UNIVERSITÀ E SCUOLA

Fondi agli atenei: una svolta da maneggiare con cura

 

Alla fine, la svolta c'è stata. Diluita nel tempo, con tappe più graduali, ma la riforma del sistema di finanziamento alle università statali è stata approvata. La legge di conversione del "decreto del fare" è appena entrata in vigore, e finalmente si può ragionare sul testo definitivo degli articoli che riguardano gli atenei. Rispetto alla versione approvata dalla Camera, la legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale conferma il nuovo principio: più fondi (e, in prospettiva, sempre di più) alle università che rispetteranno alcuni parametri di efficienza, sulla base del giudizio dell'Anvur. Con una fondamentale novità: dopo le proteste della Crui e delle Regioni, è stato eliminato l'articolo presente nel vecchio testo, che istituiva un ambizioso programma di sostegno agli studenti meno abbienti, andandosi a sovrapporre all'attuale gestione regionale del diritto allo studio; un meccanismo che, governato da una fondazione pubblica, doveva essere finanziato proprio con una quota del 20 per cento dei fondi riservati agli atenei migliori. Quindi, con una mano si aumentava la cosiddetta quota premiale per le università, con l'altra si sforbiciava drasticamente questo nuovo incentivo. Nel testo finale il taglio è stato scongiurato, perché il programma di sostegno è stato neutralizzato riducendolo a un comma che rinvia a un futuro decreto ministeriale (stavolta d'intesa con le Regioni) senza indicare scadenze né entità del finanziamento. 

Rimane, invece, un nuovo fondo molto più limitato e specifico, che assegnerà borse per 17 milioni tra il 2013 e il 2015 per gli studenti meritevoli che intendano iscriversi ad atenei in regioni diverse da quella di residenza.

Si conferma, dunque, un mutamento rilevante nei criteri di attribuzione dei fondi agli atenei, anche se a tappe un po' più lente rispetto al testo approvato dalla Camera. Attualmente, sul totale dell'Ffo (Fondo di finanziamento ordinario), la quota premiale ammonta a circa il 12% (per il 2013 è prevista in 818 milioni di euro). Per effetto delle nuove norme, la quota si alzerà progressivamente: andrà al 16% nel 2014, al 18% nel 2015 e al 20% nel 2016, per arrivare a regime, nel 2021, al 30%. Si tratta quindi di una piccola rivoluzione: ipotizzando che nei prossimi anni il totale dell'Ffo rimanga invariato, la quota per i migliori atenei salirebbe a oltre un miliardo già nel 2014, con aumenti progressivi che porterebbero il "premio" ad arrivare a regime, cinque anni dopo, a due miliardi di euro. 

Come verrà applicato questo nuovo meccanismo? Le incognite non mancano. Una è legata al futuro del Fondo complessivo: è evidente che un incremento così rilevante degli incentivi al merito perderebbe ogni senso se continuasse la tendenza a comprimere sempre di più l'ammontare generale delle risorse destinate al sistema universitario. Il "decreto del fare" sembrerebbe andare invece nella direzione della sostanziale conferma delle risorse attuali, prevedendo per il 2014 e il 2015 incrementi simbolici dell'Ffo (21 e 42 milioni, cifre che non coprono nemmeno l'inflazione).

Un altro problema è nella clausola di salvaguardia che è stata approvata a tutela degli atenei che non rispetteranno i parametri Anvur. Viene stabilito, infatti, che per effetto delle nuove disposizioni nessuna università potrà veder diminuire la propria quota annuale di Ffo di oltre il 5% rispetto all'anno precedente. Questo significa che gli atenei non otterranno un incremento o diminuzione dei fondi in modo proporzionale ai risultati conseguiti: ci sarà invece un "correttivo" che eviterà traumi repentini alle casse degli atenei meno in linea con i parametri Anvur. Di conseguenza, gli effetti della riforma sui bilanci accademici, anche se garantiti, saranno graduali.

C'è, infine, la questione più delicata, che riguarda i criteri di attribuzione del "premio". Fino a oggi l'incentivo veniva distribuito secondo due parametri: la qualità della ricerca scientifica (che "pesava" per due terzi) e della didattica (un terzo). La formulazione della nuova legge parla, invece, di una ripartizione nella quale la ricerca conta almeno per tre quinti, e le politiche di reclutamento almeno per un quinto. Nulla viene detto riguardo all'ultimo 20%, che potrebbe essere riservato alla didattica ma anche ad altre voci (come la valutazione delle attività amministrative, nuova competenza attribuita all'Anvur). Dunque, nel giudizio per attribuire i fondi prevarranno i risultati della ricerca e l'efficacia delle politiche di reclutamento, mentre la qualità della didattica sarà chiaramente ridimensionata. Al di là dei numerosi aspetti da chiarire, l novità approvate dal Parlamento appaiono davvero in grado di dare una svolta al sistema universitario: si tratta di capire se alla riforma, come da tradizione, seguiranno controriforme.

Martino Periti

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