SCIENZA E RICERCA

Medico vs paziente: una relazione da recuperare

C’è un dipinto di Luke Fildes che dice molto. Si intitola The doctor ed è conservato al Tate Gallery di Londra. Ritrae un medico che si sporge verso un bambino ammalato, steso su due seggiole con gli occhi chiusi, un braccio a penzoloni. Un altro uomo è in fondo alla stanza, si intravede appena e osserva il dottore. Che riflette, si prende tempo, tutto teso verso il paziente. Siamo alla fine dell’Ottocento e l’immagine riflette un rapporto, quello tra medico e paziente, che nel corso degli anni va via via modificandosi.

A parlarne, durante l’incontro La democrazia della conoscenza tenutosi nell’ambito di DigitalMeet, è Bernardino Fantini, storico della medicina all’università di Ginevra. Fantini riflette sull’importanza di una relazione che è da sempre alla base della medicina stessa. Il malato, fin dall'antichità, è visto nella sua interezza di persona che ha bisogno di cura. Negli ultimi secoli però l'atteggiamento dello specialista nei confronti del paziente cambia e ciò per effetto di due innovazioni profonde, secondo Fantini: l’origine della medicina scientifica che depersonalizza la relazione tra medico e paziente e l’origine della sanità pubblica. “Quello che è importante è recuperare una concezione olistica del singolo individuo, ma sempre all’interno di una visione generale e collettiva della salute”.

E, in questo contesto, la comunicazione assume un ruolo di primo piano. “È un problema molto importante – sottolinea Fantini – perché si tratta di due culture, di due esperienze molto differenti. Il medico usa un linguaggio scientifico, tecnico, mentre il malato usa un linguaggio individuale, una cultura personale, l’esperienza della malattia”. Come muoversi dunque?

Bernardino Fantini parla della relazione tra medico e paziente e dell'importanza della comunicazione in medicina

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