SOCIETÀ

Percorsi. Ritornare a Chernobyl 40 anni dopo

26 aprile 1986, poco dopo la mezzanotte. Una serie di errori e negligenze, che si uniscono a gravi carenze progettuali, genera una serie di esplosioni, con un aumento incontrollato di potenza e di pressione nel sistema di raffreddamento del reattore 4 della centrale nucleare Lenin di Chornobyl, in Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica. Per questo conosciamo questo luogo con il nome di Chernobyl, che deriva dalla traslitterazione russa, ma oggi, più correttamente, dovremmo usare quella ucraina. Nel resto di questo articolo, dunque, adotteremo il nome ucraino per tutti i luoghi citati. Doveva essere un test di sicurezza programmato, per il controllo di alcuni nuovi sistemi di sicurezza. Invece il reattore viene danneggiato, il tetto dell’edificio di contenimento distrutto e un’ingente quantità di materiale radioattivo forma una nube radioattiva che fuoriesce in atmosfera. 

All’inizio il regime sovietico sceglie il silenzio. Gli abitanti della cittadina di Prypyat, la città del futuro, costruita nel 1970 per ospitare i lavoratori della centrale e le loro famiglie, circa 50mila persone, restano all’oscuro per qualche giorno. E continuano a vivere normalmente, andare al lavoro, a scuola, a passeggiare e a giocare all’aperto. C’è un parco giochi, con una grande ruota panoramica, che è in costruzione e deve essere inaugurato il 1º maggio. Quella ruota non farà mai nemmeno un giro. Qualche giorno dopo l’incidente, Prypyat viene evacuata completamente. Agli abitanti viene detto che torneranno nell’arco di qualche settimana. 

Ma non succederà mai. Nella zona di esclusione rientreranno solo i Samosely, poche centinaia di persone che si rifiutano di lasciare le proprie case. 

Prypyat è un monumento alla vita che è stata interrotta all’improvviso. Qualcuno la paragona a Pompei, dove pure la vita è rimasta cristallizzata in un momento preciso. Stanze, case, edifici che nel tempo si sono degradati, ma che ancora contengono gli oggetti della vita quotidiana, come ha testimoniato, anno dopo anno, il fotografo Pierpaolo Mittica, che a Chornobyl torna due volte l’anno, dal 2002, per documentare l’evoluzione del sito. Un lavoro, quello di Mittica, di cui abbiamo parlato qui su Il Bo Live in occasione di un ciclo dedicato agli ecocrimini organizzato dal Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (DiSLL) dell’Università di Padova, con l’iniziativa Il volto oscuro del nucleare. “Le immagini selezionate ritraggono non tanto e non solo rovine, ma soprattutto la vita che vi si intreccia: case invase dalla vegetazione, scheletri di edifici industriali, volti di chi è rimasto.” scrivevamo in quell’occasione, “Ne emerge un racconto visivo di straordinaria forza etica ed estetica, che riflette sul prezzo della modernità e sulla fragile linea che separa il progresso dalla distruzione.” Il reportage fotografico e narrativo di Pierpaolo Mittica “Inside Chernobyl’s shadow community: what a nuclear disaster looks like 40 years on” è stato pubblicato in questi giorni su National Geographic. Lo stesso fotografo ha anche prodotto un video doc pubblicato nei giorni scorsi su Internazionale, Il disastro di Černobyl pesa ancora sul presente.


Leggi anche: Il volto oscuro del nucleare 


Le conseguenze immediate e a lungo termine dell'incidente di Chornobyl

Nel tempo, Prypyat e l’intera zona di esclusione, un perimetro di 30 chilometri di raggio intorno al reattore, dove non è possibile entrare senza un permesso e dalla quale si esce solo dopo aver controllato e misurato le radiazioni, si è ripopolata non di persone ma di animali selvatici che in assenza degli esseri umani hanno preso il controllo della zona e occupato le strutture. Oggi i livelli di radiazione ambientale sono scesi entro i limiti di sicurezza, tanto che dal 2011 a Pripyat si era sviluppato anche un certo turismo, del filone di quello che viene definito dark tourism, con partenze di pullman carichi di turisti e visite guidate dalla capitale ucraina, Kyiv. Come scriveva Giancarlo Sturloni sul magazine Wired, qualche anno fa, nel 2017 si sono contati 60mila visitatori, spinti anche dalla miniserie televisiva di HBO Chernobyl trasmessa su Sky. Ma dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la zona è sotto stretto controllo militare e il turismo non c’è più. 

Ed è proprio la situazione attuale di conflitto che fa riflettere sugli aspetti di sicurezza, a 40 anni da quello che è stato classificato come major accident, a livello 7, il più alto della scala International Nuclear and Radiological Event Scale (INES), messa a punto nel 1990 dall’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA). Si tratta di una scala logaritmica che valuta gli eventi nucleari e radiologici in base all'impatto su persone, ambiente e barriere radiologiche. Chornobyl è uno dei due eventi storici di livello 7, assieme a Fukushima. 

Ancora oggi, a turni di 15 giorni, nutrite squadre di operai lavorano nella centrale per mantenerla sotto controllo e monitorare la radioattività. Il sarcofago costruito in un primo tempo per coprire il reattore 4 esploso è stato messo in sicurezza con una cupola di acciaio completata nel 2019, il New Safe Confinement. Progettato per durare almeno 100 anni, il NSC è stato danneggiato da un drone russo nel corso della guerra, nei primi mesi del 2025. I monitoraggi della IAEA, che tiene sotto controllo la centrale con periodiche valutazioni, sottolineano la necessità di riparazioni urgenti, anche perché il vecchio sarcofago sotto la cupola si sta deteriorando significativamente. All’interno del reattore 4 rimane una quantità importante di quello che viene chiamato magma nucleare ancora molto radioattivo ed estremamente difficile da rimuovere. Un ulteriore elemento di preoccupazione è la situazione problematica della rete elettrica ucraina, proprio a causa della guerra, che obbliga a utilizzare generatori diesel per mantenere operativi i sistemi di monitoraggio e di ventilazione della centrale. 

Michail Gorbačëv, ultimo segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS), ha più volte indicato in Chornobyl la causa del crollo dell'URSS, iniziato concretamente nel 1989 con il crollo del muro di Berlino e concluso nel 1991 con la dissoluzione dell’URSS, perché il disastro smascherò pubblicamente le gravi carenze del sistema sovietico, l'incompetenza burocratica, la pessima gestione ma anche l’incapacità di proteggere i propri cittadini che minarono la credibilità del regime agli occhi della popolazione sovietica e accelerarono il processo di Glasnost, promossa dallo stesso Gorbačëv, e cioè la trasparenza e dunque l’esposizione della corruzione e dei limiti strutturali del sistema URSS. L'incidente, inoltre, causò costi economici colossali che finirono per accelerare la crisi finanziaria già in atto. 

Cosa leggere, ascoltare, guardare

Per chi non era ancora nato, ma anche per chi invece c’era ma non ricorda molto di quell’evento epocale, abbiamo selezionato risorse, ascolti, approfondimenti, tra giornalismo, narrativa, podcast e fiction.

Preghiera per Chernobyl. Libro pubblicato per le edizioni e/o nel 1997 da Svetlana Aleksievič, scrittrice bielorussa vincitrice del Nobel per la Letteratura nel 2015. Numerose anche le edizioni successive, con anche una nuova introduzione dell’autrice dopo l’incidente di Fukushima in Giappone, del 2011. Polifonia di voci di sopravvissuti, scienziati, lavoratori, i liquidatori, che hanno lavorato a migliaia per ripulire la zona, e molti testimoni, che racconta soprattutto l'impatto umano e psicologico del disastro. Dal libro di Aleksievic sono state tratte molte opere teatrali e diversi adattamenti e la serie televisiva di HBO. Da lunedì 27 aprile, su RAI Radio3, andrà in onda la lettura del libro fatta da Barbara Ronchi dentro al ciclo Ad Alta Voce, ascoltabile su Rai Play Sound. 

Chernobyl. Storia di una catastrofe nucleare. Libro pubblicato dallo storico Serhii Plokhy, nato in Ucraina e attualmente direttore dello Harvard Ukrainian Research Institute. Saggio storico ricco di documenti originali e testimonianze dirette.

Le scorie dimenticate: come l’incidente di Chernobyl ha segnato il destino dell’energia nucleare in Europa orientale. Un reportage pubblicato da Prismag a firma di Andrea Braschayko, giornalista italo-ucraino, che guarda all’impatto del disastro nucleare dal punto di vista dei paesi del blocco sovietico, e alle conseguenze di medio e lungo termine. Brashayko è stato anche ospite di Luigi Spinola nella puntata di Radio3 Mondo del 24 aprile.

Exclusive report: Inside Chernobyl, 40 years after nuclear disaster. Reportage del reporter Matthew Sparkes per la rivista di divulgazione scientifica New Scientist, che ha dedicato una serie di alcuni articoli all’anniversario. Sparkes è entrato a Chernobyl a 40 anni dal disastro, e racconta lo sforzo di ricercatori e lavoratori per tenere in sicurezza la centrale nelle attuali condizioni di guerra.

Quarant’anni fa l’esplosione di Chernobyl. Lo speciale de La Lettura de Il Corriere della Sera. Nell’edizione di domenica 12 aprile, il quotidiano dedica diverse pagine al racconto, analisi, ricordo del disastro. Con uno speciale reportage dal campo a firma dell’inviata Marta Serafini, che dal 2022 racconta sistematicamente la situazione ucraina, dopo l’invasione russa e che in questa occasione ci porta proprio dentro la zona di esclusione. 

Chernobyl. Serie TV. HBO (2019). Miniserie in 5 episodi (attualmente disponibile a pagamento su Prime) che ricostruisce l’incidente della centrale di Chornobyl, con un forte focus su scienza, burocrazia sovietica e responsabilità politiche. Racconta le decisioni tecniche, gli errori di gestione e le pressioni del regime sovietico. Di seguito il trailer della serie.

Chernobyl, il podcast. Si tratta del podcast ufficiale della miniserie Chernobyl, prodotta da HBO e Sky. Condotto da Peter Sagal e dal creatore e sceneggiatore della serie Craig Mazin, ha come focus i singoli episodi della serie, discutendo le varie fasi delle riprese, i personaggi, i temi. Disponibile su tutte le piattaforme di podcast. 

Chernobyl: What really happened. Inside the Meltdown. Una miniserie prodotta da National Geographic. Una serie, di cui pubblichiamo qui di seguito il trailer, che promette di raccontare “la storia completa dall'incidente di fusione del nocciolo al cover-up del KGB, fino alla guerra attuale in Ucraina, rivelando come una zona di esclusione nucleare sia diventata una zona di guerra. Attraverso filmati d'archivio mai visti e potenti nuove interviste, si scoprono prospettive sorprendenti su una storia che crediamo di conoscere tutti, e si comprende perché la storia di Chornobyl non è ancora finita.”

Samosely - I residenti illegali di Chernobyl. Un film di Fabrizio Bancale, del 2020. Racconta le storie di circa 150 persone che hanno deciso di tornare a vivere nella zona di esclusione, nelle loro case. Sono perlopiù anziani, rientrati illegalmente e che vivono coltivando la propria terra. Disponibile su Rai Play. 

RAI News - quarantesimo anniversario. Un articolo di approfondimento di RAI News sugli eventi del 26 aprile 1986, e una collezione di documenti storici e più recenti prodotti dalla RAI e disponibili in parte su RAI Teche e in parte su RAI Play. 

Quando Chernobyl arrivò in Italia. Il racconto di una giovane ricercatrice dell’ISS. Una puntata del podcast “Pillole di salute” dell’Istituto Superiore di Sanità. Un’intervista a Barbara Caccia, allora la più giovane ricercatrice del laboratorio di fisica, cui fu affidata la ricerca di valutare e stimare il rischio per la popolazione italiana. 

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