IN ATENEO

L'università aderisce alla campagna di Amnesty international per la verità su Giulio Regeni

L’università di Padova aderisce con forza all’appello promosso da Amnesty International per far luce sulla vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito e poi barbaramente ucciso lo scorso febbraio in Egitto. A tre mesi di distanza dal delitto, infatti, non ci sono ancora né colpevoli, né circostanze certe su quanto accaduto al giovane, anche se le indagini da parte delle autorità italiane ed egiziane sono ancora in corso.

Il Senato accademico ha deliberato ieri l’adesione all’appello, “ribadendo con forza – si legge nel testo della delibera – la posizione dell’ateneo e di tutta la comunità accademica” per far luce sulla vicenda. “Come membri di una comunità scientifica e accademica – questo il testo della mozione adottata – tutti noi, senatrici e senatori, chiediamo con forza che sia fatta piena luce sull’angosciosa e oscura vicenda del dottor Regeni. Consapevoli della necessità di ribadire valori quali la libertà della ricerca, i diritti umani e il rispetto delle differenze culturali, in quanto comunità accademica e di studiosi, rivendichiamo il diritto e il dovere di perseguire la ricerca nelle sue molteplici forme e nei vari ambiti dei saperi, sulla base della reciproca conoscenza, del rispetto e della più ampia solidarietà. Forti – si conclude nel documento – di tali valori chiediamo venga fatto tutto il possibile affinché la verità emerga e manifestiamo profonda vicinanza alla famiglia, alle amiche, amici, colleghe e colleghi di Giulio Regeni”.

Non si tratta del primo atto ufficiale dell’università. Il rettore, Rosario Rizzuto, aveva infatti dedicato a Regeni la giornata dell’inaugurazione dell’anno accademico, ricordandone la figura durante il suo discorso di apertura. Lo scorso 9 febbraio, invece, sempre il Senato accademico aveva approvata una mozione, manifestando la propria vicinanza ai familiari di Regeni e chiedendo al governo di “mettere in atto tutte le azioni necessarie per fare piena chiarezza sull’accaduto”.

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