SCIENZA E RICERCA

Perché le femmine hanno le corna? È biologia, il partner non c’entra

Nel linguaggio comune “avere le corna” non è esattamente una situazione invidiabile. L’espressione indica un tradimento da parte del partner, quindi non è il tipo di caratteristica che qualcuno desidera sfoggiare. Soprattutto metaforicamente, anche se c’era un libro che diceva che le corna stavano bene su tutto.


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Nel mondo animale, invece, tutto cambia e le corna possono essere un accessorio evolutivo piuttosto utile e prestigioso: non sono smacchi sentimentali, ma strutture anatomiche utili per combattere, difendersi o stabilire gerarchie.
La biologia evolutiva le studia da decenni, ma con un’anomalia: quasi sempre si è occupata solo di quelle dei maschi.
Le corna, i palchi e le altre strutture usate nei combattimenti sono spesso legati alla selezione sessuale: in molte specie i maschi competono tra loro per l’accesso alle femmine, e questa competizione favorisce individui con strutture sempre più grandi e vistose: se chi le ha così riesce a riprodursi, la selezione naturale andrà proprio in questa direzione.

Questo è forse uno dei motivi per cui le femmine sono state meno considerate negli studi: non è che non abbiano le corna, ma la ricerca si è concentrata soprattutto sul loro ruolo nella competizione tra maschi.
Da questo squilibrio analitico parte uno studio pubblicato su Behavioral Ecology, che prova a rispondere a una domanda rimasta aperta: perché in alcune specie anche le femmine hanno le corna? A cosa servono? E, ancora più interessante, perché in certe specie queste corna sono grandi quasi quanto quelle dei maschi mentre in altre sono più modeste?

Le armi della selezione sessuale

In biologia evolutiva si parla spesso di “armi” animali. Con questo termine si indicano quelle strutture che vengono utilizzate nei combattimenti tra individui: corna, palchi, zanne, appendici o altre strutture più o meno minacciose. Anche alcuni insetti le hanno. Gli scarabei cervo, per esempio, sfoggiano enormi mandibole che ricordano i palchi dei cervi, da cui il nome: i maschi le usano per afferrare i rivali e spingerli giù dai rami, guadagnandosi così la posizione migliore per accoppiarsi con le femmine che arrivano.

Le armi però non servono solo a combattere. Spesso funzionano anche come segnali visivi e permettono ai rivali di valutarsi prima di arrivare allo scontro: se a prima vista un individuo è chiaramente più forte, il combattimento può essere evitato, perché l’avversario si ritira. In termini evolutivi è un vantaggio per entrambi: meno ferite, meno spreco di energia, più possibilità di sopravvivere e riprodursi. Insomma, a volte basta mostrare le corna per convincere un rivale a lasciar perdere, (questo tra l’altro può succedere anche con le corna metaforiche).


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Per molto tempo gli studiosi hanno dato quasi per scontato che queste dinamiche non riguardassero le femmine, per cui il ruolo delle armi femminili è rimasto a lungo ai margini della ricerca.
Negli ultimi anni questa prospettiva ha iniziato a cambiare.

Il mistero delle corna femminili

Il caso dei bovidi (la grande famiglia che comprende antilopi, capre, pecore, bufali e bovini) è interessante per andare in questa nuova direzione. In tutte le specie di bovidi i maschi possiedono corna permanenti, mentre nelle femmine la situazione è più variabile.

Alcune specie hanno femmine completamente prive di corna, mentre in altre le femmine possiedono corna piccole e sottili. In altre ancora, sorprendentemente, le corna femminili possono essere grandi quasi quanto quelle dei maschi.
Questa variabilità ha sempre incuriosito i biologi evoluzionisti. Se le corna servissero esclusivamente alla competizione tra maschi per l’accoppiamento, sarebbe difficile spiegare perché compaiano anche nelle femmine.

A cosa servono le corna nelle femmine?

Le ipotesi avanzate negli anni sono diverse. Una delle più intuitive è quella della difesa dai predatori: in ambienti aperti, dove gli animali sono più esposti agli attacchi, una struttura di questo tipo potrebbe rappresentare un vantaggio.
Un’altra possibilità riguarda la competizione tra femmine. Anche se non devono combattere per l’accesso al partner come fanno i maschi, molte devono comunque competere per le risorse, per il territorio o per il cibo.
Le corna potrebbero inoltre funzionare anche come segnali sociali, perché in gruppi numerosi una struttura visibile può indicare la forza o lo status di un individuo e ridurre il numero di combattimenti reali, non solo negli individui maschili.


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Esiste anche una spiegazione genetica: le corna femminili potrebbero essere in parte un effetto collaterale della selezione che agisce sui maschi: i geni che controllano lo sviluppo delle corna sono condivisi tra i due sessi, quindi una forte selezione per corna grandi nei maschi potrebbe portare indirettamente alla comparsa di corna anche nelle femmine, anche se queste strutture non sono direttamente favorite dalla selezione naturale o sessuale.

Quello che è difficile da spiegare è il motivo della variabilità delle armi nelle femmine, visto che ci sono grandi differenze anche in specie molto vicine dal punto di vista evolutivo.

Un’indagine su oltre cento specie

Per mettere alla prova queste ipotesi, i ricercatori hanno analizzato 115 specie di bovidi provenienti da tutto il mondo. Di queste, 80 presentano femmine con corna, mentre in 35 specie le femmine ne sono completamente prive.
Lo studio però non si limita a valutarne la presenza o l’assenza: i ricercatori hanno cercato di capire anche quanto le femmine investono nello sviluppo di queste strutture.

Per farlo hanno utilizzato un indicatore chiamato weapon quotient, un indice che confronta la dimensione delle corna con la dimensione corporea dell’animale.
Oltre ai dati morfologici sono state anche raccolte informazioni sul comportamento e sull’ecologia delle specie: dimensione dei gruppi sociali, tipo di habitat, territorialità e grado di esposizione ai predatori, perché l’ipotesi era che se le corna avessero una funzione specifica, dovrebbero comparire più spesso in specie con determinate caratteristiche ecologiche o sociali.

Più grande sei, più probabilità hai di avere le corna

No, niente bodyshaming in questo caso: i ricercatori hanno semplicemente rilevato che le specie più grandi hanno una maggiore probabilità di avere femmine con le corna.
Questo risultato è coerente con l’ipotesi anti predatoria: gli animali più piccoli possono spesso sfuggire ai predatori nascondendosi o fuggendo rapidamente, mentre le specie più grandi sono più visibili e meno elusive, quindi in questi casi strutture difensive come le corna potrebbero diventare utili anche per le femmine.

Però c’è un problema, perché quando invece si analizza la dimensione relativa delle corna si scopre che specie più grandi non hanno necessariamente corna proporzionalmente più grandi.
Essere grandi, insomma, aumenta la probabilità di avere le corna, ma non significa automaticamente investire per averle più imponenti: la taglia conta, ma deve esserci qualcos’altro dietro.

La vita sociale fa la differenza

I ricercatori hanno scoperto che c’è un altro fattore importante: il comportamento sociale. Le specie che vivono in gruppi numerosi, infatti, tendono ad avere femmine con corna relativamente più sviluppate rispetto alle specie che vivono in coppie stabili (e qui autocensuriamo le battute).
Anche se non parliamo di competizione sessuale, nei gruppi numerosi gli individui interagiscono continuamente e devono stabilire gerarchie o difendere risorse condivise.

In questi contesti le corna possono funzionare sia come armi sia come segnali visivi. In un certo senso, possono essere viste come un modo biologicamente efficace per chiarire chi è meglio non provocare.

Il paradosso delle specie territoriali

Nelle specie territoriali le femmine hanno maggiori probabilità di possedere corna, ma quando le hanno tendono a essere relativamente più piccole.
Può sembrare un controsenso, ma in realtà riflette il modo in cui avvengono i conflitti: nelle specie territoriali gli incontri tra rivali sono rari, perché gli individui occupano aree separate. Quando però due di loro entrano nello stesso territorio, lo scontro di solito è immediato e ravvicinato: non c’è molto spazio per esibire corna e palchi e per valutarsi a distanza. In queste condizioni, quindi, corna particolarmente vistose non offrono un grande vantaggio evolutivo, perché non servono tanto a segnalare la propria forza quanto a combattere corpo a corpo. 


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Maschi e femmine evolvono insieme

Confrontando direttamente maschi e femmine, i ricercatori hanno scoperto che, nelle specie in cui anche le femmine hanno corna, la loro dimensione tende ad aumentare in parallelo a quella delle corna maschili. Questo suggerisce che esista una correlazione genetica tra i due sessi: i geni che regolano lo sviluppo delle corna sono in gran parte condivisi tra maschi e femmine, e quindi la selezione che favorisce corna più grandi nei maschi può avere effetti anche sulle femmine.
In altre parole, se l’evoluzione “spinge” i maschi verso corna sempre più sviluppate perché migliorano il successo nei combattimenti, parte di questa pressione può estendersi anche nelle femmine, semplicemente perché i due sessi condividono buona parte del loro patrimonio genetico.

Questo però non significa che le corna femminili siano solo un sottoprodotto accidentale della selezione sessuale. Lo studio suggerisce piuttosto che entrino in gioco più pressioni evolutive contemporaneamente, e che l’evoluzione di queste strutture sia quindi il risultato di più fattori che agiscono insieme: da un lato i fattori genetici condivisi con i maschi, dall’altro elementi come la competizione tra femmine, la difesa delle risorse o la struttura sociale dei gruppi.

Non esiste una spiegazione univoca: le corna femminili sono comparse e scomparse nel corso dell’evoluzione dei bovidi in risposta a condizioni ecologiche e sociali diverse.
Capire come e quando le femmine usano le corna potrebbe quindi raccontarci una parte della storia evolutiva degli animali che finora è rimasta in secondo piano.

 

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