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In Salute. Sindrome dell'ovaio policistico. Necessario agire il prima possibile, ma senza paura

La sindrome dell'ovaio policistico, o micro-policistico, come sarebbe più corretto dire, è considerata l'alterazione endocrina più comune tra le donne e le ragazze in età fertile. Interessa quasi il 10% delle donne tra i 15 e 45 anni e addirittura il 12-15% tra quelle con meno di 30 anni.
Si tratta di una condizione in cui l'ovulazione non avviene correttamente, perché gli ovuli non riescono a maturare e le ovaie finiscono per ingrossarsi e riempirsi di piccole cisti.

Approfondiamo il tema in questo appuntamento della nostra serie In Salute insieme al professor Giuseppe Ricci, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell'università di Trieste e del Dipartimento materno-neonatale e delle terapie intensive dell'IRCCS Burlo Garofolo di Trieste.

L'intervista completa al professor Ricci sulla sindrome dell'ovaio policistico. Montaggio di Elisa Speronello

“La parola “sindrome” deriva dal greco antico ed è costituita da tue termini: syn, che significa “insieme”, e dròmos, che vuol dire “corsa”. Questo vocabolo si usa per indicare, quindi, una condizione provocata dalla concorrenza di diversi fattori e che è accompagnata da alcuni sintomi caratteristici, che possono essere presenti tutti insieme oppure solo in parte”, premette il professor Ricci. “La sindrome dell'ovaio micro-policistico, infatti, si può manifestare in persone con storie cliniche molto diverse le une dalle altre.

La sindrome è stata identificata nel 1935 da due ginecologi americani, Stein e Leventhal, ma il primo ad averne parlato è stato il toscano Antonio Vallisneri che diventò professore di medicina a Padova nel 1700. Nel 1721, in un testo ancora presente nella biblioteca dell'ateneo patavino, egli raccontava di una contadina in sovrappeso che non riusciva ad avere bambini e deceduta dopo essere caduta da un albero, nelle cui ovaie furono trovate delle piccole cisti. Si tratta insomma di una condizione che si conosce da molto tempo. Eppure, nonostante siano passati più di ottant'anni dalla sua descrizione scientifica, molte delle sue cause sono ancora ignote.

Com'è tipico delle sindromi, anche quella dell'ovaio policistico è associata a manifestazioni e cause molto diverse. I sintomi più comuni sono le irregolarità mestruali, l'irsutismo e spesso, anche se non sempre, un eccesso di peso”.

“I cicli mestruali irregolari non sono affatto insoliti nelle adolescenti fino a due o tre anni dopo il menarca, ovvero la prima mestruazione”, continua il professor Ricci. “Tra i 13 e i 14 anni d'età il ciclo mestruale può avvenire anche ogni 3, 4, o addirittura 5 o 6 mesi. Si tratta di qualcosa di molto frequente e che non deve assolutamente preoccupare.

Quando invece le mestruazioni arrivano ogni 35, 40 o 50 giorni anche nelle ragazze di 18-19 anni, allora è bene sottoporsi a un controllo, perché vuol dire che le ovaie non hanno raggiunto la maturazione, che solitamente avviene entro quell'età.
Se il ciclo non è regolare significa, insomma, che le ovaie non funzionano bene e quindi è necessario intervenire, perché questa condizione può persistere e determinare conseguenze anche gravi per la salute delle pazienti.

Ad esempio, chi ha la sindrome dell'ovaio policistico talvolta non riesce ad avere bambini, perché in mancanza dell'ovulazione non c'è possibilità di gravidanza. A lungo andare possono insorgere anche altre complicazioni importanti. Questa sindrome può comportare, nel corso degli anni, un problema di metabolismo degli zuccheri che potrebbe condurre al diabete. Nei casi più gravi, se non si interviene, può addirittura causare tumori dell'utero in tarda età oppure un'alterazione più ampia del metabolismo che coinvolge anche l'apparato cardiovascolare.
Stiamo parlando, naturalmente, di situazioni estreme in cui non c'è stato alcun intervento. Oggi, per fortuna, la maggior parte delle ragazze e delle donne che osservano delle irregolarità nelle mestruazioni si rivolgono al ginecologo, che mette in atto tutte le misure necessarie per prevenire queste complicazioni”.

Vediamo allora quali sono i metodi diagnostici e i trattamenti più indicati per le pazienti che accusano i sintomi appena descritti.

“Questo dipende dalla situazione di partenza”, chiarisce il professor Ricci. “A volte il problema è dovuto a un eccesso di peso. Forse non tutti sanno che il grasso non è un tessuto inerte, ma produce degli ormoni che sono fondamentali nella donna, perché sono quelli che avviano, nell'adolescente, il ciclo mestruale. Quando una donna dimagrisce molto, infatti, la prima cosa che succede è che le mestruazioni diventano irregolari. Allo stesso modo, quando c'è una crescita di peso, aumenta anche la quota di ormoni, e questo può alterare le mestruazioni.

Anche la presenza di peli più grossi e ispidi in zone che di solito ne sono prive può essere una manifestazione di questa sindrome, così come l'acne e la pelle grassa (o seborrea), o una colorazione più scura in alcune zone del corpo, come ascelle, inguine e collo. Sono tutte condizioni originate da un eccesso di ormoni maschili. Dobbiamo infatti ricordare che tutte le donne hanno degli ormoni maschili, i quali però non devono superare una certa quota.

Per ottenere una diagnosi, quindi, prima ancora di prescrivere esami è necessario parlare con le pazienti, porre loro le domande opportune e visitarle. Non esiste una terapia unica, la cura va tarata sulla persona.
In alcuni casi è sufficiente consigliare la perdita di peso, perché riducendo il grasso si riduce anche la quota di ormoni in eccesso che altera l'equilibrio ormonale. Non servono diete drastiche: spesso basta una riduzione del 5 o 10% del peso, ottenuta con l'aiuto di un nutrizionista o dell'attività fisica, per ripristinare una normale ciclicità mestruale.

In altri casi, si usa prescrivere la pillola anticoncezionale. Tale farmaco blocca l'attività delle ovaie per il tempo in cui viene assunto e ci si augura che questo periodo “di riposo” consenta loro di tornare a funzionare regolarmente una volta sospesa la pillola.
Nel caso di donne che presentano anche delle alterazioni del metabolismo di zuccheri, inoltre, si possono utilizzare farmaci anti-diabetici (ma non l'insulina). Esiste infatti una stretta connessione tra l'ovaio e il metabolismo degli zuccheri”.

Infine, ci sono dei casi in cui le pazienti non vogliono utilizzare metodi contraccettivi perché desiderano una gravidanza.
“Come accennato prima, le donne con la sindrome dell'ovaio micro-policistico il più delle volte non sono fertili, perché l'ovulazione non avviene”, spiega il professor Ricci. “Questa non è una regola assoluta, perché può comunque succedere che in alcuni mesi le ovaie funzionino regolarmente, consentendo alla donna di rimanere incinta. Nella maggior parte dei casi, però, specialmente se la paziente ha raggiunto i 30-35 anni d'età e non è mai stata curata adeguatamente, è necessario seguire una terapia farmacologica mirata per ottenere l'ovulazione. A volte non è facile raggiungere questo risultato, soprattutto se le ovaie non lavorano regolarmente da molto tempo. Tuttavia, seguendo una cura adeguata in maniera costante e, in caso necessario, associando ai farmaci l'attività fisica o la correzione dell'alterazione del metabolismo di zuccheri, la paziente può rimanere incinta.

Nessuna paura, quindi, per tutte coloro che hanno questa sindrome. È importante però rivolgesi allo specialista più indicato che troverà la giusta soluzione a un problema molto comune tra le donne in età fertile”.

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