chiara Nardon è stata intervistata da Scientific American, prima di 30 giovani ricercatori che, a giudizio della rivista, rappresentano il futuro della chimica a livello mondiale.

Chiara Nardon si occupa di chimica inorganica: “Oggi cerchiamo di sfruttare i metalli per combattere il cancro. Creiamo composti in cui metalli sono come bombe, mentre i leganti sono i vettori che li portano direttamente sulle cellule tumorali, perché non intossichino quelle sane”. Il gruppo a cui partecipa la ricercatrice, diretto dalla professoressa Dolores Fregona, si occupa in particolare di composti a base di oro, rutenio, rame e zinco, nella speranza di trovare farmaci sempre più efficaci e meno tossici. “Tre anni fa abbiamo brevettato un composto molto promettente a base di oro: un metallo esogeno, non conosciuto dal corpo umano, che è molto efficace nell’uccidere le cellule tumorali”. 

“Grazie a un investitore privato presto faremo uno spin off, che forse partirà a settembre. Dopo le ultime prove sugli animali passeremo alla fase clinica I, con la sperimentazione su malati terminali volontari”. I risultati per ora sono entusiasmanti, sia dal punto di vista dell’efficacia che della bassa tossicità: “Non dimentichiamo però che in genere solo un composto su 5000 riesce alla fine a diventare un farmaco. È difficile superare le tre fasi di sperimentazione clinica, ma io ci credo molto e voglio provarci. Se sarà utile anche solo a un paziente su mille, ne sarà valsa comunque la pena. Poi magari un giorno mi dedicherò ad altre malattie oppure al mio sogno: cercare di capire le cause e l’origine del cancro. Intanto cerchiamo di tamponarlo”. Non è poco, soprattutto per chi è ammalato.

Daniele Mont D'Arpizio

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