SCIENZA E RICERCA

Salute e ambiente: i dubbi e i moniti della Ue

Il principio di precauzione deve essere alla base di un maggiore controllo dei possibili danni ambientali e alla salute dell’uomo derivanti dall’introduzione di nuove tecnologie, farmaci o agenti chimici su larga scala. Si tratta del filo rosso del rapporto Late lessons from early warnings, pubblicato dall’agenzia europea per l’Ambiente (Eea). L’ente, dopo un’accurata analisi a posteriori di avvenimenti che hanno comportato gravi problemi di ordine sanitario, stila una sorta di raccomandazione affinché la scienza e la politica siano attori più attenti nei controlli da effettuare per evitare situazioni di pericolo. Soprattutto nei casi in cui esistano segnali precoci che indichino la necessità di intervenire per sventare sul nascere una possibile minaccia. 

I casi del passato sono noti: i gravi problemi di salute derivati dall’uso del piombo prima e del benzene poi nei carburanti, o i danni provocati dal fumo passivo nei non fumatori. Gli esempi servono per mettere in guardia la comunità sulla necessità di usare precauzioni nel caso di allarmi provenienti dall’uso non testato di nuove tecnologie, anche e soprattutto di fronte alle incertezze del mondo scientifico sui potenziali danni all’uomo o all’ambiente. Il rapporto è una via di mezzo tra un mea culpa dell’Unione europea e un’analisi di quanto fatto e non fatto in ambito scientifico per predisporre una rete di controlli adeguata e a prova di fallimento. 

Venendo agli eventi più recenti, l’Eea focalizza la sua attenzione su alcuni casi come quello del bisfenolo A (Bpa), una sostanza chimica utilizzata su larga scala e fondamentale per realizzare policarbonati. Il Bpa entrava nella catena degli oggetti di uso più comune come i contenitori per il cibo nei micro-onde, le bottiglie di plastica o i biberon per i bambini, prima di essere bandito per quest’ultimi dalla direttiva 2011/8 dell’Ue. Il bisfenolo era però nato come sostanza in grado di mimare le caratteristiche dell’estrogeno, l’ormone femminile, e molti studi hanno stabilito la sua pericolosità sul sistema endocrino dell’essere umano. Il suo utilizzo nei materiali destinati al contatto con gli alimenti ora è bloccato dal regolamento Ue 10/2011, ma per anni i possibili effetti nocivi del Bpa non sono stati presi in considerazione, anche se molti studi sull’argomento puntavano in questa direzione. L’identificazione del potenziale pericolo avvenne ben 20 anni fa, nel 1993, durante un esperimento che nulla aveva a che fare con il bisfenolo: un team di endocrinologi dell’università di Stanford scoprì infatti che una sostanza sconosciuta aveva contaminato un loro campione d’analisi. La sostanza, il Bpa, si era riversata sul campione a partire dalla plastica che lo conteneva. L’Eea si dice oggi sorpresa, nel suo rapporto, di come nessun governo o industria avesse fatto ricerche accurate sui rischi connessi al suo utilizzo su larga scala. Dopo tutto, il bando della sostanza in Ue è arrivato solo due anni fa e ora il Bpa viene utilizzato solo per le plastiche di classe 3 (recinzioni e contenitori non alimentari) e 7 (tra le altre cose, gli involucri dei cellulari)  e in alcuni barattoli di alluminio. 

Guardando a possibili pericoli attuali e tuttora non affrontati l’agenzia, nel rapporto, punta il dito sulla diffusione dei cellulari e sugli effetti che possono avere le onde elettromagnetiche sul cervello. Di recente, l’Oms ha inserito i campi elettromagnetici emessi dagli smartphone nella lista dei fattori che possono provocare il cancro. L’Eea ribadisce la necessità di prendere maggiori precauzioni, dopo aver riportato studi in cui si dimostra l’aumentato rischio di cancro al cervello nell’uso a lungo termine dell’apparecchio mobile. Tra le misure da prendere in considerazione l’uso degli auricolari e l’accortezza di spegnere il cellulare nelle ore notturne e di non tenerlo vicino alla testa. In aggiunta, si chiede di diminuire l’uso degli apparecchi in mano ai bambini, dato che i danni al cervello nella fase di crescita potrebbe essere maggiori. Anche qui, l’agenzia rimarca la necessità di trovare soluzioni e di investigare prima che i problemi diventino irreversibili, anche in presenza di studi scientifici discordanti. 

L’ammonimento non è casuale e mira a porre l’accento su come, spesso, la scienza sia stata manipolata dagli interessi delle lobby interessate a insabbiare determinate ricerche, perché lesive degli interessi economici in gioco. Il caso principe rimane quello delle industrie del tabacco che per anni, nel passato, hanno foraggiato studi “indipendenti” in grado di mettere in discussione il risultato delle ricerche sulla nocività del fumo presso la comunità scientifica, o hanno assoldato ricercatori affinché manipolassero dati di ricerche ufficiali sui danni derivanti dal fumo. Ma anche di recente si sono visti casi del genere: per tornare a un esempio precedente, alcune industrie coinvolte nella produzione del bisfenolo avevano chiesto aiuto al Weinberg Group, una società di consulenza specializzata nella gestione dei rapporti fra legislatori, media e corporation che - si legge nel rapporto Eea - “era stata attiva anche per l’industria del tabacco e chiamata ora per influenzare la classificazione della sostanza nelle tabelle”. L’agenzia europea pone poi l’attenzione sull’indipendenza dei consulenti scientifici, spesso a rischio e “Vulnerabile”, come si legge nel rapporto: “All’interno dell’Agenzia europea nove dei 21 membri della commissione per la verifica degli additivi del cibo hanno ammesso di essere stati in contatto con associazioni come Greenfacts o Ilsi, coinvolte nel supporto di industrie che producono anche il Bpa”. 

Le conclusioni dell’Eea sono chiare: “È necessario tutelare maggiormente gli scienziati che evidenziano gli iniziali segnali di pericolo nell’uso di un determinato prodotto”, e allo stesso tempo è necessario che gli enti deputati al controllo non siano in conflitto d’interessi con ciò che devono verificare. Come è invece accaduto per il morbo della mucca pazza (BSE) in Inghilterra, dove il ministero dell’Agricoltura aveva allo stesso tempo il mandato di promuovere e salvaguardare l’economia del sistema d’allevamento britannico e quello di proteggere la salute pubblica. 

I casi borderline, in cui il lavoro degli scienziati rischia di essere vanificato da pressioni più o meno illecite, sono molti ma restano un monito per fare in modo che la ricerca mantenga il suo ruolo di sentinella, soprattutto di fronte a problemi emergenti che potrebbero essere gestiti per tempo prima di diventare un’emergenza.

Mattia Sopelsa

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