SOCIETÀ

Un festival per capire l’anima russa: arte e cultura spiegate dagli italiani

“L’approccio con il Veneto non è stato facile. Erano gli anni della dissoluzione dell’Urss, e io mi ero trovata catapultata da Murom, una delle più antiche città della Russia, a Rovigo. Allora noi russi eravamo visti come profughi. Ma negli anni ho trovato un ambiente sempre più curioso, sensibile all’arte e alla cultura del mio Paese. E così, dopo essermi trasferita a Padova, ho dato vita a un festival per far conoscere la Russia in questa regione”. Natasha Pirogova è una coreografa e danzatrice, parte della piccola comunità russa veneta (qualche centinaio di persone nella provincia di Padova, 2300 in tutta la regione). Con l’associazione culturale Luna, di cui è fondatrice, ha dato vita al festival Imago Russia, che quest’anno è alla seconda edizione: da fine marzo al 4 maggio si succederanno diversi appuntamenti per raccontare uno Stato di cui si parla moltissimo, ma del quale pochi possono vantare una conoscenza diretta.

Una piccola rassegna con momenti preziosi, come l’incontro con il figlio di Andrej Tarkovskij, che cura l’eredità culturale del grande regista e che presenterà la proiezione di “Andrej Rublev”. Proprio a Rublev, il santo pittore di icone vissuto tra Tre e Quattrocento, è dedicato il festival 2018, con incontri sulla sua arte e il pensiero che ne scaturì nei secoli (una serata illustrerà la filosofia di Pavel Florenskij, scienziato e mistico confinato nei gulag e fucilato nel 1937). Cultura russa, quindi, ma sempre raccontata da studiosi italiani: “È stata una scelta precisa – spiega Natasha Pirogova – vogliamo che la nostra arte sia spiegata con sguardo italiano, perché più ancora che farci conoscere ci interessa far incontrare due popoli e due sensibilità”. E quindi toccherà, ad esempio, a Stefano Benni presentare “il suo” Nikolaj Gogol’ e il rapporto che lega l’autore di “Il bar sotto il mare” alla letteratura russa.

Ma l’approccio di “Imago Russia” non è solo bilaterale, ma cosmopolita: così si parlerà, ad esempio, della grande danzatrice e danzaterapista novantenne Maria Fux, argentina di origini russe, cui Ivan Gergolet ha dedicato qualche anno fa Dancing with Maria, un documentario presentato a Venezia. E con “Casa aperta” si raduneranno a Padova artisti, intellettuali e scrittori di lingua russa provenienti da tutto il mondo: “Di lingua, e non di nazionalità russa – tiene a specificare la curatrice del festival – perché pensiamo che il russo sia elemento unificante per tutti i popoli che ne hanno conosciuto l’uso e l’influenza. Vogliamo capire come l’identità artistica russa venga vissuta a contatto con Paesi così differenti”. L’interesse crescente per la Russia, secondo Natasha Pirogova, prevale anche in un periodo di tensioni politiche internazionali e di maggiore difficoltà nei rapporti con l’Europa occidentale. “C’è grande attrazione per il nostro Paese. Purtroppo in Veneto, a parte Ca’ Foscari, non ci sono istituzioni culturali primarie legate alla Russia, ma una rete di piccole associazioni. Così cerchiamo di dare un contributo”.

Tra le occasioni per incrociare la visione russa con quella d’Occidente, la proiezione di “Happy People: a year in the Taiga”, il documentario di Dmitry Vasyukov sul popolo e la natura della taiga siberiana, del quale Werner Herzog (voce narrante) ha tratto una versione mediata da uno sguardo più vicino al pubblico europeo (anche nelle logiche di produzione). Sempre parlando di incroci tra Oriente e Occidente, una giornata è dedicata alla singolare figura di Marco Pighin, fotoreporter friulano che ha scelto di vivere in un villaggio siberiano e produrre distillati di piante aromatiche. All’antica teoria della “musica delle sfere”, la melodia che produrrebbero i corpi celesti nel loro movimento, è ispirata la mostra del pittore Alexander Daniloff, che prova ad applicare questa visione ai segni zodiacali dell’orologio astronomico padovano.

La chiusura del festival è riservata a Sainkho Namtchylak, nota cantante siberiana, che terrà anche un seminario sull’uso della voce nella meditazione. Molte le iniziative collaterali, tra cui un incontro sulla cooperazione economica Italia-Russia organizzato da Confindustria, la visita alla collezione di icone di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, seminari, laboratori, proposte di viaggi. 

Martino Periti

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