SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. La lezione di Fauci sull'ecologia del virus

Un articolo scientifico, uscito su Cell agli inizi di settembre, mi ha colpito molto, anche per gli autori: David Morens, noto virologo e studioso della storia della pandemie e l’ormai celebre Anthony Fauci, il virologo statunitense “sopravvissuto” al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Il titolo dell’articolo è “Pandemie emergenti: come siamo arrivati a Covid-19”. Si tratta di un pezzo ben scritto, leggibile da chiunque, senza tecnicismi. Si spiega la logica evolutiva ed ecologica di Sars-Cov-2, quali sono gli elementi a favore di questo virus e i motivi per cui dobbiamo temerlo. Racconta la storia delle pandemie e il motivo per cui sono già iniziate già dal neolitico, nel momento in cui è iniziata la convivenza stretta tra esseri umani e animali. Si ripercorre la storia della Spagnola, dell’HIV, dei 4 coronavirus emersi di recente. Affascinante quando gli autori spiegano la continua coevoluzione e sfida tra gli esseri umani e gli agenti patogeni. Questi ultimi molto veloci, capaci di prenderci di sorpresa perché rapidi a mutare e a diventare aggressivi per noi. Gli autori ricordano che ci sono altri patogeni pericolosi: si tratta dei batteri. Un’altra emergenza per la loro resistenza sempre maggiore, agli antibiotici.

Nell’articolo c’è una mappa in cui si vedono le varie grandi pandemie divise in “emergenti”, “riemergenti” e “deliberatamente emergenti” in casi di incidenti in laboratorio. 

La conclusione è questa: la pandemia da Covid-19 è un altro monito che ci dice che in un mondo dominato dall’uomo e le cui attività rappresentano una modalità aggressiva, dannosa e sbilanciata di interagire con la natura, noi saremo sempre più esposto a nuove pandemie emergenti. Quindi, per il futuro che possiamo prevedere, Covid-19 è stato una sveglia per farci comprendere che siamo vulnerabili e che dobbiamo trovare modalità diverse e più sensate per relazionarci con la natura.  

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