SCIENZA E RICERCA

Il contatto fisico come alternativa ai conflitti sociali

Il contatto fisico è un potente strumento di comunicazione, che può avere motivazioni, connotazioni e implicazioni diverse. Gli esseri umani ne fanno uso abitualmente, ma diverse ricerche hanno osservato che anche negli animali alcuni gesti che prevedono un tocco reciproco possono veicolare efficacemente messaggi che, spesso, risultano essenziali per preservare accordo e coesione all’interno dei gruppi.

Uno studio pubblicato quest'estate sui Proceedings della Royal Society Publishing ha analizzato alcune funzioni del contatto fisico in due specie di primati, gli scimpanzé (Pan troglodytes) e i bonobo (Pan paniscus), e ne ha confermato l’utilità, in particolare per stemperare i conflitti sociali quando si ritrovano a condividere le stesse risorse alimentari.

Il valore del contatto fisico: rassicurazione e tolleranza sociale

Secondo i ricercatori, uno dei fattori che favorisce il mantenimento di equilibrio e coesione è la tolleranza sociale: si tratta, in senso ampio, della tendenza dei conspecifici a riunirsi in stretta prossimità attorno a risorse preziose con un’aggressività minima. Questa caratteristica facilita lo sviluppo di qualità fondamentali quali cooperazione, empatia o apprendimento sociale.

Secondo le prime ricerche sul tema, per lo sviluppo della tolleranza erano essenziali modelli basati sulla dominanza: questi prevedono che gli individui di alto rango si astengano dal monopolizzare le risorse alimentari, lasciando che si nutrano anche gli altri.

Tuttavia, al di là delle dinamiche gerarchiche, si è notato che la tolleranza sociale è una proprietà più ampia delle relazioni sociali e dei gruppi, che può variare in base ai contesti. Rispetto ad altre specie, gli esseri umani mostrano un’estrema variabilità in questo senso: i gruppi possono mettere in atto atteggiamenti di tolleranza o aggressività al loro interno o nei confronti di ingerenze esterne.

Tendenze simili si riscontrano anche nei bonobo e negli scimpanzé: anche nel loro caso i livelli di tolleranza possono cambiare nel tempo, in base all’intensità della competizione alimentare, all’incertezza sociale o ad altre cause che possono favorire maggiore o minore tensione.

Alcuni studi evidenziano come, uno dei fattori che contribuisce allo sviluppo di questa caratteristica, sia la rassicurazione attraverso il contatto fisico. Quest’ultima serve a ridurre, attraverso la prossimità corporea, lo stato di eccitazione di chi è coinvolto, oltre che a riaffermare i legami sociali e a ridurre il rischio di conflitti, soprattutto quando gli interessi sono contrastanti.

Il contatto sociale possiede un inestimabile valore psicofisiologico: nell’essere umano, per esempio, è fondamentale per la regolazione delle emozioni, è un potente strumento di comunicazione e favorisce l’adattamento. Gli scimpanzé, inoltre, a seguito di situazioni di conflitto, utilizzano per confortarsi abbracci, carezze e baci, dimostrando un’empatia sorprendente.


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L’esperimento dell’altalena delle arachidi: come bonobo e scimpanzé stemperano i conflitti

Lo studio sopra citato ha invece osservato come agisce il contatto fisico nei bonobo e negli scimpanzé in situazioni di stress sociale. Sono stati esaminati i comportamenti di 5 gruppi di scimmie, per un totale di 116 esemplari nella Repubblica Democratica del Congo e in Zambia. Gli animali sono stati sottoposti al cosiddetto test dell’altalena delle arachidi, che consiste nel riempire una mangiatoia di bambù con delle arachidi, facendola oscillare oltre la recinzione, così che il cibo cada davanti alle scimmie, distribuendosi uniformemente su una piccola area. I ricercatori hanno osservato ciò che accadeva mentre la mangiatoia veniva riempita, man mano che l’attesa cresceva: hanno notato che i contatti fisici si concentravano nei minuti immediatamente precedenti all’arrivo del cibo.

Gli studiosi hanno ipotizzato che ciò servisse a stemperare la tensione sociale dovuta alla necessità di condividere le risorse; infatti, è stato notato che i bonobo e gli scimpanzé che instauravano contatti più rassicuranti riuscivano a condividere il cibo più pacificamente.

Quanto è stato osservato rispecchia la struttura sociale delle due specie: nei bonobo, le coppie formate da sole femmine mostravano più spesso tendenze rassicuranti e amichevoli, e ciò riflette il funzionamento delle società di questa specie, in cui le femmine formano solide alleanze per contrastare l’aggressività dei maschi. Negli scimpanzé, invece, i maschi sembravano rassicurarsi più frequentemente tra loro, vista l’importanza delle coalizioni maschili nelle loro strutture. Per entrambe le specie ciò era evidente nei gruppi più tolleranti: nelle organizzazioni con leader più autoritari, questo schema scompariva.

A sorprendere, in particolare, sono stati i comportamenti degli scimpanzé: nei momenti di tensione, si infilavano dita, mani o altre parti del corpo in bocca a vicenda, oltre a toccarsi i genitali. Per una specie nota per la sua aggressività letale, si tratta di azioni straordinariamente rischiose.

Segnalare di essere vulnerabili, in questo caso, serve ad abbassare le difese dell’altro, esplicitando che l’intento non è fare del male, ma convivere pacificamente, condividendo le risorse ed evitando tensioni e conflitti.

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