SOCIETÀ

Profughi e migranti: la realtà in cifre

Non passa giorno senza la notizia di sbarchi sulle nostre coste meridionali, senza discussione sui confini meridionali dell’Italia, porta d’accesso dell’Europa; senza racconti di fughe, morti, disperazione e speranza. Storie che si trasformano in numeri: sopravvissuti, trasferiti, profughi, esuli. L’ultima cifra a toccare il Veneto è un 1.245, che la prefettura di Venezia diffonde nei primi giorni di luglio: questo il numero di migranti che nel primo semestre 2014 sono stati trasferiti in Veneto nell’ambito dell’operazione Mare nostrum. Un numero che già supera il totale di stranieri accolti lo scorso anno. Solo nei primi quattro mesi del 2014, i migranti arrivati in Italia sono aumentati dell'823% rispetto allo stesso periodo del 2013 (Ansa): da gennaio ad aprile 2014 sono stati registrati 26.310 arrivi. 

Per quanto sia importante l’emergenza che l’Italia sta affrontando, la nostra situazione è solo una piccola componente del panorama mondiale, che per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale conta 51.200.000 individui migranti, profughi o esuli, la cui situazione è il risultato di persecuzioni, conflitti, violenze o violazioni dei diritti umani. Il quadro delineato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) nel rapporto Global Trends 2013, pubblicato a giugno, racconta anche che l’86% dei rifugiati trova ospitalità in paesi in via di sviluppo: in Pakistan (1.600.000), Iran, Libano e Giordania. In Libano, ad esempio, circa una persona su cinque è un rifugiato, in Giordania una su 12. Un numero molto consistente di persone, più di 600.000, si sposta anche in Turchia (609.900). In Europa solo Germania e Francia hanno flussi migratori vagamente comparabili, anche se di molto inferiori, intorno ai 200.000 individui. Più della metà dei rifugiati è rappresentata globalmente da siriani, afghani e somali. Mentre l’Afghanistan è stata per più di trent’anni la nazione d’origine principale di questi migranti, alla fine del 2014 in testa ci sarà probabilmente la Siria, nel 2013 seconda con due milioni e mezzo di rifugiati. Nel 2011 era solo trentaseiesima. L’anno scorso, infatti,  il conflitto siriano ha costretto quasi 2.200.000 persone a lasciare il paese, dando origine al più grande esodo mai avvenuto dopo il 1994, anno del genocidio in Rwanda. 

 

Le 20 nazioni che, alla fine del 2013, ospitano più rifugiati al mondo. Fonte: Unhcr, Global Trends 2013

Gli Stati Uniti hanno accolto lo scorso anno 263.300 rifugiati, ma hanno anche ricevuto 84.400 richieste d’asilo, provenienti in buona parte da Messico e da altri stati del Centro America; nell’aumento di richieste incidono soprattutto le componenti siriana ed egiziana. L’asilo è ricercato, ancor più che negli Stati Uniti, in Germania, con più di 100.000 richieste (un aumento del 30% rispetto allo scorso anno) soprattutto da parte di russi, serbi e ancora siriani. L’Europa ha ricevuto più della metà delle richieste d’asilo in tutto il mondo: in questo contesto, oltre a quello della Germania, è rilevante il ruolo della Svezia, della Francia e dell’Italia, che ha anche uno dei più alti indici di riconoscimento del diritto d’asilo (il 64%), assieme alla Svizzera (68%). Desta sconcerto la quantità enorme di richieste proveniente da minori non accompagnati, soprattutto sud-sudanesi, kenioti, afghani e somali: sono globalmente circa 25.300 le loro domande d’asilo.

Raggiunge livelli mai registrati prima anche il numero globale di sfollati interni, persone costrette a lasciare la propria casa per rimanere però nel proprio paese: 33.300.0000. È questo il gruppo che nel corso del 2013 ha registrato l’incremento più consistente, e che vede la Siria ancora protagonista della sfortunata classifica; dopo di lei, Colombia, Repubblica democratica del Congo, Sudan, Somalia, Iraq, Repubblica centrafricana. In questo quadro terribile non vengono considerati gli invisibili, individui senza alcuna cittadinanza, impossibili da contare. Le Nazioni Unite ci hanno provato, ma hanno raggiunto solo quota 3.500.000, probabilmente solo un terzo del totale.

Dal 1° luglio, il ruolo dell’Italia, chiamata alla presidenza di turno dell’Unione Europea, diventa cruciale. L’Unhcr le ha immediatamente indirizzato raccomandazioni legate al suo impegno sul fronte dei salvataggi via mare e dell’ accoglienza dei rifugiati. In particolare “incoraggia l’Italia affinché guidi le discussioni sulla condivisione delle responsabilità e sulle politiche a livello europeo”. Raccomandazioni da accogliere a braccia aperte.

Chiara Mezzalira

 

Un richiedente asilo del Chad con i suoi documenti di registrazione nello squat Bertillon a Digione, in Francia. Foto: Unhcr / J. Tanner

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