SOCIETÀ

Razzismo, xenofobia, odio: l’Italia è anche questo

“I troll non dormono mai. Neanche qui riuscite a non essere razzisti”. Nel flusso delle risposte al messaggio sull’impiccagione della giovane iraniana Reyhaneh Jabbari pubblicato dalla presidente della Camera Laura Boldrini è forse questo il commento che definisce nella maniera più limpida lo scatenarsi di post retrivi e razzisti sulla rete che ha investito la pagina Facebook della Boldrini.

 Eppure la presidente della Camera aveva semplicemente espresso un sentimento di commozione umana: 

“Fa male avere la conferma della morte di Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana che ha pagato con l'impiccagione il fatto di essersi difesa da un brutale tentativo di stupro. È incredibile che nella vicenda di questa ragazza la violenza sessuale sia stata considerata come un reato dal quale non sia legittimo difendersi con ogni possibile mezzo. Le donne iraniane sono state protagoniste di un notevole avanzamento, e il loro cammino è andato a vantaggio dell'intera società di quel Paese. Ma l'uccisione di Reyhaneh ci ricorda nel modo più drammatico che per tante, troppe, donne l'uguaglianza di fronte alla legge continua ad essere lontana, e che il rispetto dei diritti umani, delle donne e degli uomini, deve rimanere valore centrale anche nelle relazioni internazionali”.

Pubblicato sabato 25 ottobre, il messaggio poco più di due giorni ha ottenuto 6.800 mi piace, 3.900 condivisioni e quasi 900 commenti, molti dei quali razzisti e xenofobi, ma soprattutto violenti nei confronti della Boldrini.

 

  • “E con il "coccodrillo" della Boldrini l'abbiamo ammazzata due volte”
  • “Ma come, non diceva che l'islam é una ricchezza culturale???????????????????”
  • “Ma di che si meraviglia, sig.ra Boldrini??? Questo è l'Islam ed è inutile la propaganda buonista portata avanti da lei e da altri politici! Lei si è messa il velo in moschea, beh sa...per quello che in Italia sembra un simpatico folklore muoiono le donne musulmane!!!”
  • “Boldrini, rispetti gli Italiani: stia zitta!” 
  • “Cara signora Boldrini forse al di la di commenti banali in Facebook, bisognerebbe attuare politiche coerenti nel nostro paese, dove invece state accogliendo qualsiasi tipo di migrante in maggior parte di religione musulmana e integralista, per una politica permissiva che provocherà presto uno scontro di culture. Ma li al governo vi rendete conto del malcontento diffuso che c’è in Italia? O state aspettando che la gente scenda in piazza per una rivoluzione? Difendete la nostra nazione, non i vostri interessi politici personali!”
  • “E allora vai a dire le tue stronzate femministe in Iran che qui in Italia non ti vogliamo!!”
  • "Mmmh eccolo il Boldrini pensiero. E chi glielo ha scritto?!?”

Il razzismo, oggi, viaggia in rete: lo denunciava pochi giorni fa Marco De Giorgi, direttore dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, commentando un monitoraggio del Contact Center dell’UNAR dal quale risulta l’aumento delle denunce per discriminazione etnico-razziale nell’ambito dei media, salite al 34,2% delle oltre 1.500 segnalazioni nel 2013. Il 62,3% di queste riguarda il mondo di internet: quasi due atti di discriminazione su tre avvengono mediante o all’interno della rete.  “Il linguaggio usato nella rete internet diventa sempre più spesso uno spazio dove prendono piede comportamenti apertamente discriminatori e molestie. Problemi come quelli dell’hate speech online e del cyber-bullismo sono la nuova frontiera del razzismo con cui dobbiamo fare i conti” ha sottolineato De Giorgi. 

La crisi, il senso di asfissia, le preoccupazioni che attanaglino gran parte degli italiani stanno cambiando l’atteggiamento generale sull’immigrazione: un recente sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera registra che un italiano su due si dice contrario agli sbarchi. Nel dettaglio, il 56% degli intervistati ritiene che gli immigrati in arrivo siano troppi e bisognerebbe rimandarne indietro molti; il 30% pensa che il loro numero sia adeguato ma che si debbano impedire nuovi arrivi; il 9% ritiene invece che tutto sommato siano pochi. Ben l’84% degli interpellati ritiene che l’Europa ci abbia lasciati soli a fronteggiare l’emergenza. 

Più conciliato l’atteggiamento sulle “seconde generazioni”: il 43% degli intervistati dice sì alla proposta del governo di riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia che hanno completato almeno un ciclo di studi scolastici mentre il 26% si dichiara favorevole a concedere la cittadinanza a tutti i figli di immigrati nati in Italia. Il 27% invece ritiene sbagliato modificare le norme attuali.

Che l’atteggiamento razzista espresso dalla rete origini in gran parte dalle difficoltà, economiche e non solo, vissute dall’Italia è l’opinione del professor Adone Brandalise, direttore del master in studi Interculturali dell’università di Padova: “Il nostro Paese vive un blocco e da qui deriva la sensazione che intere parti della nostra realtà siano di troppo. L’aggressività espressa deriva da questa difficoltà e allora diventa prioritario difendere i territori residui - dice Brandalise - Per quanto riguarda i migranti adesso viene vissuta come circostanza negativa la loro presenza nel mondo del lavoro, ma questo è un problema fittizio perché è la ridotta capacità del Paese a determinare la mancanza di posti per professionalità qualitativamente più elevate e la presenza dei lavoratori migranti  potrebbe in realtà essere risorsa, se non fosse che questo fatto viene rimosso, con una vera e propria scotomizzazione. Anche questo aspetto è dato dell’incapacità del Paese di innalzare la qualità della vita di chi ci vive. Di fatto esiste un’immigrazione forzata legata a un indotto. Altro argomento molto utilizzato contro i migranti è quello che afferma la necessità di aiutarli a casa loro, ma forse basterebbe “non nuocergli là”. Per molti la migrazione è dovuta alla guerra, ma spesso l’origine dei conflitti è determinata dagli interessi degli Usa, dell’Europa, anche dell’Italia, quindi basterebbe evitare di massacrarli a casa loro dove si combattono guerre per procura”.

Così la questione dell’immigrazione, con la pretesa di una irriducibile diversità culturale e il rischio epidemia di ebola agitato come uno spauracchio in sovrappiù, sta diventando argomento forte per tutte le parti politiche decise a ottenere consensi tra i molti italiani angosciati per la crisi e la paura del futuro. Un'operazione pericolosa, nella quale la rete costituisce uno dei principali campi utilizzati.

Donatella Gasperi

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