SCIENZA E RICERCA

Vero/falso. Il caso della sindone di Torino

di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci

Come ha spiegato Pietro Greco, in questa Rubrica ci proponiamo di discutere argomenti che hanno provocato e stanno provocando dibattiti e controversie. Cercheremo per quanto possibile temi di interesse generale, che coinvolgano anche emotivamente i colleghi dell'ateneo: ai quali chiediamo sin d’ora di contribuire, non importa quanto vivacemente, alle discussioni. Ci capiterà talvolta di proporre anche casi di importanza forse meno dirompente, ma che abbiano interesse speciale per l’università di Padova. E non è detto che sia sempre possibile, nonostante il Vero/Falso del titolo, giungere a una risposta conclusiva sull’una o l’altra  delle due posizioni. Quello che  intendiamo fare, questo sì, è concludere, quando sarà possibile, da che parte stia l’evidenza scientifica sui punti di dibattito: che se poi questo non basterà a convincere chi a priori non vuole essere convinto, ce ne faremo una ragione. Non avremo schemi fissi per le discussioni che proporremo: potranno essere interviste, commenti più o meno dettagliati, pezzi in difesa o in attacco di un assunto, una teoria, o un risultato. Libertà assoluta, quindi, solo mitigata da un limite per noi imprescindibile, e cioè  il rifiuto del politicamente corretto, che è poi spesso il modo elegante di definire il conformismo

Il primo caso che proponiamo per la discussione, per singolare e fortunata coincidenza, riguarda in modo diretto l'ateneo di Padova. Si tratta della oramai pluriennale controversia sulla Sacra Sindone: se cioè essa sia realmente il lenzuolo che duemila anni fa ha avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce, o se sia invece un falso costruito ad arte in età medioevale. Non è un caso di ovvio e grande interesse scientifico, ma le sue implicazioni religiose gli hanno dato grande risonanza mediatica, ed  hanno generato una serie notevole di ricerche sperimentali e di dibattiti anche aspri, che hanno coinvolto in prima persona un collega: il professor Giulio Fanti del dipartimento di Ingegneria Industriale. Il quale oramai da un decennio pubblica contributi sperimentali tendenti a dimostrare che la Sindone in realtà risale al tempo di Cristo, in diretto disaccordo con altri contributi sperimentali che la datano invece al 13°-14° secolo della nostra era. Le implicazioni emotivo-religiose della controversia non sono naturalmente argomento per questa Rubrica, ma lo sono invece le discussioni sull’attendibilità dei risultati sperimentali che le alimentano. Ebbene, proprio in queste settimane uno sviluppo che si può ben definire clamoroso ha imposto una svolta con ogni probabilità definitiva al problema: ne ha appena dato ampia notizia suIl Bo Live Pietro Greco. Si tratta di un articolo che il prof. Fanti ha pubblicato circa un anno fa con 3 collaboratori sulla rivista Plos One, in cui si descrivono sofisticati risultati sperimentali che negherebbero la possibilità che la Sindone sia un falso medioevale. Il clamoroso sviluppo, che risale a qualche settimana, è la decisione di Plos One di ritrattare l’articolo, motivando la decisione con i dubbi della redazione sulla riproducibilità dei risultati descritti, e sulla validità delle conclusioni. Le motivazioni della ritrattazione sono indubbiamente molto pesanti, e il prof. Fanti ed i suoi collaboratori non le hanno accettate, decidendo, come scritto nel comunicato della rivista, “to stand by the results”.  

Ci è sembrato giusto offrire al prof. Fanti la possibilità di esprimere sulla vicenda l’opinione sua e dei suoi collaboratori. Ci ha gentilmente trasmesso copia della lettera da lui spedita al direttore di Plos One non appena ricevuta la notizia della ritrattazione, e quella della più articolata e dettagliata risposta che la rivista pubblicherà.  Alleghiamo entrambe le lettere, che consentiranno a chi le legge di formarsi una più completa opinione sul punto di vista del prof. Fanti e dei suoi collaboratori. Noi le abbiamo lette con grande attenzione: pur animati dalla massima buona volontà, ci siamo trovati in accordo con la maggior parte dei punti sollevati dalla rivista. L’opinione che ci siamo formati, avendo letto non solo l’ultimo articolo del prof. Fanti ma praticamente tutto quello che sulla vicenda è stato sinora pubblicato, è che la preponderanza dell’evidenza scientifica raccolta dai vari gruppi porti inevitabilmente a concludere che l’origine della Sindone è medioevale. In altre parole, non pensiamo abbia senso continuare una discussione  che appare oramai superata: a meno che imprevedibili fatti nuovi di peso straordinario ne impongano la revisione.

Possiamo a questo punto rendere più completa la disamina del caso aggiungendo qualche altra considerazione: volendo paradossalmente accettare l’origine della Sindone all’inizio dell’era Cristiana, nulla si può comunque dire su chi essa abbia in realtà avvolto: è una considerazione necessaria, perché è chiaro, come dice il prof. Fanti nella lettera per il direttore di Plos One, che se si fosse parlato del lenzuolo usato per avvolgere il corpo di Tutankhamon non sarebbe sorto alcun problema. Ma qui si tratta del corpo di Cristo, ed il prof. Fanti avverte giustamente il rischio che, se non si tiene separato l’aspetto scientifico da quello religioso possono arrivare decisioni orientate, come lui scrive,  all’obiettivo, e quindi non scientifiche.  Il prof. Fanti non lo dice, ma evidentemente riferisce la considerazione ai “negazionisti” che considerano la Sindone medioevale.  Ma a noi pare  ovvio che il caveat riguardi direttamente anche il suo lavoro. E vorremmo ribadire con chiarezza che, dal punto di vista scientifico, un approccio la cui attività di ricerca sia orientata a dimostrare “verità” accettate per fede, e/o  ad invalidare quanto altri hanno dimostrato perché in contrasto con la propria fede, è non solo intrinsecamente sbagliato, ma, appunto, pericoloso. Ci si può chiedere infatti se un tale approccio abbia potuto portare a errori tecnologici quali quelli che la comunità scientifica ha evidentemente riscontrato nell’ultimo articolo del prof. Fanti. In realtà, la scelta stessa di un argomento di indagine di interesse minore in ambito prettamente scientifico trova la sua giustificazione solo nel rapporto con il racconto religioso che di esso si fa: altrimenti non avrebbe più “validità” o interesse della scelta di lavorare sull’età di un qualunque altro artefatto medioevale. Fermo restando che chiunque è naturalmente libero di venerare un’icona, medioevale o no, rimanendo nell’ ambito della sfera religioso-emozionale, resta il fatto che la pretesa di dimostrare “scientificamente” assunti legati alla sfera religioso-emozionale magari decretando l’autenticità di qualche “prova” storica, è un sogno che secoli di filosofia, prima che di epistemologia, hanno dimostrato essere appunto soltanto un sogno: che ha purtroppo  portato ad imbarazzanti abbagli persino qualche Santo, per non parlare di scienziati del calibro di Newton e Goedel.

 

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