SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. La natura ci sta punendo?

In queste settimane ha un grande successo una metafora con una lunga storia: la natura ci sta punendo, ci sta mandando un castigo o perlomeno un segnale. Davanti a questo uso della metafora della Natura (con la n maiuscola) da una parte sono contento, perché ci ricorda che c’è un nesso ecologico fortissimo tra distruzione ecosistemi, commercio illegale di animali e comportamenti predatori della specie umana nei confronti del nostro pianeta e la pandemia con tutti i costi umani e sanitari che ci ha posto. Quindi, viene facile pensare che sia la natura a punirci. Ma non mi soddisfa un aspetto: che assomigli tanto all’argomento del castigo divino. Il castigo della natura e quello divino si assomigliano troppo. In comune hanno una cosa: la personificazione. Ci sarebbe l’assunzione implicita che la natura avrebbe delle intenzioni, delle finalità. È un errore. Già Darwin ci mise in guardia: non pensiate che esista un agente intenzionale. La natura è un insieme di leggi e di processi al cui interno ci siamo anche noi. 

Allora dovremmo verificare, in realtà, qual è il rapporto tra noi parte e il tutto (la natura). A me viene in mente l’asimmetria: un esempio di queste settimane è vedere come la natura ha espresso un grande “sollievo” (rimaniamo dentro la metafora) in assenza delle attività umane. Gli animali si sono riconquistati alcuni spazi, persino nelle città. Gli insegnamenti sono due: la pressione umana sul resto della natura è ormai insostenibile e, senza di noi; la stessa natura se la caverebbe benissimo. Lei può fare a meno di noi, noi – invece – no. 

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