SOCIETÀ

Il testosterone in cabina elettorale

L'uomo è per sua natura un animale politico, a dirlo fu Aristotele. Il suo comportamento è simile a quello degli altri animali, che si comportavano da “politici” già prima della comparsa dell’homo sapiens. Le caratteristiche di “politico” hanno accompagnato l’evoluzione animale e dell’uomo per milioni di anni: da soli o attraverso la formazione di coalizioni, gli individui entrano in competizione per regolare tutte le attività all’interno del proprio gruppo di appartenenza.

Non dovrebbe stupire a questo punto  che le scelte dell’uomo (animale) politico siano regolate dagli stessi meccanismi che influenzano tutte le nostre attività elaborate, a livello cerebrale, e modulate da una serie innumerevole di molecole il cui equilibrio determina il nostro comportamento.

Negli ultimi anni vi è stato un progressivo aumento dell’interesse scientifico nei riguardi dei fattori biologici che regolano gli orientamenti politici umani. In particolare alcuni studi hanno preso in considerazione il ruolo che alcuni ormoni avrebbero nell’indirizzare le scelte politiche.

Tra questi, secondo quanto riportato in un articolo di Chris Mooney su Mother Jones, il più immediato, anche dal punto di vista delle comuni considerazioni popolari, appare il testosterone, ormone che viene associato al concetto di massa e forza muscolare. Recenti studi hanno mostrato una relazione inversa tra soggetti benestanti con bicipiti sviluppati e predisposizione verso le idee di sinistra e viceversa. Daryl Hunter nel 2003 riporta come gli attori di Hollywood “muscolosi o muscolari” (Bruce Willis, Tom Sellek, James Woods, Clint Eastwood, Mel Gibson, Charlton Heston, Arnold Schwarzenegger, Ronald Reagan, John Wayne etc.) siano o siano stati di orientamento politico di destra.

Un altro ormone chiamato in causa quale possibile determinante delle scelte politiche umane è il cortisolo, meglio noto come ormone dello stress. In uno studio del 2011 John Hibbing psicologo dell’università americana del Nebraska, riporta una relazione diretta tra alti livelli di cortisolo ematici (cioè alti livelli di stress) e astensione dal voto. Da questi dati non si può peraltro capire se è l’elevato livello di stress/cortisolo che porta a determinate scelte politiche o se la politica è stressante!

Poco nota ai non addetti ai lavori è l’ossitocina, ormone rilasciato dalla neuroipofisi, una delle regioni “primordiali” del cervello. Prodotto durante il parto, l’allattamento e durante il rapporto sessuale, è noto anche come “ormone dell’amore" in quanto svolgerebbe un ruolo di “collante” nei legami affettivi che si instaurano tra le persone. La sua produzione aumenta per esempio quando un genitore prende in braccio il figlio dolcemente, quando lo stringe a sé per consolarlo, quando lo aiuta a superare una difficoltà, quando giocano insieme divertendosi o anche quando il genitore ascolta attivamente le preoccupazioni di suo figlio. L’ossitocina riduce i comportamenti aggressivi,e se iniettata in animali da esperimento femmina induce in questi un comportamento materno pur non essendo gravide. Al contrario inibitori dell’ossitocina modificano il comportamento materno negli animali da esperimento femmina che hanno partorito da poco inducendo disinteresse verso i piccoli. Infine la privazione dell’ossitocina in animali da esperimento maschi induce la comparsa di disturbi sociali e di amnesia sociale. In un recente studio Paul Zak dell’università californiana di Claremont, studioso delle interazioni tra le neuroscienze e le scienze economiche, ha dimostrato come la somministrazione di ossitocina sia in grado di indurre comportamenti di tipo sociale nei soggetti studiati.

Un altro ormone, noto neurotrasmettitore cerebrale, possibilmente coinvolto nell’orientamento delle nostre scelte politiche è la dopamina: questa molecola, che fisiologicamente regola numerose attività cerebrali, e una particolare variante genetica del recettore per la dopamina sono stati associati con un orientamento politico liberale.

A questo punto, alcune osservazioni sono d’obbligo. Innanzitutto vi è da dire che mancano le prove scientificamente valide per dimostrare quanto affermato da alcuni ricercatori: le riviste su cui vengono pubblicate queste osservazioni non sono nella maggior parte dei casi riviste medico-biologiche per cui il processo di revisione critica dei dati riportati potrebbe non essere stato così rigoroso come invece accade per le riviste esclusivamente medico-scientifiche che adottano criteri molto rigidi prima di pubblicare dei dati sperimentali.

In secondo luogo, se le teorie sugli effetti di alcuni ormoni sulle scelte politiche fossero provate vi sarebbe da considerare il ruolo che hanno le terapie ormonali o anti-ormonali per la cura di molte patologie nel modificare i nostri orientamenti politici con tutte le possibili conseguenze che questo comporterebbe.

In terzo luogo, pur affrontando un argomento molto stimolante quale il ruolo della biologia nel regolare le scelte politiche umane, spesso non si prende in considerazione il ruolo che svolge l’ambiente che ci circonda sugli individui che presentano ciascuno una propria biologia e un proprio pattern ormonale, che può essere differente in relazione all’età, al genere, alla presenza di stati di malattia. Ciò che non si può negare è che le scelte umane sono il risultato di una miscela tra biologia (geni, ormoni, neurotrasmettitori, ecc), esperienze precoci e ambiente in cui l’uomo è immerso. Quale di questi sia il prevalente non è ancora chiaro ma un legame diretto tra biologia, e alcuni ormoni in particolare, e orientamenti politici al momento non può essere chiaramente affermato.

Marco Rossato

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