I mari globali e l’Europa occidentale non sono mai stati così caldi
La temperatura dei mari in Europa registrata ad Agosto - Fonte: European Union, Copernicus Marine Service Data
Chi ha fatto le vacanze al mare se ne sarà accorto: la temperatura dell’acqua del Mediterraneo quest’anno era particolarmente calda. Nel mese di luglio ha superato i 30°C in molte aree del bacino, mentre la media complessiva è stata superiore ai 27°C, più alta di quasi mezzo grado rispetto al luglio del 2025 quando aveva raggiunto il precedente massimo.
La tendenza però è tutt’altro che solo locale. Copernicus, il servizio europeo di osservazione della Terra, ha segnalato che il 22 agosto la temperatura dei mari compresi tra i 60 gradi di latitudine nord e sud ha stabilito un nuovo record assoluto, da quanto si effettuano i monitoraggi (ossia dal 1979): quello precedente di marzo 2024 è stato battuto e la temperatura media della superficie delle acque marine ha raggiunto i 21,10°C.
Il 22 agosto Copernicus ha registrato il record della temperatura globale dei mari - Fonte: ERA5/C3S ECMWS
“La tempistica del record è particolarmente significativa” fa notare Copernicus. Le temperature oceaniche globali raggiungono normalmente i valori più elevati a marzo e aprile, al termine dell’estate australe, quando le enormi masse del Pacifico raggiungono il picco di assorbimento del calore. Il nuovo record invece è stato raggiunto ad agosto e fa seguito a una serie di anomalie termiche che si sono susseguite per tutto il 2026.
Un’Europa divisa dal caldo
Da fine maggio a metà agosto, l’Europa occidentale è stata attraversata da 5 ondate di calore eccezionali e il bimestre di giugno e luglio è stato il periodo più caldo di sempre per questa regione, riporta Copernicus: la temperatura dell’aria è stata di 2,79°C più elevata della media degli ultimi 50 anni.
L’estate 2026 però non verrà ricordata come eccezionale in Europa orientale e in Scandinavia, dove le temperature del mese di luglio sono state addirittura al di sotto della media del periodo.
Le temperature medie in Europa - Fonte: ERA5/C3S ECMWS
La siccità osservata in Europa occidentale a maggio e giugno è invece proseguita e si è intensificata: “precipitazioni e livelli di umidità del suolo eccezionalmente bassi sono stati registrati in Francia, Spagna, in alcune zone della Germania e nel Regno Unito” riporta Copernicus.
Anche le portate dei fiumi sono risultate molto inferiori alla media o eccezionalmente basse: arterie idriche come la Senna, il Reno e il Danubio sono state particolarmente interessate. “Ciò ha avuto ripercussioni sull’approvvigionamento idrico, sull’irrigazione e sulla produzione di energia in diversi Paesi”.
Queste condizioni di siccità hanno favorito un’attività eccezionale degli incendi in Europa occidentale, sia in termini di superficie bruciata sia di emissioni. Spagna e Francia sono stati i due Paesi più colpiti.
Una stima preliminare pubblicata da The Guardian parla di almeno 35.000 morti causate dalle ondate di calore in Europa, senza nemmeno contare tutto il mese di agosto. Sarebbero 25.000 solo quelle di Spagna, Francia e Germania.
Le anomalie nella percentuale di umidità al suolo e del flusso dei corsi d'acqua in Europa registrati da Copernicus a luglio 2026 - Copernicus
Un 2027 infuocato da El Niño
Non è poi da escludere che i record appena fissati vengano battuti nei mesi a venire e nel prossimo anno. I climatologi infatti stanno vedendo montare un El Niño di portata eccezionale, con temperature che stanno rapidamente salendo nel Pacifico tropicale orientale e che potrebbero raggiungere livelli che non si osservavano da decenni. Il fenomeno, che è ciclico e si ripete ogni 3-4 anni, dovrebbe raggiungere il suo picco nei nostri mesi invernali (per questo il nome fa riferimento al bambin Gesù). Secondo gli esperti, c’è un’elevata probabilità che l’anno prossimo, il 2027, batterà i record fissati quest’anno.
Innestandosi su un pianeta già riscaldato di quasi 1,5°C dalle attività umane, El Niño porterà ancora più in alto la colonnina di mercurio, dando un’anticipazione del clima con cui ci troveremo a convivere tra un decennio, se non saremo stati in grado di ridurre significativamente le emissioni di gas a effetto serra. Non è invece al momento chiaro agli esperti se il riscaldamento di matrice antropica possa giocare un ruolo nel rendere più intenso El Niño, che viene innescato naturalmente da un cambio di circolazione dei venti e delle correnti del Pacifico.
Le anomalie nelle temperature dei mari a livello globale registrate da Copernicus - Fonte: ERA5/C3S ECMWS
I danni di mari più caldi
“Con il continuo aumento delle temperature oceaniche, aumentano anche i rischi per gli ecosistemi marini e le comunità costiere” ha detto Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts). “Le conseguenze sono già visibili: il numero di giornate caratterizzate da ondate di calore marine a livello globale è più che triplicato dall’inizio degli anni ’90”.
Con un oceano più caldo si aggrava anche il fenomeno dell’espansione termica delle acque, che è il principale responsabile di quell’innalzamento del livello del mare che minaccia le comunità costiere e le nazioni insulari a bassa quota.
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Le ondate di calore marine inoltre danneggiano ecosistemi fondamentali come le barriere coralline e le praterie di fanerogame marine. Le conseguenze non si avvertono solo sui fondali: l’intera rete ecosistemica marina subisce un forte shock che si riverbera fino alle attività economiche umane quali la pesca e l’acquacoltura.
Mari più caldi trasferiscono poi più calore e umidità nell’atmosfera, che quando vede sopraggiungere correnti fredde può diventare teatro di eventi temporaleschi estremamente violenti.
Inoltre, un oceano più caldo diventa meno efficiente nell’assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera, “indebolendo potenzialmente uno dei più importanti meccanismi naturali di compensazione del pianeta contro i cambiamenti climatici” sottolinea Copernicus.