SCIENZA E RICERCA

Ignacio Cirac vince il primo Premio Richard Feynman per il calcolo quantistico

Ignacio Cirac è il primo vincitore del Premio Richard Feynman per il calcolo quantistico. Il riconoscimento gli è stato assegnato il 21 aprile 2026 a Trieste, nel corso di una cerimonia al Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (ICTP).

Il premio è stato istituito da ICTP e IBM nell'ambito di una partnership strategica avviata nel 2025, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro di scienziati e scienziate che si sono dimostrati capaci di sfruttare i concetti teorici della fisica quantistica per uno sviluppo tecnologico concreto.

Proprio questa è la direzione che ha dato Cirac alla sua carriera. Negli ultimi trent’anni ha saputo prendere alcuni dei concetti più astratti della meccanica quantistica e trasformarli in strumenti concreti per lo sviluppo del computer quantistico. Per questo, l’attuale direttore dell’Istituto Max Planck per l'Ottica Quantistica di Monaco di Baviera è oggi considerato uno dei pionieri nella nascita del calcolo quantistico moderno e uno tra i principali fisici teorici contemporanei.

Uno dei suoi contributi più celebri risale al 1995, quando insieme a Peter Zoller propose un'idea destinata a rivoluzionare questo ambito di studio: usare atomi e molecole come qubit, ossia come unità fondamentali dell’informazione quantistica. Ai due fisici si deve, in particolare, lo sviluppo di un protocollo per la costruzione di computer quantistici basata sull’utilizzo di ioni intrappolati; un lavoro che ha gettato le basi per una lunga serie di esperimenti e sviluppi tecnologici ancora in corso.

Cirac si è occupato anche di entanglement, la correlazione quantistica tra particelle. L’obiettivo, anche in questo caso, era quello di capire come quantificare, controllare e sfruttare questa proprietà per delle applicazioni tecnologiche concrete.


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Abbiamo raggiunto Cirac alla cerimonia di premiazione a Trieste. Non è certo la prima volta che si trova in un contesto di questo tipo: nel corso della sua carriera ha infatti ricevuto alcuni dei riconoscimenti scientifici più prestigiosi a livello internazionale, tra cui la Medaglia Benjamin Franklin in fisica nel 2010, il Premio Wolf per la fisica nel 2013 e la Medaglia Max Planck nel 2018.

Ciononostante, si dice molto onorato di ricevere questo premio, che rappresenta per lui un importante traguardo per diversi motivi. “È emozionante sapere che è la prima volta che viene assegnato questo riconoscimento: ciò rende questa occasione speciale”, commenta. “Si tratta, poi, di un premio legato specificamente al lavoro sulla computazione quantistica – al contrario di altri che riguardavano aspetti diversi delle mie ricerche – e che valorizza un contributo che non è solo mio, ma che nasce dalla collaborazione con tantissimi altri scienziati e scienziate provenienti da ambiti di studio e da Paesi molto diversi.
Per non parlare poi del fatto che il premio porta il nome di Richard Feynman, che per me e per la maggior parte degli scienziati rappresenta un vero e proprio eroe: fin da quando ero un giovane ricercatore, infatti, l’ho sempre considerato uno dei miei punti di riferimento, in particolare per le sue idee visionarie. D’altronde, è a lui che si deve il concetto di computazione quantistica.
Non da ultimo, c’è il fatto che ad assegnare questo premio sia un centro d’eccellenza come l’ICTP, che ha istituito molto riconoscimenti prestigiosi e che rappresenta un luogo speciale non solo per la qualità della scienza che viene prodotta al suo interno, ma anche per il ruolo che svolge per rendere la ricerca più democratica”.


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“Ciò che amo di più della fisica quantistica è che rappresenta la perfetta combinazione di tre ambiti di studio che mi hanno da sempre appassionato molto”, prosegue Cirac. “La matematica,la filosofia– che ci insegna che la realtà non è esattamente quella che immaginiamo – e poi, naturalmente, la fisica: e in particolare la possibilità di utilizzarla per realizzare delle innovazioni concrete.
Le teorie della fisica quantistica forniscono, in particolare, strumenti computazionali utili non solo per lo sviluppo scientifico, ma che si prestano anche ad applicazioni industriali, magari orientate all’ottimizzazione della gestione dei dati, per esempio”.

Si, tratta, insomma, di un ambito di studi che non è così astratto come si tende talvolta a pensare. “Pensiamo alle onde elettromagnetiche”, riflette Cirac. “All’inizio nessuno capiva bene cosa fossero: non si potevano vedere, né toccare... Eppure, oggi sono alla base del nostro modo di comunicare. Credo che qualcosa di simile possa accadere anche con la fisica quantistica, che potrebbe permetterci di sviluppare tecnologie che funzionano in modo diverso e più efficiente di quanto ci aspettiamo”.

Non è però solo la teoria a orientare la pratica. Come conferma Cirac, spesso nella scienza accade anche il contrario. “È successo molte volte: sulla base delle teorie formulate si sviluppa la ricerca scientifica, che rende possibile la nascita di nuove tecnologie le quali, a loro volta, permettono di fare nuove scoperte scientifiche, aprendo nuove domande, e così via.
Questo vale certamente anche per la fisica quantistica e, a mio parere, anche per la computazione quantistica. Ci sono alcuni problemi aperti molto noti la cui soluzione potrebbe rivoluzionare questo ambito di studio. Forse i computer quantistici non li risolveranno direttamente, ma potranno aiutarci a capire come affrontarli, oltre che permetterci di osservare nuovi fenomeni legati al mondo quantistico”.

Per questo, Cirac rimarca l’importanza della collaborazione tra il settore della ricerca e quello della tecnologia. “Nella maggior parte dei casi, la scienza ha come scopo quello di orientare il progresso tecnologico. Noi scienziati non possiamo farlo da soli, ma possiamo comunque contribuire a questo processo: i ricercatori universitari spesso collaborano con le aziende, condividono le loro conoscenze e le aziende sviluppano strumenti unici al mondo che permettono agli scienziati di fare nuove scoperte altrimenti impossibili”.

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