UNIVERSITÀ E SCUOLA

Atenei e assunzioni, la formula variabile dei ministri-alchimisti

Non si spengono le polemiche nel mondo universitario sull'assegnazione dei punti organico 2013 (il meccanismo per suddividere fra gli atenei il budget per le assunzioni). Le fortissime differenze nella distribuzione dei punti tra le diverse sedi hanno costretto il ministro Carrozza a un incontro per ascoltare i rettori delle università meridionali, in genere le più sfavorite dalla ripartizione da poco approvata. La graduatoria in base ai criteri del Miur ha prodotto, in effetti, uno squilibrio eclatante, con gli atenei più avvantaggiati che si sono visti attribuire un turn over del 150-200%, contro il 7% delle sedi più penalizzate.

Come mai quest'anno si è arrivati a una simile differenziazione? E, soprattutto, cosa bisogna aspettarsi per i prossimi anni? Anzitutto bisogna ricordare che per il mondo accademico, unico caso tra le amministrazioni pubbliche, il tetto del turn over stabilito per legge (20%) non viene applicato a ogni singola sede, ma vale solo per l'insieme delle università: è come se il personale di tutti gli atenei fosse considerato parte di un unico organico, il cui ricambio complessivo non può superare il tasso del 20%. Questo limite generale dunque non vale per ogni ateneo preso da solo: i criteri di merito stabiliti per legge possono determinare tassi di turn over diversissimi da sede ad sede (sempre facendo salva la media generale del 20% di ricambio massimo).

Una delle maggiori perplessità riguarda, come è noto, la formula alla base della ripartizione dei punti, un indicatore che tiene conto di diversi fattori e che è stato criticato da più parti. Senza scendere nel dettaglio, uno dei punti più discussi riguarda il computo delle tasse studentesche riscosse da ogni ateneo: il loro aumento comporta, di fatto, un indice più favorevole ai fini dell'assegnazione del budget per le assunzioni. Sembrerebbe quindi che il meccanismo rischi di incentivare un "innalzamento strategico" dei contributi. D'altra parte questo aspetto è fortemente contestato dalle università del sud, che notoriamente faticano a raggiungere i livelli di contribuzione degli altri atenei, a causa dei redditi medi inferiori delle famiglie e dell'alto numero di esenzioni.

Ma il cuore del problema, e il motivo dello squilibrio così marcato nella ripartizione delle risorse per le assunzioni, sta nel diverso metodo usato dai ministri Profumo e Carrozza nell'applicare la stessa normativa per il 2012 e il 2013. Pur partendo dalle medesime disposizioni (decreto legislativo 49/2012, art. 7), per il 2012 il ministro Profumo ha inserito, nel decreto applicativo, una clausola di salvaguardia che ha attenuato moltissimo la differenziazione dei punteggi. In particolare, Profumo ha stabilito che i punti organico che, secondo i criteri di legge, ogni ateneo avrebbe conseguito, non potevano in nessun caso oltrepassare il 50% dei punti derivanti dalle cessazioni del proprio personale nel 2011. Questa clausola ha fatto sì che, una volta applicati i criteri previsti, il tasso effettivo di turn over 2012 autorizzato in tutte le università sia andato da un minimo del 12 a un massimo del 30%. Gli stessi criteri, applicati dal ministro Carrozza senza clausola di salvaguardia, hanno prodotto quest'anno (come si diceva) tassi variabili tra il 7 e il 213%.

E per il 2014? La legge stabilisce che per l'anno prossimo il turn over complessivo degli atenei venga innalzato al 50%. Per evitare le sperequazioni del 2013, si parla dell'inserimento di una nuova, diversa clausola di salvaguardia: questa volta, dall'applicazione delle norme nessun ateneo potrebbe ottenere un tasso di turn over inferiore al 20%. Una tutela che, però, è solo apparente: secondo gli esperti, infatti, aumentando il tasso medio generale del turn over al 50% anche gli atenei più penalizzati vedranno automaticamente elevare fortemente il tasso minimo di turn over loro consentito. In compenso, gli atenei più favoriti (se non verranno applicati altri correttivi) continueranno a ottenere tassi stellari di assunzioni. La matematica creativa ministeriale potrà continuare, così, a inventarsi regole nuove.

Martino Periti

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