SOCIETÀ

India: fra silenzio e denuncia, i numeri della violenza contro le donne

A Mumbai è cominciata da alcune settimane la campagna "37 milioni di luci", voluta dall'arcidiocesi locale, il cui nome fa riferimento ai risultati dell'ultimo censimento nazionale. Secondo la rilevazione, infatti, la differenza tra uomini e donne in India, anche a causa dell'ingente mortalità femminile, è di ben 37 milioni: lo stesso di numero di luci che tutte le parrocchie dell'arcidiocesi terranno accese per solidarietà e denuncia. Numeri che fanno pensare.

Il contesto in cui la questione della violenza alle donne si pone in India è molto più complesso di un’emergenza criminale: agli abusi sessuali si aggiungono le dispute legate alla dote e ai matrimoni combinati (in cui le spose sono poco più che bambine) che sfociano a volte in delitti, l'infanticidio femminile e l’uso frequentissimo dell’aborto selettivo, l'abbandono di minore, le disparità di genere nell'accesso alle risorse sanitarie, la negligenza nell'assistenza alle anziane. Secondo diverse stime delle scienze sociali, ogni anno in conseguenza di tutto questo nel subcontinente muoiono circa due milioni tra donne e ragazze in più di quanto sarebbe lecito aspettarsi secondo i normali indici demografici, che a parità di condizioni vedono invece uomini e donne bilanciarsi nella popolazione, con una leggera prevalenza femminile.

Le disparità di genere affondano le loro radici anche in un clima culturale profondamente patriarcale e restio ai cambiamenti: talvolta le stesse credenze tradizionali, e la predicazione di taluni religiosi, portano a legittimare la prostituzione o alla stigmatizzazione sociale nei confronti delle vittime. Purtroppo, spesso la comunità tende a svilire le donne che hanno subito violenza, ad emarginarle, a criticarle e attribuire loro la colpa prima che a tutelarle. Proprio circa il caso del 16 dicembre a New Delhi, il noto leader spirituale Asaram Bapu ha espresso il parere che la studentessa avrebbe la stessa colpa dei propri aggressori, scatenando diverse proteste nei centri urbani, e un avvocato della Corte Suprema ha offerto la propria assistenza legale agli accusati, suscitando reazioni da parte dei colleghi presenti all'udienza preliminare.

Sulla questione della violenza contro il genere femminile, sempre più impellente in India, il Parlamento Europeo ha presentato una proposta di risoluzione comune il 16 gennaio (2013/2512 RSP). Nel documento vengono ricordati numerosi altri casi, e l’ancora più inquietante casistica dell'Ufficio nazionale del casellario giudiziale indiano, per cui su oltre 635 stupri denunciati a Delhi nel 2012, un solo caso si è concluso con condanna; si menziona anche il sondaggio della Thomson Reuters Foundation, per il quale tra i paesi del G20 l'India è quello che riserva alle donne le condizioni di vita peggiori.

L'Europa esorta il parlamento indiano ad assicurare l'emendamento del nuovo disegno di legge anti-stupro, eliminare l'immunità giudiziaria e gli ostacoli procedurali a favore delle forze di sicurezza, e garantire "trasparenza ed equità" da parte di polizia e magistratura in tutti i casi denunciati, anche quelli in cui gli aggressori appartengono alle caste dominanti e le vittime a quelle inferiori. Infine, deplora "l'insufficiente impegno profuso per l'assistenza alle vittime”: assenza di soccorso, mancate cure mediche, scarsa collaborazione del corpo di polizia, che, insieme al rifiuto da parte di famiglie e comunità, spessissimo inducono le donne a non sporgere denuncia.

Questa iniziativa si aggiunge alla protesta dei manifestanti e a quella della Commissione nazionale indiana per le donne, che chiede piena conformità alla Costituzione dell'India (articolo 51A), richiamando il governo all'obbligo di porre fine alle pratiche che tuttora discriminano il genere femminile a livello umano, sociale, economico.

Nel frattempo, numerose sono le iniziative in programma per il 14 febbraio, data del quindicesimo V-day per i diritti delle donne; l'iniziativa, partita dagli Stati Uniti e diffusa in tutto il mondo, destina i propri proventi all'assistenza delle vittime di violenza (vedi box sulla mobilitazione mondiale). In India ha organizzato le iniziative il network femminista Sangat insieme alla "One Billion Rising South Asia" (progetto del V-day attivo in Italia, peraltro, anche a Venezia), che promuove il progetto nelle quattro città di Delhi, Mumbai, Dhaka e Trivandrum.

Per la "One Billion" ha scritto una serie di articoli anche Vandana Shiva, filosofa e attivista indiana, donna: "La violenza di gruppo a New Delhi ha innescato una rivoluzione sociale" afferma. "Dobbiamo sostenerla, approfondirla, espanderla. Dobbiamo chiedere e ottenere giustizia rapida ed efficace per le donne. E mentre facciamo tutto questo abbiamo bisogno di cambiare in nome del progresso il paradigma dominante che ci è imposto e che sta alimentando crescenti crimini”. Nelle sue parole, è tutta la società a essere coinvolta, e il cambiamento, per superare una logica di sopraffazione, deve essere complessivo: sociale, culturale ed economico. Per dare rispetto, “al genere femminile e alla terra”. (2 – fine)

Vittoria de Lutiis

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