SOCIETÀ

L’India e il ricatto dell’agricoltura a tutti i costi

Rassicurazioni delle case produttrici e prezzi vantaggiosi da una parte, richiesta di cibo in costante aumento, povertà e analfabetizzazione diffuse dall’altra. Ingredienti che messi insieme formano il quadro della preoccupante situazione in India riguardo l’uso dei pesticidi e gli effetti dannosi sulla popolazione. Risale a pochi giorni fa la notizia dell’ultimo dramma avvenuto in una scuola di un villaggio del Bihar in cui si distribuivano pasti gratuiti: 23 bambini sono stati uccisi dal monocrotophos, un pesticida altamente tossico, bandito da numerosi Paesi del mondo, ma non in India. La sostanza, pur essendo stata indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come altamente pericolosa è stata autorizzata all’uso da un gruppo di esperti del governo indiano, persuasi dagli stessi produttori che il monocrotophos fosse più economico delle alternative sul mercato e più efficace rispetto ad altri prodotti. 

Così, anche se Paesi avanzati e non solo stanno vietando l’uso del monocrotophos, l’India prosegue con la sua campagna pro-utilizzo, continuando a difendere il prodotto in modo strenuo: solo poche settimane prima dell’incidente nella scuola, le autorità indiane avevano espressamente chiesto agli agricoltori di trattare le coltivazioni di riso e gli alberi di mandarino con il pesticida sotto accusa. “Ha un rapporto costo-efficacia molto vantaggioso - spiega T.P. Rajendran, assistente del direttore generale per l’ufficio di protezione delle piante del Consiglio di ricerca sull’agricoltura - Posso dire che i pesticidi attualmente permessi vengono consentiti dietro attente regole per il loro uso”. Ma quanto vengono applicate? Il governo indiano ha predisposto un libretto di istruzioni di 15 pagine per il corretto utilizzo e manipolazione dei pesticidi, dall’uso della maschera al divieto di riciclo o di abbandono dei fusti contenenti la sostanza tossica. Ma in una nazione come l’India in cui un quarto degli abitanti (oltre un miliardo) è analfabeta e in molti vivono in aree rurali distanti dai centri abitati è lecito chiedersi quanti siano in grado di leggerlo e comprenderlo. A questo si deve aggiungere il problema della fame che attanaglia l’India: per il governo provvedere al cibo è una priorità dato che quasi 400 milioni di abitanti vivono con meno di un dollaro e 25 centesimi al giorno e metà dei bambini sotto ai cinque anni è malnutrita . Ma bisogna anche considerare come l’India dipenda dall’agricoltura per il suo sviluppo economico, secondo Paese mondiale per volume della produzione agricola (211 miliardi di dollari all’anno) e ai primi posti per coltivazioni di cereali, frutta e verdura. “I pesticidi sono tossici - spiega alla Reuters un funzionario del governo - ma permettono di mantenere o aumentare la produzione agricola. Non possiamo avere il lusso di perdere tra il 15 e il 25% del raccolto”. Se si aggiunge che il costo di 500 millilitri di monocrotophos è di 225 rupie contro le 1.271 dell’imidaclopride, meno tossico, si ha un quadro dei conflitti d’interesse in gioco. Sta di fatto che l’incidente nella scuola pare sia stato causato dalla contaminazione di cibo stoccato (per un programma di nutrizione del governo) in fusti adoperati in precedenza per il monocrotophos.

 Secondo uno studio dell’Oms, sono circa 76.000 le morti in india riconducibili a intossicazioni da pesticida. Già nel 2007 l’organizzazione mondiale della sanità aveva chiesto all’India di mettere al bando il monocrotophos ma dal Paese non arrivò nessuna decisione in merito: “La percezione che il pesticida sia economico e necessario - si legge nel rapporto dell’Oms - fa in modo che esso non venga ritirato dal mercato”. A questo ci hanno pensato alcune delle industrie produttrici che hanno deciso, malgrado il florido mercato indiano, di interrompere la produzione e la vendita del pesticida.

La storia dell’India racconta comunque di un rapporto da sempre difficile con i prodotti anti-parassitari. Il monocrotophos non è infatti la sostanza più tossica usata in India per l’agricoltura. Il phorate, il methyl parathion, il bromadiolone, tutti classificati come estremamente pericolosi dall’Oms, sono tuttora registrati per l’uso. Anche l’endosulfano, sostanza così pericolosa da far richiedere all’Onu un bando internazionale, è stato tolto dalla lista dei pesticidi utilizzabili in India solo nel 2011 e grazie a una sentenza della Corte suprema indiana. Secondo i media oltre mille persone sono state uccise dalla diffusione indiscriminata nell’aria del prodotto e centinaia di bambini sono nati con malformazioni nella zona del Kerala a Kasargod.

Il Centro per la scienza e l’ambiente, una delle Ong più importanti dell’India da anni ripete che il controllo del governo sull’uso dei pesticidi è latitante e che le aziende produttrici hanno una forte influenza: “Il governo - affermano - ha provato a fare una legge sulla proliferazione dei pesticidi, sul loro uso, sull’importazione e la vendita”. 

Ma il provvedimento giace in Parlamento dal 2008. Ora una nuova commissione, stando a quanto dichiarato dal ministro dell'Agricoltura Sharad Pawar, avrà il compito di analizzare la situazione e di prendere nuove decisioni in merito all'uso dei pesticidi.

Ma.S.

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