SOCIETÀ

La scommessa da 250 milioni di dollari

Che farà Jeff Bezos con il Washington Post, che nei giorni scorsi era accessibile gratuitamente a tutti per avere notizie della sparatoria nel Navy Yard della capitale? La prima domanda che tutti si fanno è se il giornale cartaceo sparirà, per lasciare soltanto l’edizione on line. Secondo Fréderic Filloux, un ex corrispondente di Libération dall’Italia, la risposta è no, ci sono ancora lettori disposti a pagare per l’edizione cartacea. Anzi, una parte di loro pagherebbe qualunque prezzo per avere il giornale consegnato ogni giorno a casa: i prezzi dei quotidiani continuano a salire e 2 dollari, o 2 euro, per giornali di alta qualità non sono più la soglia psicologica oltre la quale non si può andare. L’aumento dei prezzi compensa la riduzione degli introiti pubblicitari. Mantenere le rotative in funzione ha un secondo vantaggio: non rinunciare alla pubblicità su carta, che vale 10 o 15 volte di più di quella digitale. 

Quanto durerà la fase di transizione? Per il commentatore del Guardian cinque anni ma solo se Bezos assumesse degli art director moderni per ridisegnare il lay-out e introdurre un formato più agile, come il berlinese (quello del manifesto). Per quanto riguarda la distribuzione, non c’è ragione di avere un giornale stampato quotidianamente a livello nazionale, con relativi costi: meglio concentrarsi sul mercato locale.

Bisogna poi guardare ai prodotti digitali; un editore deve considerare almeno tre formati: il web, gli smart phones e i tablet. Filloux promuove il sito web del Washington Post e riconosce che il mobile si sta rivelando più complicato del previsto: integrare il conto del telefono con gli abbonamenti è fondamentale. Il giornalista è scettico sulla pubblicità sui telefonini: “È cresciuta, ma è diventata da infinitesimale a insignificante”. E i media tradizionali hanno molte difficoltà a entrare nell’ottica delle notizie da 20 parole.

Ottenere incassi è più facile con i tablet: il 60% dei lettori del Post ha un iPad ma l’edizione digitale dei quotidiani tradizionali è basata sul pdf (un file non ottimizzato) ed è una replica del cartaceo. Il download del WaPo digitale è ora lentissimo. Superare il pdf implica il ripensamento del lay-out della versione cartacea. Un vero formato digitale può invece essere un moltiplicatore dei lettori: le edizioni digitali del New York Times hanno 50 milioni di lettori, 50 volte le copie cartacee tirate ogni giorno. L’identità visiva della testata è importante ma il pdf è una tecnologia del 1993, 20 anni fa. Chi continua a utilizzarla dimostra “la stessa ostinazione di un meccanico dell’Havana che continua nostalgico a riparare un’auto del 1956″, osserva il commentatore del Guardian.

Negli ultimi decenni, la modernizzazione dell’editoria è stata guidata dai periodici, non dai quotidiani, sotto tutti i punti di vista: dalla grafica, al marketing, alla pubblicità. Adesso però questo fattore d’innovazione si sta esaurendo perché la stampa, il vettore del cambiamento, non ha più forza. Ora il nuovo traino è il digitale. Un esempio negativo è Condé Nast, che offre delle app elementari e mal funzionanti. Molto meglio Fast Company e BusinessWeek. Anche il New York Times sta per lanciare un’edizione digitale e così anche l’importante sito di giornalismo on line ProPublica. Il Washington Post dovrebbe pensare a un’edizione specificamente indirizzata a chi possiede un tablet Android o un Kindle Fire.

In fin dei conti l’esperimento riuscirà solo se Bezos saprà assumere persone che pensino in modo non convenzionale: è una scommessa da 250 milioni di dollari. Fabrizio Tonello

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