SCIENZA E RICERCA

I pesci non si fermano alle apparenze

Essere circondato da amici brutti potrebbe farti sembrare più bello. L’ipotesi, probabilmente valida anche per l’essere umano, è stata dimostrata sui pesci dai ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B, è stato condotto osservando il comportamento dei maschi e delle femmine di una specie di pesci tropicali, lunghi non più di due centimetri e spesso usati anche nei comuni acquari: i guppi (nome scientifico: Poecilia reticulata). La specie ha due caratteristiche: è uno dei pochi pesci a copulare direttamente durante l’accoppiamento; le femmine sono promiscue e preferiscono scegliere un partner dai colori sgargianti e con macchie ben definite. La teoria suggerisce che in specie in cui le femmine scelgono maschi appariscenti, questi preferiscano corteggiare femmine circondate da altri maschi relativamente meno colorati, in altre parole che sembrino meno attraenti agli occhi della corteggiata di turno.

Per verificare se questa teoria è esatta gli autori di questa ricerca (Clelia Gasparini, Giovanna Serena e Andrea Pilastro) hanno osservato il comportamento dei guppi mentre dovevano scegliere se interagire con delle femmine circondate da altri maschi con grandi macchie arancioni sul corpo o da altri con colorazioni più sbiadite. L’attenzione si è anche focalizzata nell’osservare le differenti scelte fatte dai maschi che avevano avuto precedenti esperienze di corteggiamento, rispetto a chi era più inesperto e non si era mai trovato di fronte ad altri concorrenti. I ricercatori hanno osservato come la scelta di corteggiare una femmina circondata da maschi meno attraenti aumenti con l’esperienza fatta e che chi decide di interagire in un gruppo con soggetti meno attraenti ha maggiori chance di accoppiarsi. “Abbiamo notato che i pesci associano il percorso di scelta in base all’esperienza maturata - spiega il professor Andrea Pilastro - suggerendo che nei maschi ci sia una capacità di apprendere dall’esperienza di successo e insuccesso basata sul comportamento della femmina, comportamento inaspettatamente sofisticato per un pesce di due centimetri di lunghezza”. 

La ricerca ha importanti implicazioni perché contribuisce a spiegare “l’apparente paradosso evolutivo per cui i maschi poco colorati dovrebbero scomparire”, argomenta Pilastro. Essa mette inoltre in luce il conflitto d’interessi tra la femmina, che cerca di accoppiarsi con il maschio migliore, e il maschio, che cerca di aumentare il proprio successo di accoppiamento anche se è di qualità genetica inferiore.”Quello che abbiamo visto - conclude Pilastro - è che la femmina discrimina tra maschi di diversa qualità in modo meno preciso quando si trova di fronte a un set esteso di possibili scelte diverse”, cosa della quale i maschi sembrano approfittare. La teoria si può applicare anche agli esseri umani? Un'ipotesi non impossibile, ma tra uomini e donne si inseriscono molti altri fattori da tenere in considerazione.

Ma.S.

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