SOCIETÀ

I custodi delle barene

Si avvicinano con la barca per monitorare lo stato di salute delle barene, segnalano criticità e intervengono per arginare e risolvere eventuali problemi. I pescatori veneziani sono i protagonisti di questa storia dal sapore antico che, al tempo stesso, si offre come modello di conservazione innovativa e sostenibile. Nel settembre 2013 viene avviato Life Vimine, progetto di Lasa, laboratorio di analisi dei sistemi ambientali del dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Padova, inserito nell’europeo Life Programme e pensato per definire e applicare un approccio integrato alla gestione del territorio lagunare basato sulla protezione dall’erosione delle barene e delle paludi più interne della Laguna di Venezia, ambienti fondamentali per il mantenimento della biodiversità, attraverso interventi di ingegneria naturalistica a basso impatto ambientale. 

Il progetto, che si concluderà a settembre prossimo, ha preso in considerazione l’area della Laguna nord (le isole di Burano, Mazzorbo, Torcello e la palude dei laghi) e nel corso degli anni ha coinvolto attivamente le comunità locali che vivono e lavorano sul territorio, “in particolare i pescatori, ai quali sono stati assegnati ruoli di monitoraggio e manutenzione delle barene”, spiega il professor Luca Palmeri, alla guida di Lasa e coordinatore di Life Vimine. “Lasa ha adottato una impostazione metodologica innovativa basata su parole-chiave come ingegneria naturalistica, prevenzione e presidio del territorio, partecipazione, sostenibilità socio-economica. Già con i progetti Elme e KnowSeas il nostro gruppo si era dedicato allo studio dell’interazione tra le attività antropiche sui bacini scolanti e gli effetti sulle zone costiere. Il nostro approccio è innovativo perché non si basa su interventi di natura emergenziale ma su azioni di prevenzione e gestione ordinaria e continuativa. È proprio per questo che nel progetto Life Vimine abbiamo scelto di coinvolgere la popolazione locale: i pescatori delle isole veneziane sono le nostre punte di diamante, sono loro a fornirci informazioni e indicazioni preziose. Attraverso un partner di progetto, stipuliamo dei contratti con le cooperative di pesca e chiediamo ai pescatori di monitorare la zona delle barene. Se un argine barenale frana, è proprio il pescatore a intervenire per primo, mettendoci, per esempio, un po’ di fango o sistemando delle fascine per rinforzare. Noi forniamo i materiali, che produciamo in loco: si tratta di una filiera corta”. E Palmeri aggiunge: “Non c’è nulla di nuovo, intendiamoci, i nostri nonni agivano proprio in questo modo. Noi semplicemente stiamo riportando in luce l’utilità e l’efficacia di una gestione sostenibile”. 

Macchie di colore sparse, piccole e fragili isole a formare un labirinto di terra e acqua, le barene sono formazioni morfologiche caratteristiche del paesaggio lagunare veneto, risultato dell’interazione dinamica tra sedimenti, correnti e vegetazione. Si tratta di un sistema in continua evoluzione, da tutelare perché svolge diverse funzioni: da quella idrodinamica a quella ecologica, passando per la funzione di fascia tampone che permette di dissipare l’energia delle correnti attenuando l’effetto erosivo sulle altre superfici emerse e le sponde dei canali, e che favorisce l’abbattimento di inquinanti provenienti dall’entroterra mediante principi di fitodepurazione. Nel contesto della Laguna di Venezia, l’erosione generalizzata dell’habitat a barena – per cause sia naturali che antropiche - è espressione di degrado ambientale e dissesto idrogeologico. “Il nostro progetto ha preso in considerazione la Laguna nord perché è l’area meno danneggiata, grazie all’apporto del Sile – conclude Palmeri-. In quella zona ci sono dei sistemi barenali ancora conservati, meno impattati dal punto di vista antropico che però stanno iniziando a subire i danni dell’erosione: si tratta dunque di un’area dove risulta più facile agire e constatare l’efficacia del nostro intervento perché l’ambiente non risulta totalmente distrutto. Abbiamo, comunque, intenzione di intervenire con un nuovo progetto anche in Laguna sud”. Oltre a coinvolgere le comunità locali e i portatori di interesse, il progetto Life Vimine svolge attività di divulgazione, sensibilizzazione e partecipazione nelle scuole: tra il 2015 e il 2016 è stato realizzato e distribuito in circa 900 classi della scuola primaria e secondaria di primo grado dei comuni di Venezia e Quarto d’Altino il Quaderno didattico per la salvaguardia della laguna e delle barene. A fine 2016 è stata inoltre pubblicata e diffusa la Carta del turismo sostenibile della Laguna nord di Venezia per favorire un turismo responsabile e rispettoso del patrimonio collettivo rappresentato dalle barene.

Francesca Boccaletto

Foto: Emiliano Ramieri

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