SOCIETÀ

Legittima difesa, i reati calano ma aumenta la percezione di pericolo

I reati calano, la percezione di pericolo aumenta e la corsa alle armi in casa sembra ormai dietro l'angolo. La propaganda spesso porta voti, ma l'effetto collaterale è il ferire e distorcere la realtà. I dati, come sempre, parlano chiaro. Secondo un rapporto Censis, nel 2017 in Italia sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 reati, con una diminuzione del 10,2% rispetto all'anno precedente e del 17,6% rispetto al 2008, quando ne erano stati denunciati 2.709.888.

Entrando nel dettaglio si può notare come sono soprattutto gli omicidi ad essersi ridotti, passando dai 611 del 2008 ai 343 dell'ultimo anno (-43,9%). Anche le rapine dal 2008 in poi hanno segnato un netto calo, passando da 45.857 a 28.612 (-37,6%), così come i furti che sono scesi da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%). 

"Difendersi in casa propria è sacrosanto" ha però dichiarato il ministro Salvini, dando di fatto il via alla discussione che dovrebbe portare ad una modifica del decreto legge sulla legittima difesa. I modelli presi ad esempio sono quello francese e tedesco, che in pratica non riconoscono l'eccesso colposo di legittima difesa. Poi c'è l'esempio degli Stati Uniti che in questo caso non si può certo dichiarare virtuoso. Uno studio oramai un po' datato di Franklin Zimring and Gordon Hawkins, nel 1999 aveva messo in relazione i dati sui crimini, scoprendo che negli USA in proporzione non c'erano più reati rispetto ad altri paesi occidentali, ma ciò che cambiava era il numero di morti in questi contesti. I due ricercatori dell’università di Berkeley scoprirono ad esempio che un abitante di New York aveva la stessa identica probabilità di essere rapinato di una persona che viveva a Londra, ma era 54 volte più probabile che morisse durante durante la rapina.

Ma se in Italia i reati calano perché la richiesta di armi aumenta?

Qui c'entra la propaganda, e la percezione di sicurezza che negli anni è drasticamente calata. Sempre secondo il Censis, che ha elaborato i dati del ministero dell'Interno, il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive.

Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l'evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l'autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

Autodifesa che, sempre secondo il rapporto Censis, si manifesta sia come voglia di possedere un'arma in casa che di "blindarsi". Il 39% degli italiani infatti è favorevole all'introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un'arma da fuoco per la difesa personale. Questo è un dato in netto aumento rispetto al 26% riscontrato nel 2015. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni).

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Il metodo che però quasi la totalità degli italiani applica per sentirsi più sicuri è la porta blindata. Il 92,5% infatti utilizza almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori e il 66,3%, cioè oltre 33 milioni di italiani, hanno una porta blindata. Il dato scende per quanto riguarda i cittadini che sono dotati di un sistema d'allarme (42%). Un altro gesto che spesso viene visto come deterrente all'intrusione di persone estranee in casa è il lasciare le luci accese quando si va via. Questo piccolo trucco viene utilizzato dal 29% degli italiani, che significa circa 15 milioni di persone.

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