SCIENZA E RICERCA

Scienza e restauro dell'arte. Il laboratorio della Collezione Guggenheim

La scienza al servizio dell'arte. Il laboratorio di conservazione e restauro, dotato di tecnologie avanzate, è concepito come un "ambulatorio per la cura" di pazienti molto speciali: le opere d'arte della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia/Peggy Guggenheim Collection. Nato all'interno del Dipartimento di Conservazione, allestito in spazi specifici del museo, il Conservation Lab è un centro di eccellenza scientifica organizzato in due sale essenziali, ma all'avanguardia, dedicate allo studio, alla tutela, alla manutenzione, al restauro delle opere conservate nella dimora veneziana di una grande collezionista, punto di riferimento per l'arte europea e americana del XX secolo. 

Da Piet Mondrian a Jackson Pollock, passando per Edmondo Bacci e Tancredi Parmeggiani: una missione, conservare le opere per le future generazioni. Spiega Luciano Pensabene Buemi, Senior Conservator Peggy Guggenheim Collection: "Dopo la scomparsa di Peggy Guggenheim fu assunto un conservatore che inizialmente si occupò di trasformare la sua casa in un museo, focalizzandosi sulla conservazione preventiva, la climatologia e l'illuminazione. All'inizio non c'era reale necessità di un laboratorio di restauro strutturato, ma negli anni le attività sono aumentate, costantemente".

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

Arte, scienza, sostenibilità

"Quando sono arrivato, portando la scienza all'interno del Dipartimento di Conservazione, sono aumentate le esigenze: oggi in questo spazio, aperto nel 2025, oltre alla conservazione preventiva, alla manutenzione e al restauro, ci occupiamo di scienza applicata allo studio delle opere, a partire dalla valutazione delle tecniche e dei materiali di creazione: in particolare, nel Novecento, ogni artista cerca di distinguersi per un uso peculiare della tecnica. Questo ci permette di dare un contributo fondamentale alla storia dell'arte. Inoltre studiamo i processi di degrado delle opere nel corso del tempo, si tratta di passaggio essenziale per poter procedere a un restauro. Infine c'è un terzo aspetto importante, relativo all'applicazione della scienza, che consiste nello studio di materiali innovativi sostenibili da utilizzare all'interno del laboratorio: per esempio, attraverso il progetto GREENART, durato tre anni e condotto insieme al Metropolitan Museum of Art di New York, alla Tate Gallery di Londra e altri istituti di ricerca, abbiamo realizzato nuovi materiali green per la conservazione delle opere d'arte". 

Un'innovazione fondamentale riguarda la pulitura. Oggi i solventi non si usano in forma libera, ma vengono confinati in speciali gel. "Qui abbiamo messo a punto il Peggy Gel, un sistema testato per la prima volta sulle opere di questa collezione e oggi utilizzato nei più grandi musei del mondo, dal MoMA alla National Gallery".

Casi studio, da Mondrian e Pollock 

Capolavori come Finestre aperte simultaneamente 1° parte, 3° motivo (1912) di Robert Delaunay, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso (1938–39) di Piet Mondrian, Movimento gracidante (1946) di Jackson Pollock sono recentemente stati al centro di interventi di restauro avviati nel nuovo laboratorio. "Su Composizione con rosso stiamo lavorando da quattro anni. Nel 1968 l'opera ha subito un restauro invasivo che l'ha resa totalmente lucida, ma Mondrian verniciava solo le linee nere per creare un gioco di profondità tra lucido e opaco, dunque "sto rimuovendo la vernice non originale per restituire questa tridimensionalità", spiega Luciano Pensabene Buemi. 

Quello svolto su Alchimia (1947) di Jackson Pollock è stato uno degli interventi più complessi e per il quale è stata avviata una collaborazione tra Guggenheim, CNR e Opificio delle Pietre Dure per trattare nel miglior modo possibile "il primo dripping di Pollock, caratterizzato da colori industriali e una superficie estremamente materica che aveva accumulato polvere e persino nicotina, risultato dei molti party dell'epoca".

Le indagini sull'opera

"Le indagini scientifiche sull'opera iniziano con una approfondita ricerca d'archivio, dallo studio storico e artistico dell'opera, proseguendo con indagini non invasive attuate attraverso strumentazioni portatili per mappare materiali originali e problematiche di degrado senza intaccare l'opera. Inoltre vengono realizzati modellini per testare le tecniche di restauro prima di intervenire sull'originale".  


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La collaborazione con Ca' Foscari

"Collaboriamo con la Collezione Peggy Guggenheim per affrontare le criticità dei materiali sintetici. Utilizziamo strumentazione portatili avanzate: tecniche fotografiche e spettroscopiche", spiega Francesca Caterina Izzo, professoressa associata in Chimica dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, coordinatrice della Laurea Magistrale in Conservation Science and Technology for Cultural Heritage. Al centro, una attività di collaborazione nel campo della chimica applicata ai beni culturali, con un focus specifico sulla conservazione dell'arte contemporanea, con una ricerca di tipo non invasivo: "L'opera pittorica non viene minimamente intaccata. Attraverso tecniche fotografiche, spettroscopiche o elementari, riusciamo a ottenere informazioni sui materiali da ritocco utilizzati nel passato e le modalità con cui, nel tempo, hanno subito problematiche di degrado". 

Oltre agli interventi su opere di Edmondo Bacci e Tancredi Parmeggiani, "stiamo portando avanti una ricerca per capire come le superfici pittoriche rispondano a vari fattori ambientali e alla composizione dei pigmenti presenti nelle pitture, dando luogo a diversi tipi di crettature superficiali". Questo studio fornisce indicazioni sulle "modalità in cui questi materiali si comportano all'interno di questa collezione". In particolare, per quanto riguarda l'opera di Mondrian, ora presente in laboratorio, "stiamo evidenziando le differenze nella formazione di crettature, o craquelure, più o meno superficiali per cercare di descriverle in maniera più oggettiva e capire se la loro formazione sia dovuta a condizioni microclimatiche, temperatura e umidità in primis, o se dipendano anche o soprattutto da fattori legati alla loro composizione, dalla presenza di determinati pigmenti con cationi metallici in grado di promuovere fenomeni di degrado". 

La strumentazione portatile permette di studiare la superficie pittorica con tecniche fotografiche e spettroscopiche di riflettanza nel visibile e di ottenere informazioni di tipo composizionale attraverso la spettroscopia Raman. 

Il valore del restauro

"Entrare a contatto diretto con i capolavori dell'arte è un privilegio", commenta Emi Olivero, Assistant Conservator del Conservation Lab della Guggenheim. "Mi entusiasma l'idea di riuscire a mettere insieme tutti i pezzi per avere un quadro generale sull'opera". 

La missione del laboratorio è chiara e guarda alle future generazioni, lo spiega bene Luciano Pensabene Buemi: "Sono convinto che sia fondamentale riconsegnare la lettura originale alle opere della collezione. Nel corso del tempo gli interventi sono stati invasivi, quindi oggi risulta estremamente importante ritrovare la visione originale di ogni artista: è un impegno che il nostro laboratorio si sta assumendo, in senso ampio anche rispetto allo studio e all'eredità della storia dell'arte".

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