SCIENZA E RICERCA

Venezia1600. La pesca artigianale lagunare

Tradizione, sostenibilità e conoscenze ecologiche locali da preservare. In questo episodio della serie dedicata a Venezia ci occupiamo di pesca artigianale in laguna. 

Pesca lagunare: tradizionale

Fin dal V secolo dopo Cristo, periodo in cui si colloca la nascita della città di Venezia, i popoli della laguna veneta riconobbero il valore delle risorse naturali che abbondavano nell’ambiente lagunare, sviluppando la caccia e la pesca come principali attività commerciali e di sostentamento. Queste attività risultavano strettamente interconnesse, essendo la caccia praticata in ambiente lagunare e rivolta esclusivamente agli uccelli che frequentavano stagionalmente o stabilmente la laguna. Il legame di simbiosi tra le due attività era tale da trovarne spesso riferimento nelle fonti storiche all’espressione unica “piscare et aucellare”.

Intorno al VII secolo, con l’istituzione del Ducato di Venezia nacquero i primi tentativi di regolamentazione di tali attività, per garantire l’approvvigionamento delle risorse a tutti i cittadini e il controllo dello sfruttamento delle risorse. Tuttavia, i primi decreti che stabilirono una vera e propria legislazione in materia furono emanati dopo il 1200, con l’espansione delle attività commerciali e, insieme a queste, fu posta attenzione anche alle buone norme igieniche, nonché al controllo degli strumenti utilizzati per la cattura (con particolare riferimento al pescato).

Lo sviluppo più florido lo ebbe la pesca, per la quale le autorità veneziane garantivano il controllo del buon esito delle attività commerciali, reprimendo costantemente le pratiche di vendita ufficialmente non riconosciute. Ad esempio, non era possibile acquistare il prodotto se non in determinate postazioni stabilite per legge oppure da pescatori/venditori non riconosciuti dal sistema di controllo operato dalle autorità. Inoltre, vi era un intervento di vigilanza cadenzato sui prezzi di mercato, che stabiliva regolarmente i prezzi dei prodotti per garantire un buon compromesso tra il guadagno dei pescatori/venditori e la convenienza per i consumatori. Per la salvaguardia dell’ambiente lagunare, fu posta attenzione alle reti da pesca, che dovevano rispettare certi canoni riguardo a tipologia, dimensioni e maglia. Infine, venne bandita la pesca di alcune specie in determinati periodi dell’anno (es. riproduzione, comparsa delle forme giovanili) e limitato l’utilizzo delle reti a maglia fine (sciabica o tratta).

Le diverse tecniche di pesca che si svilupparono nella laguna di Venezia lasciano immaginare quanto variabile e ricco di biodiversità fosse stato questo ambiente, arrivando a superare i 50 “mestieri e mestiereti” delle “arti di pesca”(vedi tabella in fondo). In ogni periodo dell’anno era possibile utilizzare un attrezzo specifico seguendo il ritmo delle stagioni e dei cicli biologici delle specie bersaglio, il tutto adattandosi costantemente al cadenzato spostamento delle masse d’acqua dovuto all’alternarsi delle maree. Tuttavia, pochi sono i mestieri e gli attrezzi da pesca rimasti inalterati e sopravvissuti fino ad oggi, tra questi troviamo: i cogolli lagunari, le chebe (o nasse) da gò, le reti da posta, la sciabica per il novellame ed infine la coccia con ciocioli. Quest’ultima, da qui in avanti non considerata, rappresenta l’unica vera attività a strascico che negli ultimi anni è quasi sparita a causa della forte riduzione delle risorse ittiche e delle normative che hanno limitato fortemente le attività a strascico. Il cogollo lagunare, ad oggi, rappresenta il principale attrezzo per la cattura della fauna ittica lagunare. È formato principalmente da pannelli di rete (trezze, altezza da 1 a 1,5 mt), fissati perpendicolarmente al fondo per mezzo di pali conficcati nel terreno e che indirizzano le specie ittiche verso i sistemi di cattura veri e propri. Questi ultimi sono costituiti da una rete ad imbuto che convoglia le prede verso una serie di camere interne coniche (in genere 3 o 4) di dimensioni via via più ridotte, dotate di un sistema di non ritorno, che conducono alla camera terminale chiusa. Il posizionamento di tali attrezzi è fortemente influenzato dalle maree, che in laguna scandiscono il tempo e gli spostamenti della fauna ittica.

Pesca lagunare: sostenibile

L’alternarsi delle stagioni scandisce il ciclo vitale di tutti gli esseri viventi lagunari, determinando le migrazioni cicliche tra la laguna ed il mare in diverse specie bersaglio della pesca. I due periodi generalmente più favorevoli sono la primavera (Quaresima) e l’autunno (Fraíma). Molte specie migrano dal mare alla laguna (montata) in primavera, e dalla laguna al mare (smontata) in autunno per sfruttare le condizioni climatiche più idonee nelle diverse stagioni.

Il pescatore lagunare in genere è un amante della laguna e un suo profondo conoscitore, infatti, egli è conscio del fatto che il futuro della sua attività dipende dalla conservazione dell’ecosistema. Tra le caratteristiche peculiari della pesca in laguna troviamo l’elevata selettività e il basso impatto degli attrezzi sul fondale. La prima viene garantita grazie alla conoscenza delle aree di pesca e all’utilizzo di maglie adeguate alla cattura della specie bersaglio tipica di un certo periodo dell’anno, consentendo la riduzione delle catture non desiderate, rappresentate da specie di basso valore commerciale o individui di taglia piccola. In alcuni attrezzi, come il cogollo e le chebe/nasse, è inoltre possibile liberare ancora vivi gli individui non bersaglio di pesca, poiché il fondo del sacco (dove viene convogliato il pescato) rimane immerso in acqua fino al momento dello svuotamento. La seconda caratteristica è di fondamentale importanza per garantire lo sfruttamento delle risorse sostenibile, ottenuto operando un adeguato prelievo di risorse, ma soprattutto preservando gli habitat che garantiscono la crescita e la riproduzione delle specie lagunari. Poiché gran parte della pesca lagunare è svolta tramite l’utilizzo di attrezzi “da posta”, che vengono fissati al fondale (spesso tramite pali di legno), non si alterano le caratteristiche tipiche degli habitat lagunari, garantendone la conservazione. Le principali specie bersaglio della pesca artigianale sono: gamberetti di laguna, masenette (granchio verde di sesso femminile) e moleche (granchio verde commercializzato con carapace morbido), latterini (prima immagine nella galleria qui sotto), ghiozzi gò (seconda immagine), anguille e seppie (terza immagine).

Tra le specie catturate più frequentemente è degno di nota il ghiozzo gò, specie tipica che popola le lagune dell’alto Adriatico e vive in associazione alle praterie di fanerogame (piante marine che formano estese praterie di fondamentale importanza per l’ambiente e la biodiversità lagunare), alla base delle quali scava profonde tane dove trova rifugio durante il periodo invernale. Un'altra specie molto importante è il latterino o anguela, pesce di piccola taglia e con ciclo vitale rapido che non supera i 2 anni, che dalla primavera (periodo di riproduzione) al tardo autunno popola la laguna veneta e nel periodo invernale si sposta in mare. Tra i prodotti della pesca che presentano una spiccata stagionalità ed elevato valore commerciale (che supera spesso i 100 euro al kg all’ingrosso) troviamo le moleche e le seppioline. Per moleca si intende la fase immediatamente successiva alla muta del granchio verde di laguna, in cui il crostaceo presenta il carapace molle e quindi può essere consumato per intero (in genere avviene nel periodo primaverile ed in quello autunnale). Il mestiere del molecante è purtroppo sempre meno frequente, poiché è un lavoro che si basa esclusivamente sul lavoro manuale del pescatore e che prevede un lungo periodo di addestramento per la selezione dei granchi che in breve periodo andranno a fare la muta e quindi saranno commerciabili. Infine, nella stagione estiva, si colloca la stagione delle seppioline, ovvero i giovanili di seppia nati durante il periodo primaverile. La pesca delle seppioline, pur prelevando individui giovanili, non ha un elevato impatto sulla popolazione per via degli esigui quantitativi catturati e rappresenta, insieme alle moleche, uno dei prodotti a più spiccata vocazione tradizionale della laguna veneta.

Pesca lagunare: oggi, le sue difficoltà

La pesca in Laguna è un’attività che non ha visto lo sviluppo tecnologico delle attrezzature come accaduto per la pesca in mare nell’ultimo secolo, ma si basa prevalentemente sul lavoro manuale e sulle conoscenze ecologiche dei pescatori, tramandate di generazione in generazione. Se gli attrezzi in mare hanno visto l’introduzione di argani, di strumenti elettronici (sonar, ecoscandaglio, ecc.) e strumenti automatizzati per smistare il pescato, i cogolli lagunari vengono tutt’ora movimentati a braccia dai pescatori che con piccole imbarcazioni tradizionali riescono a muoversi sui bassifondi. Conoscere i movimenti delle diverse specie all’interno della Laguna e a seconda delle stagioni, prevedere le loro migrazioni da e verso il mare, leggere i ritmi delle maree e la direzione delle correnti, la continua manutenzione e i piccoli aggiustamenti alle reti, costituiscono quell’esperienza che ancora oggi guida e cadenza le attività di pesca.

Le tecniche e gli strumenti di pesca, che i pescatori chiamano nell’insieme l’arte, si sono confrontati e modellati sul territorio, cercando di rispondere ai suoi cambiamenti. In Laguna centrale (Venezia), ad esempio, molti dei pescatori utilizzano pali in legno di sostegno alle reti che sono più spessi e pesanti rispetto a quelli utilizzati nei bacini sud (Chioggia) e nord (Burano). Questa è una risposta al fatto che i canali si sono fatti via via più profondi nell’area della Laguna centrale, come conseguenza dell’acuirsi dell’erosione che ha portato a profondità maggiori e correnti più forti che trascinerebbero via le reti.

La storia evolutiva della Laguna, infatti, sta portando ad una sua marinizzazione, iniziata quando la Serenissima nel XV secolo deviò i fiumi che sfociavano in Laguna, riducendo nettamente gli apporti di sedimento. Ad intensificare fortemente i fenomeni erosivi si sono aggiunti, in epoca più recente, importanti interventi antropici, volti a rendere accessibili i maggiori canali lagunari ad imbarcazioni di grandi dimensioni, insieme al marcato aumento del moto ondoso generato dalle imbarcazioni.

Ai cambiamenti idrodinamici e morfologici, che possono avere conseguenze sulla funzionalità biologica della Laguna, si sommano variazioni nella composizione e abbondanza delle specie pescate. I dati del mercato ittico di Chioggia mostrano che negli ultimi 20 anni lo sbarcato lagunare è in calo (dati in fase di pubblicazione). Al di là delle cause, che negli ecosistemi raramente sono imputabili ad un unico fattore, di pari passo si è vista una riduzione del numero di pescatori artigianali lagunari e del ricambio generazionale. Intervistando i pescatori emerge come, in molti, non ci sia il desiderio in molti di portare i figli a bordo ed indirizzarli al mestiere. La fatica di questa particolare attività di pesca di per sé stessa e l’aumentata incertezza del guadagno spingono i pescatori ad indicare ai giovani altre strade.

Negli ultimi anni, inoltre, la comparsa in Laguna di uno ctenoforo invasivo, Mnemiopsis leyidi, sta ulteriormente minacciando la sopravvivenza delle attività dei cogollanti. Questo organismo, simile ad una medusa, si è largamente diffuso in Laguna a partire dal 2014, al punto da intasare le reti dei pescatori nel periodo tardo-primaverile ed estivo. Di conseguenza, non solo i pescatori non riescono fisicamente ad issare le reti a bordo, ma anche l’ingombro meccanico dello ctenoforo nelle reti stesse impedisce l’ingresso delle altre specie. Questa specie invasiva arriva dalle coste atlantiche americane, e si è diffusa trasportata nelle acque di zavorra non trattate delle grandi imbarcazioni. Negli anni Novanta in Mar Nero questa stessa specie ha portato al collasso della pesca e delle popolazioni dei piccoli pesci pelagici. Si tratta, infatti, di una specie carnivora che preda sullo zooplancton, con ripercussioni a livello delle reti trofiche al di là della predazione diretta su uova e larve. Gli studi ecologici in Laguna sono solo agli inizi, ma la presenza della specie compromette la stagione di pesca primaverile-estiva, spingendo diversi tra i pescatori a cambiare attività di pesca o smettere di pescare.

Pesca lagunare: oggi, un patrimonio prezioso

I pescatori sono padroni di un patrimonio di conoscenze ecologiche locali sugli habitat e sulle specie che in Laguna trascorrono tutto o parte del loro ciclo vitale. Ci sono specie che sfruttano gli habitat lagunari per riprodursi, alimentarsi, trovare riparo (in particolare riferimento ai giovanili di numerose specie), tanto che nel linguaggio di molti pescatori la Laguna è un asilo o la madre. I pescatori conoscono le strade che hanno le specie nel loro muoversi tra gli ambienti lagunari. Non solo, conoscono i tempi e i ritmi dei cicli vitali delle specie: quando si riproducono e dove, quando si trovano i giovanili, quando ci sono le montate degli organismi dal mare e così via. Soprattutto, i pescatori sono in prima linea nel percepire le variazioni sia del pescato sia degli ambienti in cui pescano.

Non peschemo più anguele da uova”, “è molto più difficile trovare i riproduttori pronti a deporre di latterino”. I palui (le paludi), i laghi, xè ga tombae, si stanno seccando, “le aree di bassofondo circondate dai sistemi di barene (strutture morfologiche caratterizzate da una vegetazione tipiche, periodicamente sommerse dalle alte maree) si stanno asciugando, il fondale si sta alzando”.

Queste conoscenze sono preziose e complementari al lavoro di ricerca delle diverse istituzioni scientifiche che operano in Laguna di Venezia, cercando di capire il passato, il presente e il futuro dei suoi ecosistemi. La collaborazione tra pescatori e ricerca è virtuosa per due aspetti. Appoggiarsi a loro per i campionamenti e i monitoraggi è una garanzia dell’efficienza delle attività, sia per gli aspetti pratici del raggiungere aree in cui la navigazione si basa sul conoscere il dipanarsi dei canali e la presenza di ostacoli in assenza di segnaletica, sia per essere certi che i dati raccolti non siano falsati da errori nella scelta delle modalità e tempi di pesca. È forse ancora più importante il patrimonio di conoscenze ed esperienze dirette che i pescatori hanno dell’evoluzione della Laguna, aspetto essenziale per inquadrare i risultati che emergono dai diversi lavori di ricerca.

I pescatori sono quindi un ingranaggio chiave per tutti quei progetti che vogliono avere un effetto sul territorio e perdurare nel tempo. Lavorare insieme a loro non solo aiuta a mettere a fuoco le problematiche, ma aiuta a trovare e realizzare le soluzioni più efficaci. La ricerca di soluzioni condivise e una gestione partecipata sono aspetti fondamentali in ogni progetto che miri a conservare gli ecosistemi lagunari e i servizi da questi forniti alle specie animali, vegetali e all’uomo.


Federica Poli, borsista post dottorato - Università di Padova. Si occupa di ecologia e riproduzione di specie ittiche e pesca lagunare

Federico Calì, dottorando - Università di Bologna (in collaborazione con Università di Padova). Si occupa di gestione della pesca nel mar Adriatico

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