UNIVERSITÀ E SCUOLA

Studenti Erasmus: "Don't panic"

L’allarme lanciato da Alain Lamassoure, l’europarlamentare francese, presidente della commissione Bilancio, sull’esaurimento dei fondi per il programma di mobilità internazionale Erasmus (e non solo), ha fatto il giro d’Europa sulle prime pagine dei giornali. Una notizia che ha destato la preoccupazione immediata degli studenti ma  anche rivelatrice di un conflitto interno all’Unione sugli oneri finanziari della politica comunitaria. Ma andiamo con ordine. 

“Chi è partito in Erasmus nel corso dell’anno – afferma Luigi Filippo Donà dalle Rose, consulente del rettore dell'università di Padova per la mobilità studentesca – nella maggior parte dei casi ha ricevuto in anticipo l’intera borsa di studio. Chi non è in questa situazione riceverà il saldo al rientro in Italia. Si tratta di soldi che esistono già e garantiranno anche le partenze da ora a dicembre”. Parole che trovano puntuale conferma in una nota dell’Agenzia nazionale Erasmus, il ‘terminal’ italiano delle risorse prima del loro trasferimento alle singole università.

“I fondi europei – spiega Donà dalle Rose – arrivano in due tranche. Il primo 80% è già in cassa. Il restante viene saldato dall’Europa entro dicembre dell’anno successivo. Per questo l’università anticipa agli studenti un 20%, con somme che vengono messe da parte a questo scopo e sono tutelate da un contratto con l’Agenzia nazionale”. La mobilità studentesca Erasmus, solo a Padova, è un investimento da più di 1,5 milioni di euro di fondi europei. A questi si aggiungono altri 650.000 euro, messi a disposizione dall’università (per rimborsi viaggio e integrazioni alle borse di studio degli studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate). In più viene utilizzata una quota del fondo del ministero dell’Università per la mobilità internazionale. “Il gap di liquidità – conclude Donà dalle Rose – tra impegni presi dall’Unione per il 2012 e capacità di pagare potrebbe coinvolgere circa 300.000 euro del nostro budget complessivo. Ma ribadisco che per quest’anno la copertura è totale”. Anche l'European Students Union si è pronunciata e per voce della sua presidente, la lituana Karina Ufert, ha sollecitato alla Commissione europea il rifinanziamento delle borse Erasmus per il secondo semestre dell’anno accademico appena avviato. Senza rinunciare a guardare in prospettiva: si avvicina infatti il momento di decidere sul prossimo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020.

Se ragione vuole che l’Erasmus si metta in salvo, quantomeno per evitare un danno d’immagine irrimediabile, il problema delle casse dell’Unione resta. La situazione è complicata: il 2013 infatti è l’anno di chiusura di programmi di finanziamento pluriennale (come Life Long Learning / LLP, Settimo Programma Quadro di ricerca e sviluppo -7PQ, Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale –FESR). E il bilancio 2013, sul quale pendono forti proposte di taglio da parte del Consiglio europeo, dovrà far fronte anche ai mancati incassi degli anni precedenti: un buco da 10 miliardi di euro. La conferma che non si tratta di una sorpresa arriva dalle parole di Patrizio Fiorilli, portavoce del Commissario Lewandowski: “Quando Consiglio e Parlamento hanno adottato il progetto di bilancio 2012, il Commissario aveva detto che non ci sarebbero stati abbastanza soldi”. 

Quanto alle conseguenze, se ora i governi decidessero di non far fronte agli impegni pagando la loro parte del conto, potrebbero mancare le risorse per compiere alcune attività già pianificate, con bandi per concorrere all’assegnazione dei fondi già pubblicati nelle gazzette ufficiali. 

Il caso Erasmus, che scoppia proprio quando si festeggia il venticinquesimo anno del programma, è emblematico, ma non isolato: l’attuale crisi di liquidità colpisce infatti anche le iniziative del Settimo Programma quadro di ricerca e sviluppo e il Fondo sociale europeo:  guarda caso ricerca, giovani e lavoro.

Alain Lamassoure, le cui dichiarazioni hanno provocato l’attenzione dei media, ha stimato ritardi nei pagamenti per 400 milioni di euro in Francia, 200 nel Regno Unito, 600 in Grecia e 900 milioni in Spagna, affermando peraltro la necessità di un incremento del budget europeo superiore al 6% per far fronte al deficit che si è creato negli ultimi anni.

Fino a qualche giorno fa la Commissione sembrava aver scelto la strada dell’ironia per commentare il difficile momento. Infatti il 5 ottobre, incalzata dalle ipotesi catastrofiste dei quotidiani, diffondeva una nota condita da ‘rassicuranti’condizionali sotto l’eloquente titolo “Don’t panic (yet)!”. A una settimana di distanza, è rimasto solo il “Don’t panic!”: Erasmus è troppo importante per l’immagine dell’Europa, appena gratificata dal premio Nobel per la pace. Ora la parola passa al Parlamento. La votazione del bilancio dell’Unione è fissata per il 23 ottobre. Dopo si dovrà trovare un accordo con il Consiglio.

Carlo Calore

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