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Il caso Maria Callas: come la dermatomiosite influenzò il suo declino vocale

Era il 2 gennaio 1958. Al Teatro dell’Opera di Roma era attesa l’esibizione di una cantante di fama mondiale, Maria Callas. Le aspettative erano enormi: l’evento era in diretta Rai, e doveva svolgersi alla presenza del presidente della Repubblica. Inaspettatamente, tutto terminò prima del previsto: dopo il primo atto della Norma di Bellini, “la Divina” fu costretta a interrompere la sua esibizione, perché era completamente afona.

Questo è soltanto uno degli episodi più eclatanti che dimostrano un costante e graduale declino vocale di Maria Callas, che la porterà, nel tempo, ad eseguire sempre meno spesso esibizioni pubbliche. Il progressivo peggioramento dello stato della sua voce è stato spiegato con diverse motivazioni: drastico dimagrimento, una forma cronica di stress o eccessivo sforzo vocale.

Un recente studio dell’Università di Padova, pubblicato sul Journal of Voice, ha però fornito una spiegazione differente. Secondo la ricerca, i problemi vocali della cantante sarebbero stati causati principalmente da una malattia autoimmune, la dermatomiosite.

Abbiamo approfondito l’argomento con Rosario Marchese Ragona, docente di Otorinolaringoiatria all’Università di Padova e primo autore della ricerca, che ha chiarito natura e sintomatologia di questa patologia.

“La dermatomiosite è una malattia autoimmune di tipo infiammatorio e colpisce generalmente i muscoli e la cute. Si manifesta con macchie violacee a livello periorbitale o nel collo e interessa anche le articolazioni delle mani. Si presenta anche con difficoltà di deglutizione, detta disfagia, e, come si evince dalla letteratura sull’argomento, fino al 40% dei pazienti affetti da questa malattia può presentare affaticamento e perdita di potenza vocale, oltre ad abbassamento e alterazione della qualità della voce”.

Per il caso di Maria Callas, Ragona spiega che il punto di partenza è stato un articolo del 2002, uscito sul Corriere della Sera, del professor Mario Giacovazzo, medico della cantante, che racconta come, già quando l’aveva visitata nel 1975, le avesse diagnosticato la dermatomiosite, somministrandole una terapia steroidea, fortemente antinfiammatoria. Questo rimedio aveva migliorato le sue performance vocali.

“Sempre nel 2002 – continua Ragona – era stato pubblicato su The Lancet un articolo che, per la prima volta, associava la dermatomiosite alla disfonia”.

Partendo da queste fonti, gli studiosi hanno approfondito il caso di Maria Callas attraverso il confronto tra le sue esibizioni all’inizio della sua carriera, negli anni Quaranta, e quelle successive.

“L’esame della sua voce era già stato eseguito da alcuni foniatri francesi, ma lo abbiamo svolto anche noi e abbiamo notato importanti differenze nelle esibizioni a partire dal 1957-58, per esempio forti alterazioni vocali o una minore tenuta negli acuti. Abbiamo osservato, inoltre, che mancava il supporto respiratorio e muscolare: pur funzionando bene le corde vocali, le proprietà neuromuscolari della laringe e del sistema di fonazione erano alterate”.

Questi sintomi confermano che la cantante potesse essere affetta proprio dalla dermatomiosite. A completare il vasto panorama di dati a disposizione degli studiosi sono le testimonianze di Giacovazzo sull’effettivo stato di salute dell’artista. Nonostante la persistenza del disturbo, Callas rifiutò sempre di eseguire esami diagnostici più approfonditi: Ragona spiega che, probabilmente, voleva nascondere la propria patologia al pubblico e ai colleghi, come spesso fanno molti cantanti.

Ovviamente, i ricercatori non sostengono che la dermatomiosite sia stata l’unica causa del peggioramento vocale di Callas.

“Di sicuro – afferma il docente – sono stati vari i fattori che hanno determinato questo progressivo deterioramento. In particolare, hanno contribuito sicuramente disturbi psicologici o un eccessivo dimagrimento dovuto a una dieta drastica o al fatto che, secondo alcuni, abbia ingerito la tenia oppure abbia fatto uso di anfetamine. Tuttavia, secondo la nostra interpretazione, la dermatomiosite resterebbe la causa principale”.

Ma quali sono oggi i criteri e i metodi diagnostici per questa malattia? Ragona afferma che attualmente esistono vari esami per individuarla, e l’iter risulterebbe più accurato.

“Tra i test da somministrare per diagnosticare la patologia ci sono la risonanza magnetica e strumenti ottici come la laringoscopia o la laringostroboscopia, che consente di esaminare meglio l’onda mucosa per delineare con più precisione la problematica. Si possono effettuare, inoltre, esami ematochimici o biopsie muscolari per ottenere un quadro più completo e ampio”.

Per quanto riguarda le terapie, il docente spiega che oggi sono a disposizione farmaci biologici per le forme resistenti ai trattamenti, ma di solito si riesce a tenere sotto controllo la malattia con corticosteroidi o immunosoppressori.

Il caso di Maria Callas fornisce nuovi spunti per il trattamento della disfonia e dei problemi vocali.

“Capita talvolta – afferma Ragona – che i pazienti manifestino un’inspiegabile perdita della voce. I sintomi della cantante confermano che la dermatomiosite può presentarsi anche, e a volte esclusivamente, con problemi a livello vocale. Questi ultimi, dunque, devono essere considerati come una finestra, un campanello d’allarme che deve portarci a valutare lo stato di salute dell’intero organismo. È necessario svolgere sul paziente un’analisi a tutto tondo, che non coinvolga solo l’otorinolaringoiatra o il foniatra, ma anche l’internista, il reumatologo o il neurologo”.

Il docente conclude che la ricerca non si propone di risolvere definitivamente il mistero di Maria Callas, ma di riesaminare il suo disturbo alla luce di ciò che oggi sappiamo e della letteratura scientifica sul tema. Ai medici, inoltre, ricorda l’importanza di effettuare una valutazione completa della disfonia, perché potrebbe essere la spia di una malattia autoimmune e sistemica.

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