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In Salute. Disturbi specifici dell'apprendimento: gestirli è possibile, senza abbattersi

Dislessia, disortografia, discalculia, e disgrafia sono i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Secondo i dati relativi all'anno scolastico 2017/2018, essi interessano circa il 3,3% di bambini, bambine, ragazzi e ragazze in età scolastica e comportano delle specifiche difficoltà nella lettura, nella scrittura o nelle abilità di calcolo, che possono rendere quindi difficoltoso l'apprendimento. Grazie all'aiuto di psicologi e neuropsicologi specializzati, è possibile imparare a gestire e controllare questi disturbi, così che non diventino degli ostacoli ai percorsi scolastici e alle aspirazioni di studenti e studentesse di qualsiasi età.

Ne abbiamo parlato insieme ad Irene Mammarella, professoressa di psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione all'università di Padova e afferente al Centro per l'età evolutiva e gli apprendimenti di Padova.

“I disturbi specifici dell'apprendimento, che fanno parte di una categoria più ampia, quella dei disturbi del neurosviluppo, hanno un'origine neurobiologica e vengono chiamati così perché comportano dei deficit specificamente legati all'apprendimento scolastico”, spiega la professoressa. “I bambini e le bambine che presentano un disturbo specifico dell'apprendimento sono solitamente molto intelligenti e con delle buone abilità cognitive generali, perciò a volte stupisce il fatto che nonostante le loro capacità incontrino delle difficoltà a scuola.

I disturbi dell'apprendimento possono presentarsi in maniera isolata. Può succedere, quindi, che si manifesti solo uno di essi, come ad esempio la dislessia evolutiva, che comporta delle difficoltà nella lettura strumentale. Più di frequente, però, questi disturbi si presentano in comorbidità: il disturbo di lettura, per esempio, può manifestarsi insieme a quello ortografico o a quello nelle abilità di calcolo. Proprio per questo motivo, uno dei principali manuali diagnostici internazionali, il DSM-5, ha unificato questi disturbi in un'unica categoria, quella dei DSA”.

L'intervista completa alla professoressa Mammarella sui disturbi specifici dell'apprendimento. Montaggio di Barbara Paknazar

La professoressa Mammarella ci aiuta a fare chiarezza tra i diversi tipi di disturbo e le loro caratteristiche. “Nella dislessia, il problema è associato alla lettura strumentale”, precisa. “I bambini e i ragazzi con dislessia leggono più lentamente rispetto a quanto è atteso per la loro fascia di età oppure commettono degli errori nella lettura. Questo disturbo può ripercuotersi sulla comprensione del testo, anche se non è sempre così. Naturalmente, quanto più aumenta la scolarizzazione, tanto più le letture diventano complesse. Per questo motivo, se nelle prime classi della scuola primaria uno studente o una studentessa con dislessia riesce a stare al passo con lo studio e con l'apprendimento, può fare più fatica man mano che diventa grande, perché il materiale da studiare diventa sempre più corposo. Questa lentezza nella decodificazione delle lettere e delle parole comporta una vera e propria fatica fisica, come spesso riportano questi studenti.

Per quanto riguardo la disortografia, il problema è molto simile a quello della dislessia, ma connesso maggiormente alla scrittura. I bambini e le bambine che presentano questo disturbo tendono a commettere più errori ortografici: dimenticano o non sanno dove inserire doppie o accenti, oppure non riescono a identificare quale sia la lettera corretta da inserire all'interno di una parola e scrivono quella sbagliata.

Nella discalculia, le difficoltà sono legate principalmente agli automatismi del calcolo e ai meccanismi alla base dell'apprendimento della matematica, come il calcolo a mente e il recupero di fatti numerici che solitamente vengono automatizzati, come 5 + 5 oppure 7 x 3. I ragazzi e le ragazze con discalculia possono fare fatica sia quando si tratta di recuperare il risultato di operazioni molto semplici, sia ad acquisire le procedure del calcolo scritto.

La disgrafia – che in Italia viene riconosciuta tra i DSA, mentre nei sistemi diagnostici internazionali non è così – è un disturbo legato ad aspetti filomotori. I bambini e le bambine con questo disturbo non riescono a gestire lo spazio del foglio, sono lenti nella scrittura e hanno una grafia poco leggibile”.

Vediamo allora come viene diagnosticato un disturbo dell'apprendimento, da quale figura professionale, e quali sono le modalità di intervento.

“I DSA possono essere diagnosticati per legge solo da neuropsichiatri infantili o psicologi”, spiega la professoressa Mammarella. “Spesso, comunque, si fa riferimento anche a delle equipe multidisciplinari che comprendono altre figure professionali come logopedisti o terapisti della neuro-psicomotricità, che possono partecipare alla valutazione che poi porta alla diagnosi. Prima di arrivare a una diagnosi di DSA, infatti, è sempre bene escludere la presenza di problemi a livello sensoriale, sottoponendo quindi il paziente a un esame oculistico o dell'udito.

Esistono diverse tipologie e modalità di intervento a seconda dell'età e del tipo di disturbo. Quando si ha a che fare con bambini più piccoli, che frequentano la scuola primaria, si lavora solitamente sul deficit specifico, cercando di automatizzare i processi di lettura o l'abilità di calcolo o di scrittura. Le strategie di intervento possono variare a seconda che il disturbo si presenti isolato o in comorbidità. In questo secondo caso, infatti, bisogna definire innanzitutto l'area principale su cui lavorare, per poi affrontare anche gli altri aspetti del disturbo.

Inoltre, i ragazzi con questi disturbi possono anche sperimentare delle conseguenze a livello emotivo e motivazionale, come una scarsa autostima o ansia legata alla valutazione o all'apprendimento scolastico. Le conseguenze emotive sono aspetti da non sottovalutare. In questi casi, l'intervento deve tenerne conto per mantenere alto il livello di autostima e cercare di ridurre l'ansia.

Nel caso di ragazzi più grandi si lavora principalmente sul metodo di studio, progettando quindi delle strategie trasversali alle diverse materie anche in base alle caratteristiche dello studente. Infine, un tipo di intervento che si è rivelato piuttosto efficace è quello metacognitivo, che consiste nel lavorare sulle conoscenze che una persona possiede rispetto al funzionamento della sua mente e sulle strategie che può utilizzare per controllare o per far fronte alle proprie difficoltà. I ragazzi e le ragazze con questo tipo di disturbo sono spesso estremamente intelligenti e dotati, per cui sono in grado di capire dove sperimentano maggiori difficoltà e come sviluppare dei modi per gestire più facilmente l'apprendimento e lo studio”.

Esistono inoltre delle linee guida per gli insegnanti e gli educatori che hanno a che fare con studenti e studentesse con un disturbo dell'apprendimento certificato.

La scuola, in presenza di un alunno o un'alunna con un DSA, deve emettere un Piano didattico personalizzato (o PDP), per adattare la didattica e il programma scolastico alle sue caratteristiche e permettere a lui o lei di raggiungere gli obiettivi stabiliti per tutti gli studenti.
Nelle scuole italiane, inoltre, è molto alta l'attenzione al tema dell'inclusione: non in tutti i paesi europei, infatti, gli studenti con DSA e con disabilità frequentano le stesse classi degli studenti a sviluppo tipico. È molto importante, invece, costruire dei contesti inclusivi che rappresentino delle occasioni di crescita per tutti gli studenti, anche per quelli con sviluppo tipico, favorendo quindi uno scambio di conoscenze tra pari. A volte, infatti, è più semplice apprendere dai propri coetanei che dagli adulti.

È bene, quindi, che la scuola continui a puntare all'inclusione e alla personalizzazione della didattica, nonostante questo possa risultare più difficile alle superiori, perché i programmi variano molto a seconda del tipo di scuola e tra i licei e gli istituti tecnici e commerciali. Eppure, sarebbe importante sensibilizzare anche i docenti delle scuole secondarie di secondo grado affinché sia compresa l'importanza della personalizzazione della didattica, così come avviene nelle scuole elementari e medie, dove il corpo docente è generalmente molto preparato e attento alle esigenze di questi studenti e studentesse.

Per quanto riguarda i genitori, i quali spesso si ritrovano a dover gestire una situazione che non si aspettavano e che scoprono durante il percorso di crescita dei figli, a volte il rischio è quello di focalizzarsi troppo sulla prestazione fine a sé stessa e di dimenticare le componenti emotive e motivazionali. Il consiglio, perciò, è quello di cercare di mantenere viva la motivazione verso l'apprendimento invece di concentrarsi solo sulla prestazione. Uno studente o una studentessa con un DSA difficilmente raggiungerà una velocità di lettura o di calcolo al pari della sua fascia scolastica. Non va incoraggiato perciò il confronto con i compagni di classe per quanto riguarda le prestazioni, ma bisogna preservare la motivazione. Non dobbiamo dimenticare che ci sono tanti studenti universitari con un disturbo dell'apprendimento. Questo testimonia non solo un grande aumento di sensibilità riguardo a questo tema negli ultimi anni, ma anche che i ragazzi e le ragazze con questi disturbi non hanno niente da invidiare, in fatto di intelligenza, rispetto ai loro compagni e che possono scegliere qualunque percorso di vita, purché vengano sostenuti e supportati a livello emotivo e motivazionale”.

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