Adattamento in città: avvicinare i rifugi climatici ai più bisognosi
Luke Lawreszuk
A meno di un mese dall’inizio dell’estate, l’Europa è già stata messa a dura prova da tre ondate di calore che hanno attraversato il continente da ovest a est: la prima già a fine maggio, un’altra nella seconda metà di giugno e una terza nella prima metà di luglio.
Un’analisi della World Weather Attribution ha confermato che la seconda è stata la più grave che l’Europa abbia mai vissuto da quanto si raccolgono questi dati: le temperature hanno raggiunto picchi anche di 12°C superiori alla media del periodo e centinaia di città hanno battuto i propri record termici. La colpa va attribuita al riscaldamento globale di matrice antropica, senza il quale questi picchi di temperature sarebbero risultati “virtualmente impossibili”, hanno sottolineato gli autori dello studio di attribuzione.
A Parigi, hanno fatto notizia le uova cucinate su padelle lasciate sotto il sole, perché la Francia non si è mai trovata ad affrontare tre ondate di calore a stretta distanza l’una dall’altra. Il termometro ha superato i 40°C anche in molte località della Spagna, che invece è abituata già da tempo a doversi difendere dal caldo estremo. La penisola iberica infatti è tra le aree più colpite d’Europa.
Secondo uno studio di due anni fa infatti, in Spagna sono aumentati i decessi dovuti al calore più rapidamente rispetto al resto del continente: nei 20 anni che vanno dal 2003 al 2022, l’aumento è stato di quasi 40 morti ogni 100.000 abitanti, quando la media europea è attorno a 17.
Gli impatti sulla salute delle persone poi sono tutt’altro che uniformi: sono più a rischio infatti le persone anziane, i fragili, chi convive con condizioni croniche, ma anche i bambini. Anche le fasce di popolazione meno abbienti spesso vivono in contesti urbani con maggiore densità abitativa e edifici isolati male, tutti fattori che li espongono a un rischio più elevato.
Il caso di Barcellona
Alcune città iberiche hanno avuto modo (e necessità) di attrezzarsi e di investire sulla pianificazione delle proprie strategie di adattamento. È il caso di Barcellona, che dal 2019 ha dato vita a una rete di rifugi climatici (Climate Shelter Network) che offrono riparo a coloro che non hanno per esempio l’aria condizionata e che per varie ragioni non possono lasciare la città.
Si tratta di spazi all’aperto come parchi o giardini, ma anche di edifici come musei, biblioteche o scuole che vengono allestiti per accogliere chi cerca refrigerio. Oggi in tutto sono circa 400 nella capitale catalana.
Un gruppo di ricercatori di Barcellona però ha pensato di adottare un approccio di giustizia climatica per affrontare la questione dell’adattamento e si è chiesto se questi rifugi siano accessibili in modo egualitario a tutte le fasce di popolazione, specialmente quelle più vulnerabili e quelle meno abbienti.
Gli anziani
L’obiettivo della città di Barcellona sarebbe quello di offrire a tutti i residenti un rifugio climatico che si trovi a meno di 10 minuti di distanza a piedi. Secondo i ricercatori le politiche cittadine però non tengono conto di un aspetto cruciale: le persone anziane si muovono più lentamente di un adulto in salute, profilo, quest’ultimo, su cui è calibrata la distribuzione dei rifugi climatici.
I ricercatori hanno infatti stimato che se una persona adulta in salute si muove a una velocità di circa 5 km/h, un anziano si sposta in media a circa 3,3 km/h. Tenendo la velocità di un adulto si percorrono più di 800 metri in 10 minuti, mentre con un passo più incerto si coprono meno di 550 metri nello stesso tempo.
Lo studio ha trovato che di più di 350.000 persone anziane (over 65) che vivono a Barcellona, il 92% ha accesso a un rifugio climatico camminando meno di 10 minuti. Il restante 8% però, che equivale a 28.650 persone anziane, vive a una distanza maggiore di 10 minuti da un rifugio climatico.
Tutti i distretti raggiungono almeno una percentuale del 75%, ma con differenze notevoli tra una zona e l’altra. La Città Vecchia per esempio (Ciutat Vella) è la sola a raggiungere il 100%: “questo è particolarmente rilevante” sottolineano i ricercatori “considerando la limitata disponibilità di spazi verdi e aperti nel distretto e l'elevata presenza di edifici datati e ad alta intensità energetica. In particolare il quartiere del Raval, situato all'interno di Ciutat Vella, è tra le aree della città maggiormente colpite dal calore”.
Altri distretti come Sants-Montjuïc e Les Corts invece offrono rifugi climatici solo a poco più di tre quarti (75%) dei residenti vulnerabili.
Molti rifugi inoltre sono costituiti da edifici pubblici e i ricercatori hanno fatto notare che il 40% ad agosto chiude i battenti. La conseguenza è che la percentuale di residenti anziani che può raggiungere un luogo fresco in città si abbassa al 75% durante uno dei mesi più caldi dell’anno.
Disparità di reddito
Lo studio non ha trovato differenze significative tra generi nell’accesso ai rifugi climatici. Ne ha trovate invece confrontando i redditi più elevati con quelli più bassi. Mentre quasi tutte le persone più abbienti vi hanno accesso facile, tra le fasce più basse la percentuale arriva all’88%, come nel caso del distretto di Sants-Montjuïc. L’eccezione è di nuovo la Città Vecchia, dove sono concentrati i redditi più bassi e persone nate fuori dalla Spagna, che garantisce pieno accesso a tutti i suoi residenti.
“Queste carenze evidenziano le disuguaglianze spaziali nella distribuzione delle infrastrutture per l'adattamento climatico e sottolineano la necessità di una pianificazione più equilibrata, basata sui bisogni, soprattutto nei distretti già esposti a livelli più elevati di calore” rimarcano gli autori dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Cities.
Pianificare l’adattamento
Le misure di adattamento al cambiamento climatico offerte da Barcellona restano tra le più avanzate d’Europa. Oltre alla rete di rifugi climatici, la città ha per esempio aumentato negli anni le aree ombreggiate negli spazi pubblici, ha sviluppato un'applicazione mobile che individua le fontanelle di acqua potabile, e offre sportelli di consulenza per promuovere la riqualificazione energetica delle abitazioni e migliorare l'accesso all'elettricità per le famiglie vulnerabili. Tutte queste iniziative fanno parte del Piano d'Azione per Prevenire gli Effetti delle Ondate di Calore sulla Salute (ASPCAT), disponibile dal 2022.
L’obiettivo di Barcellona è far sì che tutta la popolazione residente, entro il 2030, abbia rifugi climatici a meno di 5 minuti a piedi di distanza. Per un anziano si tratterebbe di dover percorrere poco più di 270 metri. Secondo i ricercatori oggi solo il 46% della popolazione anziana vive a questa distanza da un rifugio climatico. “Ciò corrisponde a circa 161.000 persone, di cui 106.960 persone di età compresa tra i 65 e i 79 anni e 54.040 persone di età pari o superiore a 80 anni” sottolineano gli autori. “Il raggiungimento dell'obiettivo previsto per il 2030 richiederà pertanto un ampliamento della rete dei rifugi climatici, insieme a un'attenta pianificazione strategica che consenta di dare priorità alle aree meno servite. Inoltre, sarà necessario garantire che i rifugi siano operativi durante i periodi di massimo caldo, al fine di proteggere efficacemente le popolazioni più vulnerabili”.
Studi come quello qui riassunto rappresentano contributi preziosi che la ricerca può dare alle municipalità, in ottica di una corretta pianificazione delle misure di adattamento: quanto fatto per Barcellona può essere replicato in molte altre città.