SCIENZA E RICERCA

Tettonica delle placche: nuove rivelazioni dallo xenon

Due ricercatori della Washington University e della University of California, Rita Parai e Sujoy Mukhopadhyay, hanno recentemente pubblicato su Nature uno studio sugli isotopi dello xenon che potrebbe avere importanti implicazioni per la comprensione del fenomeno di subduzione terrestre.

La subduzione delle placche è probabilmente il processo geologico più importante in assoluto e consiste nello  scivolamento di una zolla al di sotto di quella immediatamente adiacente. Questo processo ha modellato la Terra durante milioni di anni e può aver influito significativamente sull’evoluzione della vita sul nostro pianeta. Quando questo fenomeno sia iniziato, però, resta ancora una domanda a cui non è stata data una risposta certa.

Riprese e montaggio di Elisa Speronello

Ebbene, i due autori dello studio pubblicato su Nature hanno scoperto che lo xenon, un gas nobile che può raccontare moltissimo dell’evoluzione terrestre, non può essere stato trasportato all’interno della Terra profonda prima di due miliardi e mezzo di anni fa. E poiché lo xenon viene portato nelle grandi profondità terrestri attraverso i minerali idrati, la scoperta potrebbe avere forti implicazioni proprio sulla comprensione dell’inizio del fenomeno della subduzione. Se lo xenon, infatti, non viene riciclato in profondità prima di due miliardi e mezzo di anni fa, può significare che allora non esistessero ancora le rocce “tassiste” che dalla superficie scendono in profondità e dunque che non fosse ancora iniziato il processo di subduzione delle placche.  

 

Fabrizio Nestola tells about the recent discovery published in “Nature” with title “Xenon isotopic constraints on the history of volatile recycling into the mantle”

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