SCIENZA E RICERCA

iDoctor? Solo su ricetta medica

Chi possiede uno smartphone o un tablet ha familiarità con l’uso delle applicazioni. E sul proprio dispositivo mobile avrà probabilmente scaricato l’app di Twitter, di Facebook, quella del proprio quotidiano d’informazione preferito, l’app per le previsioni meteo e tutte quelle relative a giochi, geolocalizzatori e quant’altro. Potrebbe però ancora non avere una di quelle app mediche che si stanno diffondendo in maniera impetuosa in tutto il mondo. Ogni mese sono infatti più di mille le applicazioni a carattere medico-diagnostico che vengono lanciate sul mercato. Come quelle che promettono di curare l’acne e quelle che servirebbero a identificare i melanomi. 

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna si sta assistendo a un vero e proprio boom, in particolare di quelle applicazioni che valuterebbero l’umore, quelle che servono a monitorare il ciclo mestruale e i periodi di fertilità delle donne e quelle che si propongono di misurare i livelli di glucosio nel sangue. Quali sono i rischi e e I benefici connessi all’uso di questi strumenti? 

Lo scorso anno, il ministero della Salute britannico aveva proposto una regolamentazione, giudicando necessario che tutte le app riguardanti la salute fossero verificate e, se efficaci, consigliate solo su prescrizione medica. Un percorso simile è in atto negli Stati Uniti, dove la Food and Drug Administration sta lavorando sulle linee guida di una proposta di legge che dovrebbe giungere a breve, dato che molti americani, come in parte era prevedibile, sembrano confondere l’app medica da 99 centesimi con una visita dal dottore. O comunque considerarla un’alternativa magari non del tutto efficace, ma decisamente più economica. 

Il problema, nei fatti, è che queste applicazioni possono essere fuorvianti e dannose, proprio perché inaccurate e fuori da ogni controllo terzo. Un recente studio, pubblicato sugli Archives of Dermatology, ha messo a confronto le quattro app più vendute tra quelle che si propongono di analizzare nei, macchie della pelle e lesioni cutanee e che assicurano di poter diagnosticare eventuali melanomi. La ricerca ha mostrato come l’accuratezza delle quattro applicazioni variasse dal 6,8% al 98,1%, uno scarto enorme: e come la migliore di queste scatti semplicemente una foto che viene poi inviata a uno studio dermatologico accreditato, rifacendosi quindi ad un parere medico, del quale fa invece a meno la peggiore, che basa le proprie diagnosi su un algoritmo automatico di analisi delle immagini. 

La questione si fa più seria se si prendono in esame quelle applicazioni che non solo promettono diagnosi ma perfino trattamenti o cure di patologie. Un noto studio del New England Centre for Investigative Reporting, riportato dal Washington Post lo scorso novembre, metteva in evidenza come oltre un quinto delle 1.500 app mediche più diffuse negli Stati Uniti promettesse di curare malattie con svariate terapie, alcune basate sulla suoneria del cellulare, altre su un particolare tipo di vibrazione, altre ancora su flash e luci emessi sempre dal telefono del “paziente”. 

Ovviamente i medici chiamati a esprimere opinioni al riguardo hanno sempre smentito ogni possibile efficacia terapica. A tal proposito va ricordata una controversia che lo scorso anno mise di fronte la Federal Trade Commission americana e i produttori di due app che avevano annunciato di poter curare l’acne. Le due applicazioni facevano leva infatti su uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology che mostrava come certe luci rosse e blu (come quelle emesse da queste due app) eliminassero un batterio collegato all’insorgenza dell’acne e riducessero fino al 76% le cicatrici lasciate sulla pelle da acne pregressa. Il successo delle due applicazioni fu tale che in un paio di settimane nella sola piattaforma iTunes oltre 11.000 persone le comprarono. In realtà, venne rapidamente dimostrato che le promesse delle due app erano del tutto infondate. 

Il caso spinse la FTC a ribadire che se da un lato possono essere utili quelle app che tengono traccia di diete o che misurano o informano su determinati parametri corporei, dall’altro tutte quelle che hanno ambizioni curative sono non solo inefficaci, ma anche talvolta deleterie per i possibili comportamenti che potrebbero indurre in coloro che le usano. 

Non deve perciò ingannare il fatto che circa il 20% dei medici britannici abbia scaricato e utilizzi delle app mediche durante l’orario di lavoro. Si tratta per lo più di enciclopedie e di portali della salute che aiutano lo specialista nella ricerca delle migliori soluzioni diagnostiche.

Marco Morini

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