SOCIETÀ

L’emergenza nel settore turistico, tra destinazioni nazionali, misure di sicurezza e aiuti economici

By staying home today, we can travel tomorrow. Questo è lo slogan lanciato dall’UNWTO, United Nation World Turism Organization, di fronte all’emergenza Covid-19. Sembra essere il turismo il settore economico più colpito: il 19 marzo scorso, infatti, l’UNWTO ha riunito le principali agenzie delle Nazioni Unite, i membri del proprio Consiglio esecutivo, i commissari regionali e i più importanti esponenti del settore privato per affrontare il problema in modo unito a livello internazionale. Il segretario generale dell’UNWTO, Zurab Pololikasvili, ha lanciato un messaggio importante: è necessario riconoscere a livello politico la crisi del turismo, auspicando una cooperazione da parte dei vari ministeri e un coinvolgimento degli operatori del settore sia pubblico che privato.

Per prima cosa è stata istituita una Commissione globale per la crisi del turismo a cui partecipano le agenzie chiave delle Nazioni Unite, in stretta collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, i rappresentanti del settore aereo, dei trasporti marittimi e del settore privato, con il supporto dei presidenti regionali e il presidente del Consiglio esecutivo dell’organizzazione per il turismo. L’obiettivo di questo nuovo strumento è di seguire l’evoluzione dell’emergenza e di pubblicare idee, raccomandazioni e linee guida per aiutare il settore turistico. Essendo una realtà mutevole, è difficile stimare quanto il Covid-19 stia influenzando il mercato del turismo: durante l’inizio dell’epidemia, l’organizzazione aveva stimato una perdita tra il 20 e il 30% degli arrivi internazionali nell’area dell’Asia e del Pacifico. Questo dato è stato misurato prendendo a esempio le due crisi più importanti degli ultimi vent’anni: la Sars nel 2003 e la crisi economica del 2009.

Un’analisi più approfondita al livello mondiale è stata pubblicata attraverso il primo report relativo alle restrizioni che i vari paesi hanno adottato di fronte all’emergenza, più precisamente il 96% delle destinazioni tra la fine di gennaio e il 6 aprile 2020. Lo scopo di questo strumento, a cui seguiranno degli aggiornamenti, è di aiutare a capire lo sviluppo del settore turistico in relazione alla diffusione del virus, fornendo anche un supporto ai governi nella ripresa delle attività turistiche.

Tuttavia, le misure, come descritto nel report, sono aumentate in proporzione alla diffusione del virus, in un primo momento solo nell’area dell’Asia e del Pacifico per poi raggiungere tutti gli altri continenti. Alla data del 7 febbraio 2020, 52 destinazioni avevano attuato restrizioni di viaggio, aumentando a 81 il 9 marzo. Quasi una settimana dopo, il 16 marzo, il numero delle destinazioni è salito a 119 e per la prima volta si sono adottate misure di chiusura completa o parziale dei confini. Il numero continua a salire: il 24 marzo sono 181 le destinazioni con limitazioni, totali o parziali, di viaggio e l’ultimo dato riportato, risalente al 6 aprile, è di 209.

Le misure restrittive adottate vengono divise in quattro categorie: la chiusura completa o parziale dei confini, il divieto di entrare ai viaggiatori che sono transitati nelle zone colpite dal virus, la sospensione completa o parziale dei voli internazionali e altre misure come la richiesta di autoisolamento, di certificati medici e altro.

Considerando le premesse globali, anche il turismo italiano soffre di fronte a questa emergenza. In Italia nel 2018, secondo quanto riportato dal Touring Club Italiano, sono state registrate nelle strutture ricettive ufficiali (alberghiere ed extralberghiere) 429 milioni di presenze, con un’importante componente di stranieri che nella maggior parte dei casi appartengono a paesi europei. I flussi esteri, secondo la stima di chiusura del 2019, producono una spesa nel nostro paese di circa 45 miliardi, di cui il 54% si colloca nel Nord Italia. Poiché i servizi non sono immagazzinabili come altri beni, è difficile capire le conseguenze economiche del Covid-19. Il TCI spiega che il turismo è un settore trasversale, cioè coinvolge diversi ambiti economici come la ristorazione oppure i servizi culturali, ed è difficile quindi rilevare le perdite che si possono avere. 

Avendo visto la perdita a cui andrà incontro il settore turistico, molti si chiedono se quest’estate si potrà viaggiare e quali misure verranno adottate dalle attività commerciali e non solo. Un fenomeno che sicuramente si presenterà sarà quello dello staycation: in poche parole, gli italiani rimarranno in Italia e probabilmente non ci saranno turisti stranieri. In più, si opterà per un undertourism, scegliere località meno note per evitare l’affollamento, con attività preferibilmente open air e optando quindi per un turismo più lento. Ovviamente si auspica che i viaggi saranno individuali, di coppia o di famiglia, non scegliendo i gruppi come modalità. Assoturismo, la federazione che rappresenta le imprese operanti nel settore turistico, ha già dato una stima della perdita: si ipotizza una diminuzione di 260 milioni di presenze rispetto l’anno scorso, con un forte arresto delle entrate che nel 2020 si fermerebbero a 29,1 miliardi. Secondo il presidente, Vittorio Messina, occorre adottare provvedimenti più incisivi poiché il turismo rappresenta il 13% del Pil nazionale.

Dopo un primo momento di silenzio da parte del governo, ora si sta pensando a un pacchetto di misure per sostenere questo settore. Una prima proposta, ancora sotto esame, è il bonus vacanza per sostenere il turismo interno. Il presidente di Assoturismo è scettico di fronte a questa proposta, dato che non c’è ancora una certezza sulla possibilità di viaggiare senza restrizione, dichiarando che è necessario invece puntare al sostegno  economico delle imprese turistiche. Il premier Conte ha annunciato il lancio per l’estate della campagna “Viaggio in Italia” a favore di un turismo tutto italiano. Il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, oltre a lanciare i bonus vacanza, ha dichiarato che l’obiettivo principale e primario è di sostenere con un piano economico le imprese. Bocciate quindi le varie proposte che girano in rete, come i pannelli di plexiglass per mantenere le distanze nelle spiagge. È necessario guardare alla fattibilità delle azioni: bisogna prevedere una sanificazione dei luoghi di vacanza costante ma anche pensare a misure per il distanziamento sociale, per esempio nei trasporti pubblici, così da poter assicurare una vacanza in totale sicurezza.

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