UNIVERSITÀ E SCUOLA

Medicina, formazione alla francese? Non è così semplice

La proposta ha lasciato tutti impietriti: ma, al di là dello stupore per un salto in avanti così inatteso, l’annuncio del ministro dell'Istruzione e dell'università Stefania Giannini sul progetto di abolizione del numero programmato per l’accesso agli studi medici sta provocando reazioni di segno diverso. Di certo, finora, c’è solo l’accenno che la responsabile dell’Istruzione ha risolto in poche battute: entro luglio il Miur presenterà una proposta per il superamento del test di ingresso per i corsi in medicina e chirurgia (e quindi anche per odontoiatria e protesi dentaria). E il modello di riferimento, ha spiegato il ministro, sarà quello usato in Francia: accesso libero e selezione al termine del primo anno.

Al di là del dibattito, che si preannuncia intenso, come funziona nel dettaglio il sistema francese per la formazione universitaria dei medici? Per diventare un docteur en médecine (medico specialista) gli studi, che comprendono anche l'equivalente della specializzazione italiana, durano tra i 9 e gli 11 anni. L’iscrizione a un corso di laurea richiede il conseguimento del baccalauréat, il diploma attribuito agli studenti a 18 anni, al termine degli studi superiori. L’iscrizione va effettuata a marzo, qualche mese prima del conseguimento del diploma. La differenza fondamentale rispetto al meccanismo italiano è che non esiste uno sbarramento per l’accesso al primo anno; inoltre i primi due semestri di studi non sono riservati ai soli aspiranti medici, ma sono validi per altri tre indirizzi: odontoiatria, farmacia e ostetricia. Dunque l’iscrizione è libera, e gli studenti iniziano il corso comune alle quattro discipline, ma la selezione arriva comunque molto presto. Già al primo anno, gli iscritti sono chiamati a una prova che si articola in due momenti al termine dei due semestri (in dicembre-gennaio e in maggio). Altra differenza capitale con l’Italia: l’esame non riguarda una pluralità di materie non tutte direttamente collegate agli studi, ma tocca esclusivamente le discipline studiate nel corso dell’anno. Qualora, al termine del primo anno, lo studente non passi gli esami, ha la possibilità di ripetere l’annualità, ma una volta sola; in caso di insuccesso, può cambiare indirizzo di studi all’interno delle professioni sanitarie.

Superato lo sbarramento, lo studente prosegue negli studi medici. Alla fine del secondo anno (durante il quale è obbligatorio uno stage infermieristico di un mese) lo studente consegue un primo diploma in formazione generale. Il secondo ciclo dura quattro anni: il primo approfondisce gli studi iniziali arricchendoli con nuove discipline, mentre gli altri tre costituiscono l’externat, a carattere teorico-pratico. Gli studenti devono compiere quattro tirocini all’anno in altrettanti reparti sotto la responsabilità di un medico esperto; contemporaneamente seguono le lezioni. L’externat, anche se in misura ridotta, è retribuito: i futuri medici percepiscono uno stipendio di circa 200 euro mensili più un’indennità per le guardie. Al termine del secondo ciclo (dopo sei anni complessivi) gli studenti devono sostenere un esame nazionale, l’ECN. Dal punteggio ottenuto in questa selezione dipende la maggiore o minore possibilità di scelta tra gli ospedali in cui svolgere il periodo successivo. Si deve inoltre decidere la specialità medica da seguire tra le undici esistenti. 

L’ultimo ciclo dura tre, quattro o cinque anni a seconda della specialità scelta, e si chiama internat. Lo studente, che lavora sempre sotto la responsabilità di un superiore, è ora autorizzato a prescrivere farmaci. Riceve uno stipendio intorno ai 1.500 – 2.000 euro più le guardie. Sono previsti tirocini della durata di sei mesi ciascuno; il periodo di specializzazione si conclude con la discussione di una tesi nella disciplina prescelta. Concluso con successo il ciclo, lo studente è medico specialista. Da notare che per fregiarsi del titolo non si deve sostenere un esame di abilitazione come in Italia: l’idoneità ad esercitare la professione è conseguenza del completamento del percorso universitario, al termine del quale è possibile iscriversi all’Ordine.

Un sistema, come si comprende, profondamente diverso dal nostro: al momento le critiche maggiori alla proposta del ministro si basano sui problemi che genererebbe la gestione, al primo anno, di un alto numero di studenti in attesa di affrontare la selezione; ma appena la Giannini scoprirà le carte saremo in grado di valutare seriamente il progetto e la sua portata innovatrice. 

Martino Periti

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