SCIENZA E RICERCA

A Trieste capitale della scienza arriva Esof

Trieste è la capitale europea della scienza 2020. La città è stata scelta dallo Euro Science Open Forum (Esof), battendo i candidati olandesi di Leida e L’Aja, per ospitare la più importante occasione europea di dibattito tra scienza, ricerca, politica e società. Sono previsti una serie di incontri e seminari specialistici (per partecipare occorrerà registrarsi) affiancati da un vero e proprio festival della scienza aperto al pubblico: Science in the city. Fra gli ospiti l’astronomo premio Nobel per la fisica 2019 Didier Queloz e il biochimico Iain Mattaj neo-direttore dello Human Technopole. Il piano era di tenere il Forum dal 5 al 9 luglio e il festival dal 27 giugno all’11 luglio, ma il coronavirus ha rimandato tutto dal 2 al 6 settembre.

Crocevia di culture mitteleuropee che ha dato i natali a Italo Svevo e Umberto Saba, e ha ospitato intellettuali e studiosi come James Joyce e Sigmund Freud, Trieste oggi è anche un polo scientifico di rilevanza internazionale con oltre 30 centri di ricerca, tra cui quelli della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati), l’Ictp (Centro internazionale di fisica teorica) fondato dal premio Nobel pakistano Abdus Salam, il Sincrotrone Elettra fondato dal Nobel Carlo Rubbia, l’Istituto di Oceanografia e geofisica sperimentale, il centro internazionale per l’ingegneria genetica e le biotecnologie fondato da un progetto dell’Onu, l’Osservatorio astronomico diretto dall’astrofisica fiorentina Margherita Hack, prima donna a ricoprire il ruolo.

Esof si tiene ogni due anni e a promuovere la candidatura del capoluogo giuliano è stata la Fondazione Internazionale Trieste, con il supporto del Comune di Trieste, della Regione FVG, del Ministero di Istruzione, Università e Ricerca. “Freedom for Science, Science for Freedom” sarà il motto della manifestazione che si terrà principalmente nel Porto vecchio, ma che seminerà in tutta la città mostre, spettacoli teatrali, dibattiti e laboratori per i grandi e per i piccoli.

Coordinatrice del programma Science in the City Festival, quest’anno intitolato Collisioni, è Paola Rodari, collaboratrice della Fondazione Internazionale Trieste, che abbiamo intervistato.

Che cos’è lo Euro Science Open Forum e perché è stata scelta Trieste come capitale europea della scienza 2020?

Lo Euro Science Open Forum (Esof) è il più grande contesto interdisciplinare pan-europeo su scienza e società che si svolge in Europa. Ogni 2 anni viene scelta una città che viene chiamata capitale europea della scienza per quell’anno per ospitare questa enorme conferenza, non specialistica ma generalista e che richiama a confrontarsi da una parte ricercatori e scienziati e dall’altra imprenditori, amministratori pubblici, giornalisti, decisori politici e cittadini. Di fronte ai grandi temi del futuro della nostra società (come salute, energia, ambiente) bisogna parlarne in modo interdisciplinare e questo fa Esof. Ci saranno dei keynote speaker che parleranno di alcuni temi all’avanguardia della scienza e li renderanno accessibili agli altri attori della società. Trieste è stata scelta perché da un lato è una città con alta presenza di istituti scientifici, e ha una concentrazione di ricercatori tra le più alte al mondo, con una media di 37 ricercatori ogni 1000 abitanti. Alcuni di questi istituti sono di ricerca di base, tra cui l’Ictp. Dall’altro lato è stata scelta per la collocazione geografica: Trieste è ai margini dell’Italia ma al centro dell’Europa se consideriamo i Paesi dell’est. Fino al 2018 Esof si è svolto sempre in Europa occidentale: dal 2004 a oggi è stato a Stoccolma, Monaco, Barcellona, Torino, Dublino, Copenhagen, Manchester, Tolosa. Sia Euro Science, l’associazione che promuove il Forum, sia la Commissione europea, che è tra i grandi finanziatori, sentivano forte la necessità di coinvolgere nel dibattito scienza e società questi Paesi che nelle passate edizioni non avevano grande presenza. In questa edizione abbiamo aumentato dall’1% al 10% gli speaker che provengono da Paesi dell’est Europa, tra cui Polonia, Ungheria, Serbia. Per creare uno spazio europeo della ricerca è fondamentale che tutti i Paesi siano coinvolti in questo processo. Ci sono già strutture di ricerca in Est Europa molto importanti, come il centro laser (Extreme Light Infrastructure) di Măgurele, vicino Bucarest in Romania, che dispone di tecnologie estremamente avanzate, che è finanziato con fondi europei ed è gemellato ad altri istituti in Repubblica Ceca e Ungheria.


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Oltre alle conferenze dell’Esof, tutta la città di Trieste verrà coinvolta con un programma di eventi molto fitto che lei si è occupata di organizzare.

Le conferenze che ospiteranno ospiti di massimo rilievo saranno aperte al pubblico ma saranno in inglese. In epoca pre-CoVid ci si sarebbe aspettati dai 4000 ai 5000 partecipanti, ora ci si aspetta che un terzo dei partecipanti siano in presenza e il resto in remoto. Il festival Science in the city è la finestra del Forum sul resto del mondo, sulla città di Trieste in particolare, ma ci aspettiamo affluenza da tutto il Friuli Venezia Giulia e da tutto il Triveneto. Il festival sfrutta la presenza di Esof per portare la scienza e la tecnologia sul palcoscenico. Noi l’abbiamo chiamato Collisioni con l’idea di allargare il dialogo sulla scienza non solo a imprenditori e decisori politici, ma anche ad artisti e filosofi. Lo scopo è non solo di offrire spettacoli e science café in cui si parla di scienza, ma proprio far collidere, ibridare linguaggi, competenze e punti di vista diversi. Avremo diverse mostre di arte e scienza, ma anche molto teatro, porteremo in piazza monologhi di attori e ricercatori che hanno lavorato insieme sotto la guida di un’autrice teatrale. Tutte queste attività si terranno tenendo conto dei regolamenti di sicurezza del CoVid che saranno allora vigenti, evitando assembramenti. Molti eventi dal vivo non avranno tanti visitatori ma saranno disponibili in streaming a un pubblico ampio.

Come è stato ripensato il festival alla luce dell’emergenza epidemica?

A marzo avevamo già un programma chiuso con oltre 150 eventi e 30 mostre. Abbiamo ricontattato tutti i gruppi e le associazioni chiedendo se avessero preferito trasferire tutto in digitale o tenere un format ibrido in remoto e in presenza, dando la possibilità comunque di partire il 5 luglio. E il 5 luglio in effetti siamo partiti lo stesso, in digitale, con il festival del cinema shorTS, un festival di cortometraggi internazionale che esiste da tanti anni a Trieste e che quest’anno è passato interamente in digitale sulla piattaforma MyMovies. Quest’anno una sezione del concorso era dedicata a scienza e società, noi abbiamo preselezionato 8 corti finalisti e il 12 luglio abbiamo assegnato il primo premio a un’autrice tedesca. Il 3 settembre li proietteremo dal vivo.

Alcuni eventi in presenza purtroppo sono stati annullati, come ad esempio il Fab Lab croato. Erano previsti molti eventi dal vivo e in lingua originale, avevamo un’offerta plurilinguistica con eventi in sloveno, croato, tedesco, oltre che in inglese e italiano. Il multilinguismo ora ci sarà ma buona parte sarà in remoto. Ci sarà però un world science cafè in cui l’Ictp porterà i suoi ricercatori da tutto il mondo che lavorano a Trieste e che parleranno nella propria lingua madre.

Da qui a settembre sono in programma una serie di eventi?

Sì. Si può consultare il sito di Scienceinthecity2020 dove è online l’85% del programma. Il grosso degli eventi del festival sarà concentrato durante la conferenza Esof dal 2 al 6 settembre, ma già da fine agosto ce ne saranno molti. Alcuni ci sono già adesso, come una mostra aperta a Trieste e Gorizia che si chiama Cathedral effect.

A Trieste si sarebbe dovuta tenere a Trieste a luglio anche la Conferenza europea del giornalismo scientifico. Anche questa è stata spostata a settembre. Esof dialogherà con questo evento?

Assolutamente sì. Una componente dovrebbe essere l’incontro con i giornalisti scientifici dei balcani, con finanziamenti europei dedicati. Questo evento probabilmente si terrà in modalità ibrida, in presenza e in remoto.

Aspettative dal festival ibrido?

L’idea è che si generi l’opportunità per radicare a Trieste gli intrecci tra scienza e società che Esof può aiutare a generare. Si pensa ad esempio a un Istituto per la sostenibilità che promuova incontri con specialisti internazionali sui temi della sostenibilità. Credo anche che le collisioni che questo festival sta creando (ci sono più di 100 tra enti di ricerca e associazioni culturali) creino intrecci che rimarranno nel tempo. Sul tema di arte e scienza ad esempio stiamo lavorando con alcuni gruppi croati, serbi, rumeni e ungheresi. Non sappiamo esattamente cosa ma qualcosa di buono continuerà a esistere.

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