CULTURA

Dee madri, sovrani ed eroi

La cosiddetta Venere Ligabue incanta. La statuetta raffigurante la dama dell’Oxus è alta solo 11 centimetri, proviene dall’Iran orientale e oggi appartiene alla collezione Ligabue di Venezia. Tra le varie produzioni raffiguranti la “dama” questa è l’unica (finora nota) a indossare una veste levigata, forse perché incompiuta oppure perché l’artista volle spezzare la tradizione delle incisioni sulle vesti munite di mantello che richiamavano lo scorrere dell’acqua, o delle lunghe ciocche come raggi di una stella o delle piume a suggerire una natura di uccello. Ha un naso ben definito e intatto, è seduta con il busto eretto; l’acconciatura, percorsa da leggere striature e danneggiata sopra un orecchio, è raccolta in un lungo boccolo e agli occhi del visitatore contemporaneo la fa risultare modernissima, quasi punk. Questo minuscolo gioiello arriva da molto lontano e, oggi, è uno dei cento reperti, dal 4000 al 2000 a.C., presentati nella mostra Idoli, il potere dell’immagine, allestita all'Istituto veneto di scienze lettere e arti a Palazzo Loredan, a Venezia, e visitabile fino al 20 gennaio 2019.

L’esposizione accompagna il visitatore alla scoperta del misterioso universo delle raffigurazioni umane durante la preistoria e regala l’illusione di un mondo popolato da bizzarre creature magiche: le burrose Dee madri, grandi seni e larghi fianchi, - con buona probabilità simbolo del potere della Terra, della maternità e della fertilità -, gli idoli geometrici e gli idoli oculari (o idoli-placca), passando per altre figure femminili di pregio (come quella di Hierakonpolis, Egitto, in lapislazzuli), sovrani, eroi e suonatori, sculture falliche o figure mitologiche e ibride, nel cui corpo convive identità animale e umana, come l’unico Uomo-toro mesopotamico scolpito a tutto tondo e proveniente dal Museo nazionale iracheno di Baghdad e il drago dell’Oxus, detto Lo sfregiato, per lo squarcio che gli segna il volto, con il corpo ricoperto di squame di serpente, controparte selvaggia della dama dell’Oxus. Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito il bisogno di rappresentare la figura umana, attraverso graffiti e pitture murali, ma anche in forma tridimensionale, così ora la Fondazione Giancarlo Ligabue propone al pubblico una selezione di reperti del 4000-2000 a.C. dalla rivoluzione neolitica, entrando nell'Età del Bronzo - con il passaggio da clan e tribù a società più complesse, con l’acquisizione di nuove abilità e l’introduzione della lavorazione dei metalli, l’affermarsi di prime forme di scrittura, l’avvio del commercio -, ripercorrendo un ampio spazio geografico che va dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico all'Estremo Oriente. 

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