SOCIETÀ

Giovani, sesso e percezione dei rischi

Il tempo passa, anche i millennials più giovani sono diventati grandi e la nuova generazione di adolescenti inizia ad avvicinarsi al sesso. I ragazzi si innamorano e provano impulsi sessuali difficili da tenere sotto controllo. Sono eccitati ma anche confusi. Una recente indagine Censis, condotta su un campione rappresentativo di mille giovani dai 12 ai 24 anni residenti in Italia, svela le percentuali della loro (in)consapevolezza in tema di sessualità e si apre con un interrogativo: qual è il rapporto che la nuova generazione dei giovanissimi (dai 12 ai 17 anni) e dei millennials più giovani (dai 18 ai 24 anni) ha con la sessualità e la prevenzione da infezioni e malattie sessualmente trasmissibili? Il livello di informazione percepito, ovviamente, varia con l’età: solo il 5,8% dei ragazzi dai 12 ai 14 anni si dichiara molto informato su temi riguardanti la sessualità, ma la quota sale al 26% tra chi ha tra i 22 e i 24 anni. Percentuale comunque piuttosto bassa. Il primo rapporto sessuale completo si ha a 17 anni, il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di essere sempre attento a evitare gravidanze, mentre scende al 74,5% la percentuale di chi si protegge da infezioni e malattie (con un 19,5% che dichiara di proteggersi talvolta, come se il rischio si potesse correre a singhiozzo).

“Si preoccupano molto del rischio gravidanza, infatti la percentuale di chi si dice attento è molto alta. Ma per quel che riguarda la protezione mi sembra che ci sia confusione: il 17,6% è convinto di proteggersi prendendo la pillola anti-concezionale, la considero una percentuale alta. Si tratta di un grosso fraintendimento perché protezione e contraccezione non sono la stessa cosa”, commenta Lorella Lotto, professore associato del dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione e membro del CeRD - Centro di Ricerca sul Rischio e la Decisione dell’università di Padova.

La quasi totalità degli intervistati, il 93,8%, dichiara di aver sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse, ma andando ad approfondire, alla richiesta di indicare spontaneamente infezioni e malattie conosciute, l’89,6% menziona l’Aids e, poi, ci si ferma lì: solo il 23,1% cita la sifilide, il 18,2% la candidosi vaginale, il 15,6% indica il papilloma virus e con percentuali tra il 13% e l’11% vengono indicate gonorrea, epatiti ed herpes genitale. Residuali le percentuali di chi menziona clamidia o condilomi. Nessuno cita in maniera spontanea il cancro del collo dell’utero o altri tumori correlati all’Hpv. Dunque, da dove ha origine questa poca consapevolezza dei rischi? Da una informazione errata o semplicemente scarsa? Questi ragazzi a chi o a cosa si affidano per saperne di più? La risposta non sorprende: il 62,3% cerca notizie attraverso i media (televisione, riviste e internet), la scuola arriva dopo, restano in coda i professionisti della salute. La famiglia non viene neppure citata. “Oggi ci sono numerosi canali e strumenti per informarsi, ma temo che una sovraesposizione possa avere anche un effetto boomerang – osserva Lorella Lotto -. Sappiamo infatti che l’enorme quantità di informazioni che popola soprattutto la rete non è sempre attendibile. Anzi, si corre spesso il rischio di imbattersi in false informazioni”. Anche sulla conoscenza del papilloma virus umano e del vaccino contro l’Hpv sembra esserci confusione: solo il 63,6% dei giovani intervistati dice di aver sentito parlare del papilloma virus umano (di questi, 7 su 10 sanno che esiste un vaccino), tra le ragazze la quota sale all’83,5%, mentre tra i maschi si riduce al 44,9%. Rispetto alle modalità di trasmissione, l’81,8% cita esclusivamente il rischio che nasce da rapporti sessuali completi, il 33% pensa che questo virus colpisca solo le donne. Sono numeri che rivelano ancora l’esistenza di molti punti oscuri in tema di sessualità e salute.

Per concludere, Lotto propone una interessante riflessione invitando a considerare la questione in un contesto più ampio: “Forse dovremmo parlare anche di bias ottimistico, ovvero l’errore di giudizio dovuto all’ottimismo verso se stessi nei confronti degli altri. Si tratta di un meccanismo psicologico che può contribuire ad abbassare la percezione del rischio. In ambito sessuale, affidandosi a conoscenze sbagliate e false credenze, un ragazzo può arrivare a pensare, a torto, di saperne abbastanza e di poter gestire situazioni e rischi”. Un’illusione di controllo che allontana da sé il senso del pericolo, ma la verità è che non sono sempre gli altri a correre più rischi di noi. 

Francesca Boccaletto

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