SCIENZA E RICERCA

La Ricerca è (anche) magia

Quando penso alla scienza oggi, a cosa concretamente significa volerne fare la propria vita e la propria professione, spesso penso ad Harry Potter, uno dei personaggi più amati degli ultimi anni. Anche noi ricercatori per certi versi siamo un po’ maghetti e le nostre vite sono influenzate da qualcosa di “irreale”. Ci piace sperimentare situazioni nuove, creare cose come nessuno ha fatto prima, toccare con mano e analizzare con sistemi ultrasofisticati. E non capisci mai del tutto, c’è sempre qualcosa che ti sfugge; ma se per un momento ti sembra di esserti avvicinato alla soluzione, si provano sensazioni ed emozioni difficili da sperimentare in altro modo.

Harry Potter è curioso; Harry Potter è coraggioso, è leale: tutte caratteristiche che si adattano bene anche al buon ricercatore. Anche per lo scienziato però c’è una Hogwarts da frequentare, soprattutto per imparare il metodo, che nella scienza è la bacchetta magica del ricercatore. E oltre alla bacchetta bisogna andare a lezione e ogni tanto sì, studiare anche quei libroni con le formule.

A volte il senso di quello che farete, cari aspiranti ricercatori, sarà evidente; altre volte no. Per questo il miglior augurio è che riusciate ciascuno a incontrare il proprio Albus Silente. Uno studioso del quale fidarvi e che sappia riconoscere le vostre qualità. E che magari vi aiuti anche a capire i vostri potenziali difetti, in modo da poterli contrastare o, meglio ancora, trasformarli in punti di forza. Io ho avuto la fortuna di incontrare tante di queste persone, tanti “mentori” ed anime buone che hanno voluto aiutarmi, a volte anche a prezzo di lasciarmi sbagliare, ma senza mai abbandonarmi. Penso al mio primo capo, Luciano Gialletti, che all’inizio della mia carriera mi spronò a sviluppare nuove metodologie, a Dennis Alexander che mi invitò all’estero per formarmi, oppure a Bob Swanepoel, uno dei guru nel campo delle infezioni più temibili della terra, con cui mi sono trovato in mezzo alla savana africana per compiere ricerche su Ebola e Marburg. Perché il vero maestro è quello che ti sostiene, che sa quando spingerti e quando fermarti, e soprattutto quando lasciarti andare. 

Vanno bene i maestri, ma ricordatevi anche che Harry Potter non sarebbe nessuno senza Ron e Hermione, il suo gruppo. Nei laboratori il gioco di squadra è fondamentale, e in un gruppo ben assortito c’è spazio per la diversità di genere e non solo. E non possono a questo punto non pensare al fantastico gruppo di ricercatori con cui ho lavorato ed intendo continuare a lavorare all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

C’è però una differenza, nel parallelo che stiamo tratteggiando tra la magia di Harry Potter e la scienza. La magia può essere bianca o nera, buona o cattiva; la scienza invece è sempre scienza e basta. Scienza non significa nient’altro che conoscenza, e in quanto tale è sempre un bene; l’uso positivo o negativo che ne facciamo dipende solamente da noi.

Questo ovviamente non significa che nel mondo della ricerca manchino demoni e mostri, se non addirittura i Voldemort. Chi sceglie una vita da ricercatore spera di lasciare il mondo un po’ meglio di come lo ha trovato, ma dovrà lottare contro forze spesso più potenti di lui. Anche il mondo della ricerca è dominato dall’equilibrio di forze positive come l’intuizione, la determinazione e la sintesi, e da forze negative legate alla natura stessa della ricerca e alle persone direttamente o indirettamente coinvolte in essa. Ci sono tanti modi in cui essere ricercatori cattivi e cattivi ricercatori: le guerre per i nomi sulle pubblicazioni, una malintesa ed esagerata concezione della competizione, che pure in sé può essere una cosa buona; l’abuso di potere verso i ricercatori più giovani, e questa è una cosa che mi ferisce particolarmente. La differenza tra un mentore e un tiranno, un Albus Silente e un Voldemort, sta tutta qui: uno ti valorizza, e per farlo è pronto persino ad abbassarsi; l’altro è disposto a tutto pur di rimanere in sella. Voi però, se deciderete di diventare scienziati, i Voldemort non li dovete temere. Perché loro si nutrono delle vostre insicurezze, e il loro potere più grande sta nella vostra paura. Non state al loro gioco, non cadete nella trappola del “divide et impera” prendete voi in mano la vostra vita professionale.

Se comunque alla fine sarete stati pazienti e coraggiosi, seri e leali, se avrete appreso le conoscenze necessarie al vostro lavoro senza lasciare imbrigliare la vostra creatività e immaginazione, sarete diventati anche voi degli scienziati, dei “maghi” della conoscenza. Certo, ci saranno sempre delle forze contrarie, basti anche pensare solo alla sfortuna. Si rimane senza elettricità ed il generatore non parte. Si buttano mesi di lavoro… Voi però non preoccupatevi: perché siete i motori del cambiamento: vostro, del vostro Paese… o di un altro Paese ancora. Cambierete il mondo (anche solo un pezzettino..) per tutti.

Ilaria Capua

(testimonianza raccolta da DmdA)

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