SOCIETÀ

Dal fisico Shaviv un’ipotesi radicale per il Global Warming

“Non nego i cambiamenti climatici ma solo le teorie dell’Ipcc e dei suoi difensori”. Ipcc sta per Intergovernmental Panel on Climate Change (premio Nobel per la pace nel 2007) il gruppo di esperti internazionali formato dall’Onu nel 1988 per studiare e contrastare le cause del cambiamento climatico. A Giora Shaviv, fisico dell'Israel Institute of Technology di Haifa, piace parlar chiaro. “Nessuna delle loro previsioni sul riscaldamento globale si è verificata: a dirlo sono loro, non io”.

Shaviv è a Padova con la moglie Edna per un seminario, tenuto il 19 settembre presso il Dipartimento di Fisica. La sua specialità sono le Space Sciences e la fisica nucleare, ma negli ultimi anni si è occupato anche del Global Warming da un punto di vista abbastanza originale. “Le mutazioni climatiche ci sono certamente, ma non hanno niente a che vedere con la concentrazione dell’anidride carbonica nell’aria. Il clima sulla terra è sempre mutato, ben da prima che comparisse l’uomo”.

Dunque l’aumento della CO2 è ininfluente? “Se anche nell’atmosfera ce ne fosse il doppio il clima sarebbe più o meno lo stesso, o forse addirittura più fresco”. Come è possibile? “L’anidride carbonica non è diffusa uniformemente in tutta l’atmosfera, tende a concentrarsi soprattutto negli strati inferiori. Se anche all’improvviso la quantità raddoppiasse, l’effetto principale sarebbe che il diossido di carbonio si estenderebbe ad altezze maggiori, mentre la concentrazione negli strati bassi rimarrebbe più o meno uguale. E, dato che la CO2 assorbe il calore, ciò significherebbe che al suolo ne arriverebbe meno”.

A che cosa sarebbe dunque dovute le variazioni climatiche? “Possono esserci varie spiegazioni – risponde lo scienziato israeliano – Personalmente trovo promettente lo studio dell’effetto delle supernove. Queste lontanissime esplosioni stellari possono avere l’effetto di ionizzare l’atmosfera terrestre, favorendo in questo modo la formazione di nubi. Queste riflettono la luce solare, con un impatto molto maggiore sulla temperatura rispetto all’anidride carbonica”. Alla dimostrazione di questa teoria Giora Shaviv negli ultimi anni ha dedicato parte delle sue energie, in collaborazione con il figlio Nir, a sua volta ricercatore e docente di astrofisica.

È importante specificare che la maggior parte della comunità scientifica è oggi unanime nel sostenere che il riscaldamento globale sia una realtà e che stia avvenendo ad una velocità significativamente più alta rispetto ai cambiamenti avvenuti in precedenza (come è stato ad esempio documentato nel 2007). La faccenda inizia a complicarsi sulle cause e le modalità effettive, e soprattutto sulle responsabilità umane. 

In particolare l’architettura del cosiddetto Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, si basa innanzitutto sulla riduzione della produzione dell’anidride carbonica, la quale però rappresenta mediamente poco più dello 0,03% dell’atmosfera terrestre. Una misura inferiore ad esempio rispetto a quella del vapore acqueo, che inoltre avrebbe una capacità maggiore di assorbire il calore. “In realtà il sistema tende da solo all’equilibrio – continua Shaviv – Il riscaldamento infatti favorisce la formazioni di nubi, che a loro volta riflettono verso l’esterno le radiazioni solari e raffreddano l’atmosfera”. E lo scioglimento dei poli? “Potrebbe essere dovuto all’inquinamento: la neve è più sporca, quindi riflette meno i raggi solari. Questo per quanto riguarda il Polo Nord, visto che in Antartide i ghiacci stanno addirittura aumentando la loro superficie”.

Perché allora la maggior parte degli scienziati allora sono d’accordo sulle responsabilità dell’anidride carbonica nel riscaldamento globale? “In molti casi perché è cool, una moda”. “La scienza dovrebbe essere libera – vuole aggiungere Edna Shaviv, moglie di Giora e a sua volta docente di architettura e urbanistica al Technion di Haifa – mentre oggi mettere in discussione le tesi dell’Ipcc rischia di farti incorrere in una vera e propria ‘scomunica’. Mi occupo di risparmio energetico nell’edilizia da più di quarant’anni, ma appena si è saputo che mio marito e mio figlio avevano sostenuto queste teorie molti colleghi hanno smesso di rivolgermi la parola, soprattutto negli Usa”.

Questo comunque significa che l’aumento della CO2 sia privo di pericoli? “Niente affatto. Il problema vero però è nel mare, non nell’aria. La maggior parte del diossido di carbonio infatti è negli oceani. Ora la concentrazione di anidride carbonica tende ad inacidire l’acqua: è il motivo per cui ci piace l’acqua con le bollicine. Negli ultimi anni l’acidità degli oceani è passata da un Ph di 8,5 a uno di 8,3-4. Se il processo continuasse morirebbero tutti i pesci, e questo sì che sarebbe un problema”. Ad ogni modo è difficile accusare il fisico israeliano di connivenza con i grandi gruppi petroliferi e industriali: “Non sono affatto contro i protocolli di Kyoto. Si tratta anzi di una buona idea, perché ridurre l’anidride carbonica  significa essenzialmente ridurre il consumo di energia e l’inquinamento. Ma è appunto questo il problema, non l’anidride carbonica in sé”. Almeno un punto quindi è certo: consumare meno energia e bruciare meno oli combustibili è sicuramente un bene.

Daniele Mont D’Arpizio

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