CULTURA

I tanti Marlowe del mediterraneo

Lettore accanito di documenti contabili, manoscritti, frammenti di iscrizioni, diari personali, Fernand Braudel probabilmente non aveva tempo per leggere romanzi polizieschi: se lo faceva, la notizia non è giunta fino a noi. Sappiamo però che la sua opera fondamentale, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, è stata decisiva per iniziare a concepire la distesa d’acqua che si estende fra i Dardanelli e lo stretto di Gibilterra come uno spazio unitario in senso geografico, storico, politico.

La lezione di Braudel è stata messa a frutto da Franco Moretti in varie opere in cui ha creato degli atlanti letterari, oggi considerati un indispensabile strumento critico. Come abbiamo visto, Grecia, Italia, Francia e Spagna hanno tutte prodotto degli autori che usano il romanzo poliziesco come strumento di critica sociale, che sono più interessati a descrivere le città che non a inventare trame sorprendenti. Non è un caso, innanzitutto, che Markaris, Donna Leon, Izzo e Giménez-Bartlett vivano tutti in città di mare: Markaris è nato a Istanbul e vive ad Atene, Donna Leon vive a Venezia, Izzo non ha mai lasciato Marsiglia, Giménez-Bartlett sta a Barcellona. Insieme, delineano un ritratto della sponda nord del Mediterraneo fatto di commerci, di scambi, di piccoli e grandi crimini. Non sono i soli: fra i precursori troviamo Vazquez-Montalban, anch’egli di Barcellona,  Camilleri (siciliano fino al midollo, benché viva a Roma) e Jean-Patrick Manchette, marsigliese che raggiunge il successo con un romanzo in cui si parla del rapimento di un leader africano a Parigi.

Soprattutto, questi autori descrivono città di mare, si spostano nel Mediterraneo, parlano di mafia italiana in Francia e di gangster albanesi in Grecia. Le indagini del commissario Charitos o dell’ispettore Petra Delicado portano immancabilmente a organizzazioni internazionali, siano esse le grandi banche d’affari o gli speculatori che si servono della criminalità organizzata per raggiungere i loro scopi. Markaris porta il suo commissario a indagare a Istanbul (La balia) o lo mette a confronto col dirottamento di una nave in acque internazionali (La lunga estate calda del commissario Charitos). Nel suo ultimo romanzo, Giménez-Bartlett manda in trasferta a Roma l’ispettore Delicado (Gli onori di casa). Il commissario Brunetti non si avventura fuori da Venezia ma ha continuamente a che fare con una città multiculturale e con ostacoli alle sue indagini che vengono da poteri occulti. Molte pagine di Izzo sembrano tratte di peso dalle analisi di Le Monde Diplomatique.

I nostri investigatori detestano i centri commerciali (“Non conosco luoghi più inospitali, volgari e nauseabondi sull’intero pianeta”, Nido vuoto di Giménez-Bartlett) e hanno una predilezione per i bar popolari o i ristoranti sconosciuti ai turisti: “Quella sera avevo proposto di andare a cena al Tamaris, un piccolo ristorante greco nella baia di Samena, non lontano da casa mia. Faceva caldo. Un caldo denso, secco, come spesso a fine agosto. Avevamo ordinato cose semplici: insalata di centrioli allo yogurt, foglie di vite ripiene, tarama, spiedini alle cento spezie, grigliata su tralci di vite, con un goccio d’olio d’oliva, capretto. Il tutto accompagnato da un Retsina bianco” (Casino totale, di Izzo).

Se l’ex ispettore Fabio Montale ha una passione per un raro whisky scozzese, il Lagavulin, Petra Delicado e suo vice Garzon bevono praticamente solo cerveza (o caffè per tenersi svegli). Charitos stravede per i pomodori ripieni che gli prepara la moglie, mentre Brunetti beve volentieri un bicchiere di vino bianco al bar sul ponte dei Greci tenuto da un senegalese. Tutti odiano la trasformazione delle città che distrugge i vecchi quartieri: le olimpiadi, che hanno lasciato il segno sia su Barcellona che su Atene, la speculazione edilizia a Marsiglia e l’invasione di turisti a Venezia. 

La sponda nord del Mediterraneo ha conosciuto il fascismo e se questo aspetto non appare nei romanzi di Donna Leon (l’unica non autoctona dei quattro autori) è invece sempre presente nei libri di Markaris, dove uno dei personaggi principali è Lambros Zisis, un ex comunista che aveva partecipato alla resistenza contro italiani e tedeschi e poi alla lotta contro i colonnelli che avevano preso il potere nel 1967. Giménez-Bartlett, a sua volta, crea un investigatore, Petra Delicado, palesemente delusa dalla transizione alla democrazia dopo il franchismo e Jean-Claude Izzo parla in ogni romanzo del Front National francese e del pericolo che rappresenta per la democrazia, in particolare in Solea.

Insomma: la lezione di Braudel, guardare al mediterraneo come a un grande spazio unitario con dinamiche, problemi e conflitti comuni, è oggi con ogni evidenza più fertile che mai, come anche le cronache della crisi nei "paesi dell'olio d'oliva" confermano. Solo, a mostrarcelo e a scavare in queste realtà troviamo più i romanzieri che non i sociologi. E non è detto sia un male: se la precisione scientifica ne soffre un po', la profondità dell'analisi sicuramente no, e per il piacere della lettura non c'è confronto. 

Fabrizio Tonello

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