Grecia e Roma, una civiltà a due voci
L'Ercole del Foro Boario. Foto: Zetema
Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio. Sembra prendere avvio dalle celebri parole di Orazio La Grecia a Roma, grande mostra ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli dedicata alla lunga, decisiva e talvolta ambigua relazione tra gusto ellenico e mondo romano.
Fino al 12 aprile l’esposizione mette e disposizione del visitatore un corpus eccezionale di oltre 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, altri tornati a Roma dopo secoli di dispersione. Curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, la mostra segue quella su Fidia come secondo appuntamento del ciclo dedicato ai grandi maestri greci, e racconta la fortuna di opere giunte nell’Urbe dalla fondazione di Roma all’età imperiale.
Una storia che non è solo artistica ma anche culturale e politica: quella di un dialogo iniziato ben prima delle conquiste militari, quando l’Ellade rappresentava il fulcro intellettuale del Mediterraneo orientale e Roma, insieme alle città dell’Etruria, iniziava ad assorbirne linguaggi e modelli attraverso la mediazione delle colonie della Magna Graecia. Un processo lento fatto di scambi commerciali, contatti religiosi e costanti appropriazioni simboliche.
Dai primi contatti tra Roma e il mondo greco, già tra VIII e VII secolo a.C., fino all’attività degli artisti greci al servizio di Roma – protagonisti di una produzione eclettica, più rielaborazione che copia – La Grecia a Roma racconta una contaminazione profonda e irreversibile, in cui l’arte greca diventa linguaggio universale e strumento politico.
Con le conquiste del II secolo a.C. l’arte greca in seguito diventa bottino di guerra. Ogni nuova città espugnata porta con sé trionfi, cortei, ostentazioni pubbliche: statue, vasi, bronzi e oggetti preziosi sfilano davanti al popolo romano, suscitando una meraviglia che – a distanza di secoli – resta intatta. L’arte diventa preda del vincitore, ma è una preda che finisce per trasformarlo.
“ Non una semplice influenza ma un dialogo profondo: l’arte greca e Roma danno vita insieme al linguaggio classico
Sarebbe del resto fuorviante leggere questa storia come il racconto di una Roma succube del modello greco. Dall’inizio, e fino all’età tardoantica, il rapporto sarà segnato anche da una forte interdipendenza. Se il mondo ellenico insegna le forme dell’arte, il pensiero filosofico e il gusto, Roma restituisce una diversa idea di ordine: quella dello Stato, del diritto, dell’impero. E non è un caso che proprio il Mediterraneo orientale – la Grecia e le sue città – sia destinato a diventare con Costantinopoli l’ultimo laboratorio della romanità.
Sta di fatto che, come l’evocatio invita le divinità nemiche a trasferirsi simbolicamente sulle rive del Tevere, allo stesso modo la cultura greca, prima ammirata e poi saccheggiata, permea progressivamente la mentalità romana. Già nell’ultima età repubblicana, e in modo sistematico con l’Impero, il linguaggio artistico greco viene adattato agli scopi e ai valori di Roma, mentre parallelamente le élite collezionano opere greche nelle proprie domus in una sorta di prima globalizzazione del gusto.
Lo testimonia in modo esemplare il bronzeo Ercole del Foro Boario, probabilmente realizzato nel II secolo a.C. da una manifattura greca attiva a Roma e custodito proprio nei Musei Capitolini. Basta avvicinarsi per percepirne la tensione fisica e la vitalità trattenuta a stento dalla materia, con una cifra naturalistica emerge anche in uno splendido cavallo del V secolo a.C. attribuito al bronzista ateniese Hegias. Un realismo guidato da ideali forti, che mette la natura e soprattutto l’uomo – la sua ragione, la sua misura e la sua sensibilità – al centro dell’universo.
L’allestimento si sviluppa in cinque sezioni e tre grandi fasi – le prime importazioni, l’età delle conquiste e la stagione del collezionismo – intrecciandole con i contesti d’uso: spazi sacri, luoghi pubblici, residenze private. Tra i capolavori spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, la stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture dei Niobidi provenienti dagli Horti Sallustiani, riaccostate dopo secoli di separazione. Forte anche il valore simbolico del ritorno a Roma di una scultura acroteriale femminile oggi nella collezione Al Thani di Parigi. Non mancano reperti inediti, come le ceramiche attiche rinvenute nei recenti scavi nell’area del Colosseo.
Il risultato è un percorso efficace, che accompagna il visitatore con una narrazione arricchita da contenuti multimediali che ricostruiscono architetture, spazi cerimoniali e contesti decorativi. Allestimenti e videoinstallazioni permettono inoltre di restituire il “mondo perduto” delle opere, mostrando come dialogavano con gli spazi antichi e come sono state ricomposte nel tempo.
Alla fine, ciò che la mostra restituisce non è il racconto di una supremazia ma piuttosto quello di una lunga sedimentazione, grazie alla quale è nato il linguaggio con il quale oggi pensiamo il corpo, la bellezza, il potere. Una traduzione riuscita, destinata a durare più di qualsiasi impero.
LA GRECIA A ROMA
Arte, potere e linguaggi condivisi nel Mediterraneo antico
A cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce
Musei Capitolini – Villa Caffarelli
Piazza del Campidoglio, Roma
Fino al 12 aprile 2026
Info e prenotazioni:
www.museicapitolini.org