SCIENZA E RICERCA

Le amnesie della politica: ricerca, chi è costei?

Abbassare le tasse, far ripartire l’economia, ridurre gli sprechi, sì a riforme della legge elettorale, no a tante altre cose. Politica insomma. La fiera delle parole per antonomasia, ancora di più in periodo pre-elettorale (dopo tutto assistiamo a una delle più lunghe campagne elettorali della storia italiana) e maggiormente se, in mezzo, ci si infila anche il caos calmo delle primarie per la scelta del candidato premier. Si discute un po’ di tutto ed è facile passare dai diritti delle coppie di fatto fino ai massimi sistemi dell’economia. Ma manca qualcosa. Nei dibattiti in televisione o nei quotidiani non c’è traccia di argomenti ritenuti, evidentemente, meno importanti, quali la questione sulla ricerca in Italia. Non è cosa marginale: il ritardo, tutto italiano, nella ricerca e nell’innovazione è considerato come uno degli elementi più penalizzanti per una ripresa socio-economica del Paese. E i ricercatori (ma non solo, anche blogger e giornalisti scientifici) si sono accorti di questa lacuna. Tanto da voler far sentire la propria voce e cercare di infrangere il muro del silenzio che accompagna la situazione di scienza e ricerca in Italia e porgere ai futuri candidati premier domande su come voler gestire questo complesso mondo. 

Il manifesto (con tanto di disclaimer in cui si sottolinea come il gruppo non sia ispirato ad alcun credo politico) si è rapidamente diffuso attraverso Facebook dove conta già quasi un migliaio di aderenti e un centinaio di firmatari. L’intento è chiaro: portare all’attenzione dell’agenda politica le istanze e le richieste del mondo della ricerca. E capire quali possano essere le intenzioni di chi, in un futuro prossimo, dovrà governare il Paese. Finora sono sei le domande che sono state poste ai candidati alla guida del governo: 

  • Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base, sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?
  • Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?
  • Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?
  • Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?
  • Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di Ogm e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi Ogm?
  • Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del sistema sanitario nazionale?

Le domande, a detta di chi le ha confezionate, sono volutamente generiche e saranno via via rese più approfondite quando si avranno i nomi certi dei candidati per le elezioni politiche della primavera prossima. Nel frattempo, alcuni dei candidati hanno già risposto, anche se, almeno da quanto si legge sui social network, i ricercatori non sono propriamente convinti del risultato. C’è chi accusa nemmeno tanto velatamente i politici di aver parlato solo dopo aver consultato Wikipedia o di non sapere minimamente di cosa si stia dialogando. Il primo test sembra insomma essere naufragato, nella speranza che il secondo, a ridosso delle elezioni, possa risollevare le sorti della classe politica agli occhi della ricerca. 

Non si tratta dell’unica iniziativa in questo senso. Un altro gruppo di professori e ricercatori, senza comporre domande aperte ai politici, ha aperto un nuovo dibattito, interno, per affrontare il nodo istruzione-università-ricerca in Italia. Gli obiettivi generali sono al momento tre: portare il sistema formativo universitario e della ricerca ai livelli europei entro l’arco di due legislature; promuovere nello stesso arco temporale una struttura e una specializzazione produttiva capace di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile del Paese; promuovere nella società civile - anche attraverso il concorso di autonome iniziative - la coscienza critica delle trasformazioni rese possibili dalla civiltà della conoscenza, nonché l’individuazione di tematiche sensibili e di interesse generale relative alla qualità etica, economica e sociale di uno sviluppo intrecciato con quello delle conoscenze scientifiche. Tre macroargomenti, pubblicati su Roars che sintetizzano interventi nell’area delle politiche economiche, industriali ed educative in Italia. L’ultima parola, se le voci saranno ascoltate o anche ignorate, spetterà comunque alla politica. 

Mattia Sopelsa

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