SOCIETÀ

Earth4All: un nuovo patto sociale per il Ventunesimo secolo

Il G20 è composto da alcuni dei Paesi più industrializzati al mondo. Sono potenze economiche e politiche, che dettano l’agenda politica globale e che, con le loro decisioni, influenzano le vite non solo dei propri cittadini, ma anche degli altri abitanti del pianeta.

Eppure, anche in questa parte di mondo, le crepe si stanno allargando. Il nuovo rapporto curato dall’iniziativa Earth4All (erede del think tank che, nel 1972, pubblicò il rapporto sui Limiti della crescita) e condotto con la collaborazione di Ipsos restituisce l’immagine di una società sempre più divisa, percorsa da crescenti diseguaglianze – reali e percepite – e da una sfiducia molto generalizzata nella capacità dei governi di lavorare per il bene comune.

I 17 Paesi analizzati nel rapporto – tutti i membri del G20 eccetto Cina, Russia e Arabia Saudita, e con l’aggiunta della Svezia – rappresentano il 38% della popolazione mondiale, detengono il 58% del PIL globale e sono responsabili del 37% delle emissioni climalteranti. Nonostante non si tratti dei luoghi più poveri del pianeta, ma di economie stabili o in crescita, con istituzioni tendenzialmente forti e spesso storicamente democratiche, queste società si percepiscono come in declino.

Vogliamo le stesse cose

Da quando colpisce anche gli angoli più ricchi del pianeta, la crisi ambientale è riconosciuta universalmente come una minaccia immediata, e c’è un consenso diffuso sulla necessità di affrontarla in modo sistemico: il 54% dei partecipanti a questo sondaggio ritiene che i governi dovrebbero agire con forza per limitare le emissioni, anche se questo dovesse avere costi economici. Allo stesso modo, le persone riconoscono che il sistema in cui viviamo aggrava le diseguaglianze economiche, e molti lo percepiscono come “truccato” a tutto vantaggio dei più ricchi: non è un caso che il 2026 abbia visto il sorgere del primo patrimonio di oltre mille miliardi di dollari di proprietà di una sola persona.

Ma allora, se – come si legge nel rapporto – “la maggioranza della popolazione dei Paesi più ricchi è a favore della tutela dell’ambiente e vuole azioni sistemiche”, cos’è che frena i governi dal metterle in pratica? Per Earth4All, la risposta sta nel “collasso della fiducia tra i cittadini e lo Stato”. In altre parole, si è rotto il patto sociale che teneva insieme le nostre società.

Ma non vogliamo pagarne i costi

Senza un contratto sociale di cui tutti accettano i termini, è molto difficile per le istituzioni attuare quel cambiamento trasformativo di economia e società che i cittadini stessi chiedono a gran voce. I cittadini non credono che il sistema economico funzioni in modo equo (il 65% dei cittadini del G20 crede che il sistema sia “truccato a favore di ricchi e potenti”) e non si fida del fatto che i propri stessi governi prendano decisioni che avranno ricadute positive nel lungo periodo (solo il 31% dei partecipanti manifesta una simile fiducia). In queste condizioni, è difficile che la popolazione accetti di sobbarcarsi, nel breve periodo, i costi della transizione con la promessa di un beneficio nel medio o lungo periodo, a prescindere da quanto l’obiettivo da raggiungere – affrontare la crisi climatica e ridurre le disparità sociali – sia condiviso e desiderato.

La domanda da porsi, allora, è: si può ricostruire un patto sociale andato in frantumi? Se sì, come? Quale collante usare, e a chi affidarsi? 

Dov'è che il meccanismo si è inceppato?

La prima parte della soluzione è l’analisi: bisogna ascoltare le persone per capire qual è l’origine della disillusione, della polarizzazione e della rabbia che, ad esempio, stanno portando sempre più persone a guardare con simpatia a partiti di estrema destra, che predicano posizioni radicali e soluzioni semplici a problemi complessi. Non è un caso che il 67% degli intervistati percepisca il proprio Paese più diviso rispetto a 10 anni fa. Questa tendenza alla polarizzazione della società è percepita in modo più grave nelle democrazie più ricche e stabili: Francia, Germania, Svezia e Stati Uniti sono i Paesi in cui le divisioni sociali sono sentite di più.

Inoltre, tra i cittadini dei Paesi del G20, il 40% dei rispondenti è d’accordo con l’idea che il proprio Paese “starebbe meglio con un leader forte che non deve preoccuparsi del parlamento e delle elezioni” – un autocrate insomma; quest’opinione è supportata soprattutto, in media, da persone che si definiscono di destra e che hanno un reddito alto. Questo dato, tuttavia, è controbilanciato dal fatto che la democrazia sia ancora considerata la migliore forma di governo dal 68% delle persone che hanno partecipato al sondaggio. È un dato ancora alto, anche se in rapido calo: nel 2024, ben l’81% delle persone interrogate si dichiarava (almeno in principio) a favore della democrazia.

La ferita sociale della mancanza di riconoscimento

La sfiducia nelle istituzioni è alimentata non soltanto dalla percezione di uno Stato che tutela gli interessi di un’élite a discapito dei diritti dei più deboli, ma anche dal senso di mancato riconoscimento che serpeggia nella società. In media, meno della metà dei partecipanti al sondaggio (il 41%) ritiene che le persone come loro siano trattate con rispetto e dignità nel proprio Paese. Questo divario di percezione si amplia molto quando si guarda al reddito: solo il 21% delle persone più svantaggiate economicamente si sente trattato con rispetto, contro il 62% tra le persone più facoltose.

Questi sentimenti, secondo diversi studi, aumentano il senso di alienazione politica e spingono le persone nelle braccia delle formazioni politiche più estremiste e anti-sistema, che promettono rivalsa a chi si sente emarginato. Come sottolineano gli studiosi di Earth4All, “una società in cui una persona su quattro non si sente trattata con rispetto è una società piena di materiale incendiabile”. Materiale la cui presenza approfondisce le crepe e mette in crisi il patto sociale, proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di una società coesa, di fronte alle sfide planetarie che (non) stiamo affrontando.

Ricucire 

Una volta analizzata la situazione, bisogna però passare alla seconda parte della soluzione: rimettere insieme i pezzi.

Se è la mancanza di fiducia nelle istituzioni a impedirci di raggiungere obiettivi condivisi – una società e un’economia nuove, che tengano in conto le questioni ambientali –, allora bisogna ricostituire quella fiducia.

Questo significa difendere la democrazia, dare spazio e riconoscimento a chi si sente invisibile, ridurre attivamente le diseguaglianze e disinnescare la polarizzazione che, negli ultimi anni, sembra l’esito inevitabile di ogni disaccordo. Tutto questo si riassume in due obiettivi, che Earth4All sta perseguendo: realizzare il cambiamento sistemico costruendo una nuova economia e un nuovo contratto sociale per il ventunesimo secolo. 

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