SCIENZA E RICERCA

Freeman Dyson: la scienza, meraviglia e ribellione

Freeman Dyson, venuto a mancare lo scorso 28 febbraio, è stato un grande fisico, un uomo di scienza a tutto tondo. Nel corso della sua vita, la curiosità lo ha portato ad esplorare diversi campi di ricerca, dall’elettromagnetismo – ha affiancato Richard Feynman nelle ricerche che poi sono valse a quest’ultimo il premio Nobel – alla fisica nucleare, alla futurologia.

(Intervista al prof. Giulio Peruzzi. Servizio di Sofia Belardinelli, montaggio di Elisa Speronello)

Dyson non è stato soltanto scienziato, ma anche – prima di tutto – uomo di cultura. Era infatti guidato, anche nell'attività scientifica, da saldi principi etici: “Anche quando si dedica alla ricerca di altre forme di vita intelligenti nell’universo – spiega il professor Giulio Peruzzi, docente di Storia della fisica all’università di Padova –, Dyson è mosso da un preciso ideale. È infatti convinto che la scienza sia uno degli strumenti tramite cui l’umanità può comprendere se stessa e il proprio posto nell’universo. La scienza, l’arte, la religione, la letteratura non sono ambiti separati e tra loro concorrenti; al contrario, tendono tutte a dimostrare ciò che accomuna l’intera umanità, e mostrano la centralità di valori quali la solidarietà, la fratellanza – dei quali Dyson fu sempre un convinto assertore”.

“L’idea che l’umanità dovesse iniziare, già da oggi, ad esplorare lo spazio per poterlo in futuro colonizzare, derivava proprio dalla consapevolezza della finitudine della nostra Terra: tra qualche miliardo di anni – tempo che su scala umana appare pressoché infinito, ma che infinito non è –, la Terra non sarà più abitabile, e per allora l’uomo dovrà, secondo il visionario Dyson, essere pronto a partire e a fondare una nuova civiltà altrove, nell’universo”.

Per Dyson, il vero scienziato è prima di tutto un “ribelle”: lui stesso può essere ascritto a tale categoria. Racconta Peruzzi: “Egli era convinto che il farsi guidare dalla meraviglia, l'andare controcorrente, il sostenere tesi eterodosse, fossero i motori dell’evoluzione della scienza. Nella sua carriera, infatti, Dyson mette in pratica proprio questo modus operandi: propone tesi provocatorie, è spesso critico nei confronti delle idee più alla moda. Da lui, la scienza odierna ha molto da imparare”.

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