MONDO SALUTE

Prescrizione sociale: quando sanità e territorio vanno a braccetto

“La salute si costruisce anche nella comunità”. La Regione Toscana introduce così il provvedimento preso a inizio ottobre: l’adozione di un “Toolkit per la prescrizione sociale”, a distanza di pochi mesi dall’approvazione delle linee di indirizzo regionali. L’obiettivo è facilitare la collaborazione tra sistema sanitario, sociale e risorse del territorio, anche con incontri di formazione.  Se dalla Toscana ci spostiamo in Piemonte, incontriamo il progetto PONTE (Percorsi Organizzati per le malattie Neurodegenerative: Territorio e Empowerment sociale) con cui l’Azienda Sanitaria Locale CN2 di Alba e Bra ha avviato, a settembre 2026, una sperimentazione di prescrizione sociale: “La salute di una persona – si legge nel comunicato della Regione – non si esaurisce nella sua condizione clinica. Solitudine, isolamento, fragilità delle relazioni sociali, disagio psicologico, sedentarietà e difficoltà nella gestione delle cronicità possono incidere profondamente sul benessere e sulla qualità della vita”. In Veneto, per citare un ultimo esempio, è stato recentemente riorganizzato l'Osservatorio regionale politiche sociali e sociosanitarie e il social prescribing compare tra le aree di monitoraggio della Direzione Servizi sociali, Terzo settore e Sport.  

In Italia la prescrizione sociale è una realtà in crescita, in cui le sperimentazioni locali stanno convergendo verso un modello in via di strutturazione, sostenuto dall’Istituto Superiore della Sanità. Negli ultimi anni l’interesse per questa nuova pratica si è diffuso a livello internazionale: nel 2023, la prescrizione sociale era già stata concettualizzata e implementata in oltre 20 Paesi in Europa, Asia, Australia e America. Obiettivo: promuovere il benessere delle persone, considerando non solo gli aspetti clinici, ma anche i determinanti sociali della salute, individuando categorie di cittadini e cittadine che potrebbero beneficiare di particolari attività e servizi presenti sul territorio. In quest’ottica medici e mediche possono “prescrivere” non solo farmaci, ma anche visite museali, attività motorie e sportive, gruppi di socializzazione. Ma non solo. 

Approfondiamo l’argomento spiegando – senza pretesa di esaustività – quando nasce l’interesse per questo approccio, in che cosa consiste e qual è il quadro teorico di riferimento. Dedicheremo spazio alla situazione del nostro Paese e alle ricerche in corso. 


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Prescrizione sociale: un crescente interesse internazionale

Il concetto di prescrizione sociale si sviluppa nel Regno Unito già nel secolo scorso.  Esperienze simili esistevano in realtà anche in altri Paesi, sebbene non fossero identificate con il termine social prescribing, che entra a far parte del lessico dei sistemi sanitari di tutto il mondo solo nell’ultimo decennio. Nel contesto britannico, il crescente interesse verso questo approccio porta alla nascita di diverse reti e organizzazioni: nel 2015 viene istituito il Social Prescribing Network, nel 2018 il Social Prescribing Youth Network e nel 2019 la National Academy for Social Prescribing. Si tratta di una serie di iniziative con una forte vocazione internazionale, che contribuisce a diffondere il modello anche al di fuori del Regno Unito. In Inghilterra, la prescrizione sociale viene progressivamente integrata nel Servizio Sanitario Nazionale (National Health Service – NHS).

Nel 2021 la National Academy for Social Prescribing collabora con l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il World Health Innovation Summit e la United Global SDG Index Institute Foundation per istituire la Global Social Prescribing Alliance, un’alleanza internazionale che coinvolge diversi partner e istituzioni per promuovere la diffusione della prescrizione sociale a livello globale. 

Negli ultimi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha iniziato a promuovere la prescrizione sociale a livello internazionale. Nel 2022 pubblica il manuale A toolkit on how to implement social prescribing, tradotto anche in italiano e pensato per aiutare a introdurre la pratica a livello di comunità, indicando le fasi previste, gli attori coinvolti e gli strumenti utili. Nel 2024 l’OMS riconosce i SingHealth Community Hospitals di Singapore come centro di riferimento internazionale per la prescrizione sociale (Collaborating Centre for social prescribing), e nel 2026 anche la National Academy for Social Prescribing nel Regno Unito. 

Affrontare i determinanti sociali della salute

Il modo in cui i singoli Paesi decidono di promuovere il sistema di prescrizione sociale all’interno delle loro comunità riflette il contesto sociale, culturale, politico e sanitario. In tutti i casi, tuttavia, la spinta all’adozione di questa pratica risiede nella consapevolezza che la salute delle persone non dipende solo da fattori biologici o genetici, ma è anche una questione sociale, economica e politica. La disponibilità di risorse per i bisogni quotidiani, come l’alloggio e il cibo,  il luogo in cui si nasce e si vive, l'accesso all'istruzione e ai servizi, la rete sociale possono influire sulle condizioni psicofisiche degli individui. 

La prescrizione sociale viene intesa proprio come un modo per affrontare i determinanti sociali e ambientali della salute, mettendo in contatto cittadini e cittadine con una serie di servizi non clinici presenti nella comunità. Si tratta di un concetto relativamente nuovo nell’assistenza sanitaria, che richiede la collaborazione di enti e istituzioni esterni al settore medico. Il nuovo servizio è pensato per andare incontro ai bisogni delle persone più fragili: uomini e donne che vivono in solitudine, o in condizioni socio-economiche precarie, individui che soffrono di patologie croniche o sono ad alto rischio di disturbi mentali. 

“Nel modello più comune – spiega l’OMS –, i professionisti sanitari delle cure primarie possono indirizzare i destinatari a ‘operatori di collegamento’ specializzati (link workers, ndr), che lavorano con i destinatari per individuare i loro bisogni sociali. Questi operatori, di norma, lavorano con i destinatari per co-progettare piani personalizzati volti a migliorare il loro benessere, li seguono regolarmente per monitorare i loro progressi”. Gli operatori di collegamento possono essere professionisti dei servizi sociali, del terzo settore o figure coinvolte ad hoc. Ciò significa formare nuovo personale o ampliare i compiti dei professionisti esistenti, come infermieri o altri operatori delle professioni sanitarie, assistenti sociali, o volontari della comunità locale. 

L’obiettivo, dunque, è anche quello di rafforzare la collaborazione tra servizi sanitari, territoriali e realtà locali, promuovendo un’assistenza di prossimità più integrata che possa contribuire a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere. 


Leggi anche: In Salute. Disuguaglianze sanitarie: gli interventi proposti dall’Oms


Le “prescrizioni” possibili

L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua diverse fasi per attuare un processo di prescrizione sociale: serve innanzitutto analizzare la situazione, costituire un gruppo di riferimento centrale per l’attuazione, sviluppare un piano di lavoro per l’attuazione e mappare le risorse della comunità locale. Sarà importante poi coinvolgere tutti i settori, da quello sanitario a quello sociale e del volontariato, formare gli operatori di collegamento e, infine, monitorare e valutare i risultati. Queste le indicazioni generali, che andranno poi calate in ogni singola realtà. 

La scelta delle attività o dei servizi a cui indirizzare la persona, una volta che ne sono stati individuati i bisogni, dipende dalle risorse esistenti sul territorio. A seconda dei casi, dunque, potranno essere proposte attività musicali, artistiche e culturali; potranno essere suggerite opportunità di volontariato; attività sociali come incontri al chiuso e all'aperto; servizi di promozione della salute, con particolare attenzione all’attività fisica e all'alimentazione. In casi specifici, si potrà valutare di fornire alla persona assistenza sociale, legale, finanziaria o abitativa; supporto per problemi di salute mentale, dipendenza o disabilità; sostegno alle vittime di violenza domestica, abuso o abbandono. Infine, secondo le indicazioni dell’OMS, è prevista anche la possibilità di indirizzare la persona a servizi per l'impiego e apprendimento professionale. 

Italia: a che punto siamo

Nel nostro Paese, come si è visto, sono state avviate esperienze e sperimentazioni locali e sta emergendo un crescente interesse istituzionale. “L’Italia è pronta per un salto di qualità: ha competenze, esperienze, un patrimonio culturale unico e un forte desiderio di innovazione. La sfida ora è trasformare la ricchezza progettuale in politiche stabili, investendo in governance, monitoraggio e formazione. La prescrizione sociale non è un accessorio, ma un ponte tra salute, cultura e comunità”. Queste le conclusioni di un workshop dal titolo Salute, territorio e cultura. Prospettive per la prescrizione sociale in Italia, organizzato pochi mesi fa dal Gruppo nazionale sulla prescrizione sociale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. L’incontro si è posto l’obiettivo di definire un quadro di riferimento condiviso, con particolare attenzione al contributo dell’arte e della cultura. 

Nel nostro Paese esistono diversi progetti che valorizzano il ruolo della cultura nella promozione del benessere: tra questi, la rete Musei Toscana per l’Alzheimer; il progetto nazionale Nati per Leggere; il programma nazionale Dance Well per le persone con Parkinson; la rete Archivi e salute che ha avviato una sperimentazione con persone che presentavano disturbi cognitivi e demenze. Si parte dal presupposto che visitare un museo, leggere un libro in biblioteca, andare a uno spettacolo teatrale, partecipare ad attività organizzate da associazioni musicali può offrire occasioni di incontro e apprendimento. Ma per molti – persone anziane sole, individui con fragilità psicologiche e cognitive, genitori che attraversano periodi di difficoltà – rappresenta anche un modo per interrompere una condizione di isolamento, ricostruire una routine, sviluppare nuove relazioni o recuperare un senso di efficacia personale. 

In quest’ottica, proprio pochi mesi fa il Ministro della Salute e il Ministro della Cultura hanno firmato un protocollo d’intesa per promuovere studi sugli effetti che la fruizione del patrimonio culturale può avere sul benessere psico-fisico. E anche il CCW-Cultural Welfare Center, nato nel 2020 durante il lockdown, include tra le proprie linee di intervento la ricerca e la diffusione di risultati scientifici internazionali. 

Le politiche sanitarie nazionali, inoltre, delineano un contesto potenzialmente favorevole allo sviluppo della prescrizione sociale. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, per esempio, favorisce un approccio integrato alla salute e prevede la possibilità di promuovere stili di vita sani attraverso iniziative sul territorio, come i gruppi di cammino, o con interventi mirati, tra cui la consulenza nutrizionale e i programmi di attività fisica. E anche il Piano della Cronicità fa riferimento a queste possibilità. Infine, il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 si sofferma in modo esplicito sul concetto di prescrizione sociale e sulla sua adozione: “Si tratta di mettere in atto nell’ambito della salute mentale nuovi progetti sperimentali di attuazione di questa nuova progettualità”. 

A ciò si aggiunga che le Case della Comunità – formalizzate solo pochi anni fa nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – vengono viste come un’infrastruttura ideale: “Il DM 77/2022 – scrive l’Istituto Superiore di Sanità – offre un quadro di riferimento in cui inserire la prescrizione sociale nei percorsi abituali di prevenzione e cura. Ciò richiede però un ‘mandato esplicito’, che consenta di passare dalla logica di progetto alla logica di sistema”. 

I contributi della ricerca scientifica 

L’interesse per i programmi di prescrizione sociale è vivo dunque, nel nostro Paese come nel resto del mondo, ed è sostenuto dai possibili benefici che il nuovo approccio potrebbe avere sul benessere delle persone. Alcuni studi scientifici ne confermano le potenzialità tuttavia, sebbene promettenti, le evidenze sull’efficacia complessiva del nuovo metodo risultano ancora eterogenee e limitate da debolezze metodologiche. Proprio per raccogliere prove più robuste, si rendono necessari studi ulteriori che valutino l'efficacia di questi interventi e i loro possibili effetti sulla salute. 

In questo quadro si inserisce, per esempio, il progetto SP-EU, avviato nel 2025 e finanziato dall’Unione Europea con quasi sette milioni di euro, che vede la partecipazione di 22 partner provenienti da 11 Paesi. L’obiettivo è valutare il potenziale della prescrizione sociale, concentrandosi su tre gruppi principali: persone LGBTIQ+, rifugiati e immigrati di prima generazione e anziani che vivono da soli. Il programma comprende uno studio controllato randomizzato su 1.776 partecipanti in otto Paesi europei, mentre uno studio qualitativo in cinque Paesi esplorerà i fattori che possono favorire o limitare l’adozione della prescrizione sociale.  

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